Milano, il PCI riscopre i tazebao sessantottini

Milano, appuntamento il 25 settembre dalle 18:00 alle 20:00 all’Anfiteatro Martesanacon i testi di Franco Vivacqua

Giustizia sociale, difesa del lavoro, libertà individuale e uguaglianza. Sentimenti e aspirazioni che possiamo trovare condensati nei “Manifesti di Amore e di rabbia”, un raccolta di testi di Francesco Vivacqua (che all’epoca si faceva chiamare Franco) del 1972 “riscoperto” ora da un gruppo di giovani comunisti che ne ha compreso l’attualità a distanza di tanti anni. Per chi volesse immergersi inquesta atmosfera più che mai attuale e incontrare l’autore l’appuntamento è il 25 settembre dalle18:00 fino alle 20:00 all’Anfiteatro Martesana in via Agordat (Parco Martiri della Libertà Iracheni Vittime del Terrorismo) di Milano. Vivacqua, all’interno di una manifestazione organizzata dal PCI, terrà una lectio magistralis sul Manifesto di Marx a sostegno della sua tesi che il “comunismo fa bene anche al capitale e alla finanza”. Ciò che mi sorprende, rileggendomi, e posso candidamente confessare che non ne avevo più una copia in biblioteca, è che sono ancora attuali che, cambiando il modello espressivo, i problemi ci sono ancora e le opportunità non si sono realizzate se non in minima parte”, dichiara Vivacqua parlando della riscoperta del suo testo, che anche nel formato si inseriva pienamente nellostile dell’epoca della contestazione giovanili.

Un maxi formato quadrato che ben si prestava ad essere utilizzato come tazebao di contestazione e protesta civile. Di quelli, per i più giovani, che venivano appesi nelle aule, sui muri delle fabbriche e dei cortili per gradire la propria rabbia o sul letto di una coppia che amava il romanticismo del sesso. Una rabbia civile e di contestazione. Non a caso la scrittura e la sua elaborazione risentono fortemente dei temi sociali del ’72, temi tragici legati allo sfruttamento dei lavoratori, e delle donna e, in definitiva, a una visione parossistica del danaro come mezzo per esprimere potere, autorità e libertà di calpestare la dignità della persona. “Per l’epoca, erano gli anni ’70, erano parole coraggiose, dissacranti e di denunce, all’epoca, ne ho ricevute centinaia, finite poi nel nulla per scelte di magistrati coraggiosi. Ma non ho mai partecipato alle rivolte studentesche che in quegli anni erano all’ordine del giorno e nemmeno ai dibattiti sulle mie opere, perché ritenevo che buona parte di quelle rivolte, almeno in Italia, erano organizzate dai figli di papà”, sottolinea l’autore non senza una punta di dispiacere: “Quando sono stato in Francia e Germania invece, per parlare di questa unica opera di un dilettante della poesia, sono andato nelle università e nelle piazze, ma ho rifiutato la richiesta di pubblicare massicciamente il libro perché ritenevo che tutti dovessero essere liberi di fotocopiare ed attaccarsi in casa, in fabbrica in ufficio o in bagno i miei testi”.

Vivacqua negli anni ha intrapreso attività professionali di successo in campo economico e sociale, ma senza mai abbandonare l’amore per la cultura come strumento di “elevazione e competizione”. Non a caso è presidente dell’Organizzazione no-profit Cultura & Solidarietà, che da molti anni porta avanti progetti legati ai giovani, alle scuole e a chi si batte ogni giorno per dare il proprio contributo alla collettività e che ha istituito la “Stella al Merito Sociale” un riconoscimento, oggi, tra istituzioni, imprenditori e persone comuni. E se nel ’72 l’autore dichiarava di non credere alla poesia e che le parole dovevano cercare launiversalità con mezzi che non fossero un libro, oggi quei brevi componimenti tornano attuali non solo per i contenuti, ma anche per la forma, simili come sono a dei brevi tweet, che ci costringono in poche parole a esprimere quello che dobbiamo dire.

Riflessione su “La scuola cattolica” di E. Albinati

di Ruggero Flora – ilcomunista.it

immagine tratta dal film “La scuola cattolica” – regia di Stefano Mordini

L’ho acquistato nel 2016, ma sino a ieri l’ho lasciato lì, tra i libri da leggere. Il motivo? le sue dimensioni. Quasi 1.300 pagine per Kg 1,5 : un bel malloppo! E poiché la mia coperta di Linus è andare in giro con almeno i due libri che sto leggendo in quel periodo, capite bene che volumi di quelle dimensioni non sono proprio i più adatti. Ma alla fine ho deciso di iniziare a leggerlo.

Sto parlando de “La scuola cattolica”, romanzo di Edoardo Albinati. Sono solo a pagina 88, quasi all’inizio, dunque. Credo di poterne consigliare la lettura, perché c’è un tentativo serio di approfondire cosa significhi, nel ventesimo secolo, in Occidente, essere maschio. Serve ai maschi, poco abituati come siamo a misurarci con la nostra complessità e soprattutto con le nostre debolezze. Molti maschi si ritrarranno, credo, sdegnati e si rinchiuderanno nella loro, seppur scomoda, usuale immagine di se stessi.

Serve alle femmine per comprendere quei lati del proprio compagno o degli amici che loro nascondono soprattutto a se stessi. Qualche femminista invasata si ritrarrà, credo, preferendo rinchiudersi nelle proprie rassicuranti certezze. E’ il bello, in fondo, della diversità. Io ho avuto un’adolescenza molto diversa rispetto all’autore e ai suoi personaggi. Non ho frequentato la scuola in un collegio e non sono stato educato da religiosi, sono cresciuto circondato da donne (mia madre, le mie sorelle e le loro amiche). Amici maschi pochi, per non dire nessuno, perché ero un ragazzo un po’ strano. “E’ tutta colpa del fatto che, quando sei nato, bombardavano”, mi diceva spesso mia madre, che si era inventata la storia che sono nato bluastro e con il cordone ombelicale attorno al collo, perché non volevo uscire dal suo ventre. “E avevi ragione”, soggiungeva, “avevi capito che il mondo è brutto e duro. Con la guerra poi…”, Qualsiasi ne fosse la ragione, ero un ragazzo strano.

Allora non c’erano gli psicologi dell’infanzia e gli insegnanti di sostegno: se ci fossero stati, i primi mi avrebbero catalogato, probabilmente, come uno nello spettro autistico , lieve ma dentro lì e i secondi mi avrebbero coccolato nella mia fragilità o avrebbero cercato di farmi uscire da quella. Allora, ai miei tempi, se eri strano, guardavano con compatimento i tuoi parenti a a te ti trattavano come quelli strani, un idiota insomma e io lo ero, un po’ come il principe Minsky di Dostoevskij, ma loro davano alla parola un senso diverso. Allora io mi ero rinchiuso, me ne stavo da solo e leggevo, leggevo.

I maschi – e quindi anche me stesso – li ho conosciuti nei quindici mesi di vita militare, che ho fatto nonostante fossi monorene dalla nascita, e più avanti nei due anni da precettore in un collegio maschile e allora ho potuto vederne la fragilità, le mille contraddizioni e i modi spesso assurdi di tenerle nascoste e in parte superarle. Perché il maschio ha l’obbligo di apparire forte, anche se non lo è – e pochi lo sono davvero. Chi non ce la fa, diventa spesso il carnefice di se stesso o di altri più deboli di lui, oppure si chiude in una sua bolla particolare, quando gli è possibile s’intende. E in quasi tutti c’è la paura di quello strano essere, desiderabile e incomprensibile, forse desiderabile perché incomprensibile, che va sotto il nome di donna.

Non so come si svilupperà il romanzo, né quale sarà il mio giudizio finale, ma queste 88 pagine forniscono davvero un interessante chiave di lettura, utile in un momento in cui il maschio sta attraversando, e spesso in modo tragico, una grave crisi di identità.

Che cos’è la libertà?

da https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/saggi/495-che-cos-e-la-liberta-il-covid-19-e-la-difesa-del-diritto-alla-vita

di Emiliano Alessandroni.

  1. Il Covid-19 e la difesa del diritto alla vita

La retorica della libertà ai tempi del Covid 19«Libertà! Libertà! Libertà!». È con questo grido, ripetuto e cadenzato da un veemente battito di mani e da un ritmico rumore di colpi sul tavolo, che in Italia, nell’ottobre 2020, novanta clienti di un ristorante di Pesaro, hanno difeso la decisione del suo proprietario Umberto Carriera, di violare le misure anti-Covid imposte dallo Stato e di mantenere aperto il proprio locale.

«Ci stanno prendendo in giro», ha affermato il titolare del ristorante e già proprietario di sei esercizi commerciali, non molto prima di incontrare il leader della Lega Matteo Salvini: «il virus è un cazzo di virus come gli altri…qualunque decisione verrà presa dal governo d’ora in poi, i miei ristoranti non chiuderanno più»(1).

Allo stato attuale, questo «virus come gli altri», ha ucciso, soltanto in Italia, circa 130.000 persone.

Ma non sembra essere una questione quantitativa: basso o alto che sia il numero delle vittime, 10mila o 1 milione, la convivenza con la morte sembra essere un prezzo che si dovrebbe essere disposti a pagare per difendere qualcosa di così elevato e prezioso come la libertà. Questo almeno il senso delle parole pronunciate dal Premier britannico Boris Johnson: «Da noi vi sono più contagi che in Italia perché amiamo la libertà»(2). Come dire, l’attaccamento alla libertà è presso gli inglesi così forte che essi non la deturperebbero mai, a nessun costo, con misure restrittive e lockdown di qualunque genere. Eppure quando questo costo ha cominciato a salire vertiginosamente e le masse di cadaveri a costipare gli obitori, sono stati proprio gli inglesi a chiedere al Premier Johnson qualche deturpazione di quella libertà che egli aveva tanto sbandierato (3).

Sulla stessa linea si era collocato negli Usa il Presidente Donald Trump. Inveendo contro i governatori che nei singoli Stati imponevano misure restrittive, egli ha affermato immediatamente che, qualunque cosa fosse successo, avrebbe difeso fino all’ultimo la democrazia: così ben presto lo vediamo schierarsi apertamente a fianco di tutti i manifestanti che hanno cominciato a sfilare per le strade americane per protestare contro il lockdown (siamo nel maggio 2020): «il grande popolo» americano «vuole la libertà», ha affermato celebrando e incitando le dimostrazioni(4). In quel momento, tuttavia, a New York montagne di cadaveri venivano gettate nelle fosse comuni poiché i cimiteri erano ormai così saturi di feretri da scoppiare(5).

Eppure a novembre dello stesso anno il capo della Casa Bianca e sedicente paladino della libertà ribadisce ancora una volta i propri principi: «Questa amministrazione non varerà mai alcun lockdown, in nessuna circostanza»(6).

Dopo alcuni mesi gli Usa hanno visto oltrepassare la soglia delle 500 mila vittime, raggiungendo in poco tempo circa 615.000 decessi: si tratta, come è stato ricordato, di un numero di morti, nella storia degli Usa, più alto di quello della «Prima, della Seconda Guerra Mondiale, della Guerra del Vietnam, dell’11 Settembre, della guerra in Afghanistan e della guerra in Iraq, messe assieme»(7). Ma in questa sua «lotta per la libertà», che diventa sempre più lotta contro le misure anti-pandemiche, il Presidente americano non è solo. Nel maggio 2021, in Brasile, il Presidente Bolsonaro fa ricorso addirittura all’esercito: e non già, come in molti Stati europei o come in Cina, per fare rispettare il lockdown, ma al contrario, per impedirlo. Battendosi contro il confinamento sociale decretato dai governatori per prevenire la diffusione del coronavirus, Bolsonaro anticipa con queste parole l’invio delle forze armate: «Io non ho ordinato di chiudere nulla, il mio esercito scenderà in piazza per mantenere la vostra libertà!»(8).

Anche il Paese sudamericano, che viaggiava ai ritmi di circa 4.000 morti al giorno, ha superato, come gli Stati Uniti, il mezzo milione di vittime, al punto che l’ex Presidente Lula ha indicato apertamente Bolsonaro come il «responsabile del più grande genocidio nella storia del Brasile»(9).

Ma che cos’è quella libertà che sembra stare tanto a cuore, prima ancora che ai No-Vax, ai No-Mask e ai No-Pass, a coloro che, come Bolsonaro, si sono battuti con tutte le proprie forze contro il lockdown e le misure di distanziamento sociale? Su questo aspetto lo stesso Presidente del Brasile può aiutare a fare chiarezza: «Paralizzare l’economia a causa di 5.000 o 7.000 persone che moriranno per la febbre Covid-19 non è realista», aveva affermato nel marzo 2020(10). È evidente chela libertà che sta in primo luogo a cuore al leader dell’estrema destra brasiliana è la libertà del potere economico. Ed è proprio su questa priorità assegnata alla “libertà economica” rispetto al “diritto del bisogno estremo” (direbbe Hegel), ossia alla libertà dall’elevato pericolo di morte, che si sono fondate le sue scelte politiche e la sua gestione della pandemia.


Riporta alla mente, la situazione appena descritta, le parole che l’autore della “Fenomenologia dello Spirito” aveva pronunciato nelle sue “Lezioni sulla filosofia della storia”: «quando si evoca la parola libertà», rammentava il filosofo tedesco, «bisogna sempre fare attenzione che non siano invero interessi privati quelli di cui si sta parlando»(11).

Eppure questa sovrapposizione fra la parola “libertà” e l’“interesse privato”, sembra ripresentarsi continuamente nel corso della storia e sembra essersi ripresentata, con ulteriore frequenza, anche nel corso di questa pandemia. Ancora «Libertà! Libertà», hanno gridato in Italia i manifestanti contrari al Green Pass, con una parte della filosofia che gli faceva eco: «se si reprimono le libertà individuali per decreto ad essere in pericolo è la democrazia», ha affermato Giorgio Agamben in riferimento alla “Certificazione verde Covid-19”(12). E Massimo Cacciari su La Stampa: «Viviamo da oltre un ventennio in uno stato di eccezione che, di volta in volta, con motivazioni diverse, che possono apparire anche ciascuna fondata e ragionevole, condiziona, indebolisce, limita libertà»(13).

Ma alcune domande a questo punto si impongono: quando le sacrosante libertà individuali, difese da capi di Stato, proprietari, uomini del popolo e filosofi, sono realmente libere? E che cosa significa esattamente libertà? Si può fare coincidere questo termine con una generica “assenza divincoli”? Per sciogliere questi nodi, mi sembra che, ben più che Agamben o Cacciari, sia più di tuttila lezione di Hegel a poterci venire in soccorso. Che cos’è allora per Hegel la libertà?

  1. La lezione di Hegel e la libertà come assenza di vincoli

Intanto vale la pena cercare di capire che cosa essa, a suo giudizio, assolutamente non è (per quanto molto spesso e in modo del tutto erroneo possa esserlo per noi): libertà, per Hegel, non è assolutamente il “fare ciò che si vuole”.

È questa infatti una visione meramente formalistica della libertà, quasi che a tale concetto non competa alcun contenuto specifico o che il contenuto specifico che di volta in volta questa presunta forma vuota assume sia irrilevante. Così “libertà” può essere ogni contenuto di volontà: chi vuole il Green Pass, chi non lo vuole, chi vuole curare i malati negli ospedali con i riti magici, chi vuole che non lo faccia, chi vuole uccidere i cinesi, chi vuole sparare ai gommoni, libertà potrebbe essere a questo punto tutto…e quindi nulla.

Questo punto va allora intanto tenuto ben fermo: la libertà per Hegel non è l’arbitrio, la libertà non è assolutamente il “fare ciò che si vuole”.

Ecco quanto scriveva nei “Lineamenti di filosofia del diritto”: La rappresentazione più comune che si ha della Libertà è quella dell’arbitrio…Quando si sente dire che la Libertà in generale consisterebbe nel ‘poter fare ciò che si vuole’, una tale rappresentazione può essere presa soltanto per mancanza di educazione del pensiero; in essa non si trova ancora nessun sentore di cosa sia la volontà libera in sé e per sé, il diritto, l’eticità, ecc. […]

L’arbitrio invece di essere la volontà nella sua Veritá, è piuttosto la volontà come contraddizione […] L’arbitrio quando si pretende esso sia la Libertà, può senz’altro definirsi illusione(14).

E nell’“Estetica”: Il soggetto, in quanto prigioniero dei singoli, limitati e meschini interessi del suo desiderio, né è libero in sé stesso, giacché non si determina secondo l’universalità e razionalità essenziali del suo volere, né è libero in rapporto al mondo esterno, poiché il desiderio essenzialmente rimane determinato dalle cose e riferito ad esse(15).

3. La libertà di ognuno finisce dove inizia quella dell’altro?

Si tenga presente che una simile visione formalistica affligge, secondo Hegel, anche quel concetto di libertà già riscontrabile in pensatori come Rousseau, Kant e Fichte e che è penetrato in maniera capillare nel senso comune odierno dopo la celebre formulazione di Martin Luther King: «La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri»


Scrive criticamente Hegel nei “Lineamenti”:

Tale definizione implica il punto di vista, diffuso soprattutto dopo Rousseau, secondo cui la base sostanziale e il termine primo del diritto [ovvero della libertà ndr] dev’essere la volontà, ma non la volontà come essente-in-sé-e-per-sé, come razionale, dev’essere lo spirito, ma non come spirito vero, bensì come individuo particolare, come volontà del singolo nel suo arbitrio peculiare.

Secondo questo principio…non c’è dubbio che il Razionale possa risultare solo come limitante, e certo esso viene inteso non come Razionale immanente, ma semplicemente come un universale esterno, formale(16).

È evidente che per Hegel la libertà non è né l’arbitrio (ovvero il “fare ciò che si vuole”) né la mediazione degli arbitri (ovvero la mediazione dei diversi “fare ciò che si vuole”). Per Hegel la libertà è un contenuto che si intona con la razionalità del mondo e l’interesse universale. Libero può definirsi allora quell’individuo che viene posto nelle condizioni di desiderare per sé ciò il cui conseguimento costituisce al tempo stesso un’acquisizione universale. E non è tutto: non è infatti sufficiente la convergenza fra il desiderio particolare e l’interesse universale, è necessario che tale convergenza si riempia di coscienza, di sapere, che i singoli uomini diventino cioè consci della coincidenza di contenuto fra il loro desiderio soggettivo e il bene del genere umano.

Quando la libertà non si carichi di un contenuto che abbia valore universale, per Hegel non è libertà, ma arbitrio, interesse particolaristico che parla in nome della libertà ma che della libertà possiede e diffonde soltanto l’illusione.

Nella Prefazione ai “Lineamenti” il celebre filosofo riportava alcuni versi del Faust di Goethe, quella monumentale opera che mette in mostra lo scontro fra Faust e Mefistofele, ovvero fra l’umanità e i suoi istinti più bassi e primordiali:

«Disprezza pure intelletto e scienza

talenti supremi dell’uomo

così ti sei dato al diavolo

e dovrai affondare».


Spero che questa lezione hegeliana possa aiutare tutti noi a orientarci meglio nelle dispute di questi giorni (o meglio di questi mesi) che tirano così tanto in ballo la parola “libertà” al punto da averla trasformata, direbbe Laclau, in un “significante vuoto”. Forse anche grazie a Hegel avremo presto o tardi la possibilità, questo significante, di riempirlo nuovamente di contenuto; nonostante tutti gli Agamben e i Cacciari del caso, che continuano implicitamente a postulare la libertà come mera assenza di vincoli, come un vuoto sarcofago dentro il quale sembrerebbe pacifico immettere qualunque contenuto di volontà.

4.La libertà ai tempi del Covid-19 fra socialismo e capitalismo

Se, dunque, siamo d’accordo con Hegel nel pensare la libertà non già come una vuota forma ma come un contenuto dal valore universale, non possiamo allora fare a meno di riscontrare come nel corso della pandemia da Covid-19, fra i vecchi sistemi a conduzione capitalistica (vedi in primo luogo Stati Uniti ed Europa) e gli esperimenti sociali a orientamento socialista (vedi Cuba, Cina e Vietnam) – per quanto questo possa sembrare un paradosso agli occhi di quel suprematismo occidentale che identifica “Occidente” e “democrazia” ed è abituato concepire la “libertà” unicamente come “libertà dell’Occidente” e mai come “libertà dall’Occidente” – siano stati i secondi ad avere difeso ben più dei primi il valore dell’universalismo e la causa della libertà. Nei primi infatti la libertà del potere economico (la libertà particolaristica) ha inficiato la libertà di esistenza e il diritto alla vita (la libertà universalistica), ben più che nei secondi.

Questo può essere constatato non soltanto dal punto di vista delle scienze matematiche(confrontando cioè il numero dei decessi fra gli uni e gli altri, ovvero l’impegno e la capacità con cui rispettivamente hanno difeso il diritto alla vita all’interno del proprio dominio), ma anche dal punto di vista dello spirito generale e dei comportamenti via via assunti su scala planetaria. Fin dal primo momento la Repubblica Popolare Cinese ha esortato tutti i paesi del mondo a mettere da partegli asti politici, a cooperare, a coordinarsi tutti insieme nella lotta contro il Covid-19: «L’epidemia ci mostra chiaramente che il virus non conosce confini nazionali, non distingue tra Nord, Sud, Est o Ovest. Nessun Paese può affrontarlo da solo, soltanto unendo le forze è possibile vincere questa sfida»(17), ha affermato ad esempio l’ambasciatore cinese in Italia. Così ben presto alle parole sono seguiti i fatti: soltanto alla nostra penisola la Repubblica Popolare ha inviato «31 tonnellate di materiali, tra cui equipaggi per macchinari respiratori, tute, mascherine….alcune medicine anti virus insieme a sangue e plasma»(18). Nelle Marche, in provincia di Ancona, la Cina ha realizzato un ospedale da campo con 50 medici, 80 infermieri e 30 tecnici tutti provenienti da Wuhan, pronti a rischiare la vita, in un momento in cui di vaccini non v’era neppure l’ombra, pur di portare il proprio bagaglio di esperienze e aiutare l’Italia a prendersi cura dei malati di Covid(19). Numerose task force sanitarie sono state d’altro canto inviate da Pechino nel nostro paese per sostenerci in un momento di grande difficoltà(20). La prima di queste (mentre il governo italiano mostrava tutta la propria debolezza nei confronti di Confidustria e del potere economico, permettendo alle fabbriche e ai centri di produzione di rimanere aperti nonostante gli scioperi e le proteste operaie(21), ha mostrato forte preoccupazione per il lassismo mostrato dalla nostra dirigenza politica di fronte a una simile emergenza: «Dovete fare di più per contrastare la diffusione dell’epidemia. In Lombardia le misure prese non sono abbastanza rigide: bisogna fermare le attività economiche e la mobilità», ha affermato la Croce rossa cinese in Italia; «per strada ci sono ancora troppe persone», hanno ammonito a Roma un docente cinese di medicina polmonare e il vicedirettore dell’Istituto Nazionale delle malattie parassitarie; purtroppo «non vi sono altre misure», ha affermato in maniera perentoria Qiu Yunqing (infettivologo cinese al vertice della delegazione dei tredici esperti che ha visitato gli ospedali del nord Italia), è necessario un «distanziamento sociale “rigido” con tutte le serrande abbassate: fabbriche, uffici, negozi. Tutto chiuso»(22).

Sarebbe sciocco e malizioso, una sorta di atteggiamento da “Yellow Peril” o da “Protocolli dei savi di Mao Zedong”, ritenere che dietro questi suggerimenti vi fosse un perfido desiderio cinese di attentare alla libertà della popolazione italiana anziché una chiara volontà di difenderla.

Anche il Vietnam, dal canto suo, non ha fatto mancare il proprio spirito collaborativo e solidaristico, spedendo a Malpensa un carico di oltre tre tonnellate di materiale ospedaliero(23). E persino la piccola Cuba ha inviato i propri medici e infermieri esperti in malattie infettive, poi candidati al Nobel perla Pace, con l’obbiettivo di portare il proprio contributo(24).

Nessuno di questi paesi si è sognato anche soltanto lontanamente di sferrare un attacco economico, a colpi di embarghi e sanzioni, contro un qualunque Stato occidentale o orientale. Come si è comportato invece, da questo punto di vista, il mondo capitalistico? Nel marzo 2021l’Italia, insieme a Gran Bretagna, Francia e Olanda, esprime a Vienna, presso il Consiglio dei diritti umani dell’Onu, il proprio voto contrario a una risoluzione di condanna degli embarghi unilaterali(25).

Gli Stati Uniti, da parte loro, dopo oltre 60 anni di blocco commerciale e di vere e proprie attività terroristiche contro Cuba(26), intensificano sotto l’amministrazione Trump la guerra economica ai danni dell’isola, varando ben 243 misure coercitive, poi confermate e incrementate dal Presidente Biden(27) nonostante la già espressa condanna dell’Onu(28).

Il 4 giugno 2020, Steve Bannon, uomo dell’estrema destra americana ed ex-capo stratega della Casa Bianca, fonda a New York, assieme a Guo Wengui, miliardario e dissidente cinese già accusato di corruzione, il “New Federal State of China”, organizzazione che si propone in modo esplicito l’obbiettivo di rovesciare il PCC e il governo di Pechino. Il Presidente Trump, dal canto suo, vara sanzioni contro la Cina(29), anche queste, come quelle contro Cuba, incrementate e inasprite dall’amministrazione Biden(30). Questa continuità in politica estera fra i due presidenti americani si è manifestata anche nel modo in cui entrambi hanno alimentato, senza alcuna prova concreta e in assoluto spregio alle dimostrazioni dei più autorevoli studi scientifici(31), le tesi complottiste sull’origine artificiale del Covid-19 (32).


Nel frattempo la Repubblica Popolare Cinese, non soltanto ha difeso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dagli attacchi dell’amministrazione Trump, che aveva già preparato l’uscita degli Usa e l’interruzione dei finanziamenti, ma anche dai recenti conflitti che, in merito alla gestione delle vaccinazioni, sono sorti fra questa e il blocco degli Stati capitalistici occidentali. A tal proposito va ricordato che la Cina ha sostenuto assiduamente, insieme a Cuba e al Vietnam, la proposta avanzata da India e Sudafrica al WTO, di sospendere i brevetti sui vaccini così da consentire al Terzo Mondo quelle coperture di massa che altrimenti questo, data la sua condizione di penuria economica, non sarebbe riuscito a garantirsi. La vita però sembra ancora una volta, per gli Stati/nazione a conduzione capitalistica, non valere tanto quanto i profitti delle grandi aziende farmaceutiche a cui essi hanno destinato i propri fondi pubblici per lo sviluppo dei vaccini: così con il voto contrario di Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi dell’Unione Europea, la proposta di India e Sudafrica viene respinta. “Senza pagamenti nessuna vaccinazione”: nonostante alcune dichiarazioni estemporanee del Presidente Biden, che soltanto verbalmente ha mostrato ripensamenti, questa è rimasta la decisione immutata dell’Occidente capitalistico. Ed è su questo punto che è sorto un nuovo scontro con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quest’ultima ha infatti ritenuto che per combattere in maniera più adeguata la diffusione del Covid-19 ed evitare un proliferare di varianti che renderanno via via meno efficaci gli stessi vaccini finora sviluppati, sia più importante garantire a tutto il pianeta almeno la copertura di una prima dose che a pochi paesi quella della terza. Accettata da tutto il mondo economicamente arretrato e dagli Stati a orientamento socialista, questa raccomandazione dell’Oms è stata invece bruscamente respinta dagli Stati occidentali a conduzione capitalistica, per i quali sembra più importante garantire la terza dose agli Übermenschen del blocco euroatlantico, che la prima agli Untermenschen degli Stati sottosviluppati(33). La Repubblica Popolare Cinese, invece, oltre ad aver sostenuto assiduamente la richiesta di India e Sudafrica relativa alla sospensione dei brevetti sui vaccini, oltre ad avere già da sola vaccinato più di un quinto della popolazione mondiale(34) e limitato i contagi attraverso controlli sanitari rigorosi e l’introduzione del passaporto vaccinale(35), oltre ad avere già offerto il proprio contributo in termini di medici, vaccini e materiale ospedaliero ai paesi in difficoltà, dopo avere già offerto 110 milioni di dosi al programma Covax (un’operazione lanciata dalle Nazioni Unite per facilitare l’acquisizione di vaccini ai paesi più poveri), si è impegnata a donare ben 2 miliardi di fiale al resto del mondo entro la fine del 2021e 100 milioni di dollari al programma succitato. La Cina, ha affermato il Presidente Xi Jinping, «continuerà a fare tutto il possibile per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare fronte alla pandemia» e seguiterà a impegnarsi per «rafforzare la cooperazione internazionale sui vaccini e favorirne la distribuzione»(36).

Certo, fra i paesi che fanno capo al blocco euroatlantico va annoverato anche il caso di Israele, che ha avuto un numero relativamente basso di decessi e che ha garantito il “diritto alla vita” alla propria popolazione attraverso una vaccinazione di massa tempestiva. Ma un tale diritto, questo Stato, ha saputo pensarlo in termini realmente universali? Dopo aver ricevuto una pioggia di critiche per aver fatto mancare il sostegno alle popolazioni dei territori occupati, Israele ha stretto un accordo con l’Autorità nazionale palestinese (Anp) per la fornitura di 1,2 milioni di dosi Pfizer. Quest’ultima, però, è stata ben presto costretta a cancellare l’accordo e a restituire le dosi, non appena si è accorta che Israele le aveva fatto pervenire carichi di fiale con una data di scadenza imminente. Insomma, mentre il governo di Tel Aviv aveva già effettuato sulla propria popolazione il 60% delle vaccinazioni, i palestinesi, con gli ospedali già saturi di malati, restavano ancora sotto l’1%(37), e si trovavano di fronte alla tragica possibilità di scegliere fra il morire (direttamente o indirettamente) di Covid-19 o inocularsi nelle vene dei farmaci scaduti(38). Ancora una volta è stata la Repubblica Popolare Cinese a giungere in soccorso, garantendo al popolo palestinese 200.000 dosi di vaccini e un milione di dollari in contanti da spendere in aiuti sanitari(39).

Al termine di questo quadro, possiamo giungere a una conclusione: fra 1) i paesi capitalistici guidati da governi liberalconservatori; 2) quel mondo dei No-Vax, No-Mask, No-Pass e No-lockdown che, pur nelle proprie differenze interne, ne ha in qualche modo legittimato le scelte; 3) i paesi capitalistici guidati da governi liberaldemocratici (anch’essi troppo subalterni ai grandi poteri economici e incapaci di pensare la libertà sostanziale e il diritto alla vita in termini autenticamente universali) e 4) i paesi a orientamento socialista guidati da partiti comunisti (Cuba, Cina e Vietnam in primo luogo), sono questi ultimi che, pur con le loro contraddizioni, hanno manifestato una maggiore propensione universalistica, un maggiore spirito cooperativo e una più profonda inclinazione a difendere la libertà su scala planetaria. Sono d’altro canto gli stessi soggetti politici che hanno mostrato come quest’ultimo termine, “libertà”, non possa essere svincolato da un contenuto di valore universale, da quelle “lotte di classe” e quelle “lotte per il riconoscimento” (di marxiana ed hegeliana memoria), che proprio di un universalismo sempre più concreto vogliono essere il veicolo. Dovremmo ricordarcene tutte le volte che in un discorso sentiremo impiegata la parola “libertà” come un significante vuoto, come un vessillo retorico con cui adornare e adombrare il perseguimento di meri interessi particolari.

1 D. Falcioni, Pesaro, ristorante aperto nonostante il Dpcm. Il titolare: “Non chiudo, dovranno arrestarmi”, Fanpage,26-10-2020.

2 Covid, Johnson: “Più contagi dell’Italia perché amiamo la libertà”, Adnkronos, 23-09-2020.

3 T. Di Giovannandrea, Londra, epidemiologi britannici contro le decisioni di Boris Johnson, RaiNews, 14-03-2020.

4 Nonostante la ‘strage’ Trump attacca ancora il lockdown: “I democratici lo usano per scopi politici” , Globalist, 11-05-2020.
5 Cfr. Coronavirus, immagini shock dagli Usa: fosse comuni a New York, TgCom24, 10-04-2020.

6 Coronavirus, Trump: «Questa amministrazione non varerà mai un lockdown», Corriere della Sera, 14-11-2020.

7 Covid. Allarme Usa, studio CDC: la variante Delta più pericolosa, si diffonde come la varicella, RaiNews, 30-07-2021.

8 Covid: Bolsonaro, mio esercito pronto a difendere la libertà, ANSA, 14-05-2021.

9 “Covid, Bolsonaro responsabile del più grande genocidio nella storia del Brasile”: l’attacco di Lula, Il FattoQuotidiano, 26-03-2021.

10 U. Mazzantini, Bolsonaro: «I veri uomini non prendono il coronavirus». L’opposizione: «Il Brasile non può esseredistrutto da Bolsonaro», Greenreport, 31-03-2020
11 Hegel, Vorlesungen über die Philosophie der Weltgeschichte, trad. it., Lezioni sulla filosofia della storia, a cura diGiovanni Bonacina e Livio Sichirollo, Laterza, Bari 2003, p. 350.

12 G. Agamben, “Non discutiamo le vaccinazioni ma l’uso politico del Green Pass”, La Stampa, 30-07-2021.

13 M. Cacciari, Ecco perché dico no al Green Pass e alla logica del sorvegliare e punire, La Stampa, 28-07-2021.
14 Hegel, Grundlinien, W 7, 65 § 15, tr. it. p. 103.

15 Hegel, Vorlesungen über die Ästhetik, W 13, 58, tr. it., Estetica, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 46.

16 Hegel, Grundlinien, W 7, 79-80 § 29, tr. it., p. 117.
17 M.G. Napolitano, Ambasciatore cinese: “Gli aiuti? Siamo amici, vogliamo salvare vite”, Adnkronos, 05-04-2020.

18 Coronavirus, l’aiuto cinese all’Italia: “Materiale, esperti e i risultati del lavoro di migliaia di medici”, La Stampa,13-03-2020.

19 Un ospedale e medici cinesi a Ancona, ANSA, 25-03-2020.

20 Coronavirus, la Cina invia in Italia il terzo team di medici, RaiNews, 25-03-2020.

21 Emergenza coronavirus, la rabbia nelle fabbriche aperte. Scioperi spontanei: “Non siamo carne da macello”, LaRepubblica, 12-03-2020.

22 Coronavirus, l’infettivologo cinese: “Per fermare il contagio bisogna chiudere tutto. Servono più tutele per i vostri medici”, Il Fatto Quotidiano, 30-03-2020.
23 COVID-19: Arrivato carico di aiuti sanitari dal Vietnam, Ministero degli Affari Esteri e della CooperazioneInternazionale, 17-04-2020 https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/approfondimenti/covid-19-arrivato-scarico-di-aiuti-sanitari-dal-vietnam.html.

24 Coronavirus, Cuba in soccorso dell’Italia: 52 medici e infermieri in arrivo a Crema, La Repubblica, 21-03-2020;Coronavirus: Cuba invia seconda brigata medica in Italia, Sicurezza Internazionale 14-04-2020; L. Landoni,Coronavirus, i medici cubani al lavoro in Lombardia candidati al Nobel per la Pace, La Repubblica, 28-09-2020.

25 Polemiche per la decisione dell’Italia di votare “no” all’Onu alla condanna delle sanzioni Usa su Cuba, La Repubblica, 30-03-2021.

26 Cfr. S. Lamrani (a cura di), Il terrorismo degli Stati Uniti contro Cuba. Il caso dei Cinque: una storia inquietante censurata dai media, Sperling & Kupfer, Segrate 2006.

27 Cuba, Biden conferma le misure di Trump, Adnkronos, 16-07-2021; Usa, Biden: “Le nuove sanzioni a Cuba sono solo all’inizio”, Tgcom24, 23-07-2021.

28 D. Battistessa, Embargo Cuba, Onu: “Il blocco economico Usa vìola i diritti umani”, Osservatorio Diritti, 16-07-2021.

29 Trump firma le sanzioni alla Cina per Hong Kong, ANSA, 14-07-2020.

30 Biden estende bando Trump su società cinesi, 59 aziende nella black list, Il Sole 24 Ore, 03-06-202; I Bremmer,Perché Biden mostra i muscoli con la Cina (più di Trump), Corriere della Sera, 08-07-2021.

31 Cfr. Kristian G. Andersen, Andrew Rambaut, W. Ian Lipkin, Edward C. Holmes & Robert F. Garry, The proximalorigin of SARS-CoV-2, Nature Medicine, n. 26, 2020 https://www.nature.com/articles/s41591-020-0820-9; L’Oms, ‘il virus è di origine naturale’, ANSA, 01-05-2020; L’Oms: “I dati portano all’ipotesi di un’origine animale del virus”, ANSA 10-02-2021.

32 G. Belardelli, Biden e Facebook riabilitano la teoria dell’origine artificiale del Covid, HuffPost, 27-05-2021. A confutare la strampalata tesi sul virus uscito da un laboratorio di Wuhan è anche un dato di cui qualunque epidemiologo dovrebbe essere a conoscenza: l’epicentro di un contagio virale non coincide necessariamente con il luogo in cui il virus ha avuto origine, che invece potrebbe essere plurimo, come sembrano suggerire anche gli studi sulla presenza del Covid già in Italia nel settembre del 2019: cfr. Covid in Italia già da settembre 2019, lo dice uno studio dell’Istituto dei tumori di Milano, ANSA, 15-11-2020 e altri che hanno rilevato già la presenza di malati di Covid negli Usa a dicembre e in Francia nel novembre 2019: ‘Covid era già negli Usa a dicembre 2019’: lo studio federale su un milione di volontari, Il Fatto Quotidiano, 15-06-2021; Coronavirus, “in Francia primi casi già a novembre”, Adnkronos, 07-05-2020.

33 Cfr. G. Cadalanu, Schiaffo dei Paesi ricchi all’Oms: “Prima la terza dose a noi, poi si vedrà”, La Repubblica 06-08-2021.

34 Vaccini: Cina, somministrate oltre 1,5 miliardi di dosi, ANSA, 23-07-2021.

35 R. Ippoliti, La Cina lancia il passaporto vaccinale, è il primo paese al mondo, La Stampa, 09-03-2021.
36 Vaccini: Xi, Cina darà 2 miliardi di dosi entro fine 2021, ANSA 05-08-2021.

37 R. Bongiorni, Medio Oriente: israeliani vaccinati al 60%, palestinesi sotto l’1%, Il Sole 24 Ore, 03-04-2021; La denuncia contro Israele: vaccini solo ai coloni, esclusi palestinesi, Huffpost, 03-01-2021.

38 Palestinesi annullano accordo su vaccini con Israele. Annuncio da Ramallah: la data di scadenza è troppo ravvicinata, ANSA, 18-06-2021.

39 La Cina promette vaccini e un milione di dollari ai palestinesi, Sicurezza Internazionale, 22-05-2021.

Sul recente attacco mediatico a Cuba

Lo abbiamo visto in questi giorni, l’attacco a Cuba, alla sua storia, alla sua sovranità, nonostante gli aiuti medici all’Italia durante la pandemia, nonostante lo sviluppo autonomo di almeno due vaccini, e una gestione tutto sommato ottimale della pandemia, nonostante molte altre cose, sono bastate due manifestazioni tutto sommato contenute di dissenso per scatenare una canea informativa contro il sistema di governo socialista. Se dovessimo contare, per la situazione pandemica, le manifestazioni createsi e le azioni di contenimento poliziesco in Francia e Germania in questo ultimo anno, oltre che vari momenti di protesta tra i più svariati e irruenti anche in Italia (rivolta nelle carceri, fatti di Napoli a giugno 2020) i governi dell’Europa intera sarebbero da destituire.

Assange è in carcere con rischio estradizione negli Usa per aver rivelato che alla fine siamo tutti spiati dal sistema di controllo elettronico americano, io ormai ci ho messo una croce sopra e scrivo lo stesso (il punto è che contro di noi attuano lo sminuimento e la derisione come arma, per fortuna, ma Assange ha toccato punti e questioni che non gli hanno permesso tale libertà). Snowden per lo stesso motivo è rifugiato in Russia. Di fronte a ciò, è necessario per questo sistema informativo liberale solo a parole proseguire nell’opera di delegittimazione dei sistemi di governo avversi al blocco euroatlantico, ed ecco ricomparire, oltre alle solite destre becere e serve che conosciamo, i Saviano di turno, la Repubblica e il gruppo GEDI che fa capo agli Agnelli (La Stampa, Espresso), gli ex comunisti in eterno pentimento del Tg3, il solito PD che ormai non fa neanche più notizia, ecc ecc.

Persino il tiktoker Khaby Lhame si è inserito in questa gigantesca operazione.

Vengono postate foto sbagliate, con manifestanti socialisti spacciati come antigovernativi, vengono omesse notizie sulle enormi manifestazioni di sostegno alla rivoluzione, ma va bene così per loro, tutto fa brodo, tutto è lecito. Hanno fatto così con tanti paesi, e puntualmente l’opinione pubblica europea, drogata di pregiudizio, segue senza criticare. Ma come diciamo ormai da anni, il mondo per fortuna sta cambiando, e fallirà anche questo golpe.

Luca Rodilosso – direttore ilcomunista.it

Lettera di una madre incarcerata ad una figlia defunta per una terra da liberare

Khalida Jarrar, attivista femminista, per i diritti umani e contro l’apartheid che il governo israeliano applica nei confronti dei palesinesi, dal 2015 è incarcerata dall’autorità sionista.
Sua figlia, l’avvocata Suha Jarrar, impegnata nell’associazione palestinese per i diritti umani Al Haq, è venuta a mancare la notte tra l’11 e il 12 luglio ad appena 31 anni.
L’autorità sionista non ha permesso a Khalida nemmeno di partecipare al funerale della figlia; ciò può far capire la crudeltà che l’autorità sionista applica alla popolazione palestinese, soprattutto alle/gli attiviste/i agli arresti, essendo inoltre Khalida in semplice detenzione amministrativa.
Di seguito è riportata la lettera che Khalida ha scritto in ricordo della figlia, non potendone partecipare al funerale, tradotta da Donato Cioli di AssoPacePalestina:

13 luglio 2021

Soffro così tanto, figlia mia, solo perché mi manchi.
Soffro così tanto, figlia mia, solo perché mi manchi.

Dal profondo della mia agonia, ho allungato la mano e
abbracciato il cielo della nostra patria attraverso la finestra
della mia cella di prigione nel carcere di Damon, Haifa.
Non preoccuparti, bambina mia.
Rimango dritta e salda, nonostante le catene e il carceriere.
Sono una madre addolorata dal desiderio struggente di vederti un’ultima volta.

Questo accade solo in Palestina.
Tutto quello che volevo era dare l’ultimo addio a mia figlia.
Con un bacio sulla fronte, e per dirle che l’amo
tanto quanto amo la Palestina.

Figlia mia, perdonami per non aver partecipato alla commemorazione della tua vita,
per non esser stata accanto a te in questo momento straziante e finale.
Il mio cuore ha raggiunto le vette del cielo per il desiderio di vederti,
di accarezzarti e piantarti un bacio sulla fronte attraverso la
finestrella della mia cella di prigione.

Suha, mia ​​preziosa.
Mi hanno impedito di offrirti un ultimo bacio d’addio.
Ti do il mio addio con un fiore.
La tua assenza è un dolore bruciante, un dolore atroce.
Ma io rimango salda e forte,
Come le montagne dell’amata Palestina.

GKN: PRENDI I SOLDI E SCAPPA. OVVERO L’ETICA DEI PADRONI

Come già accaduto alla Bekaert di Figline Valdarno (400 lavoratori interessati) e in altre decine di realtà nel nostro Paese, una multinazionale ha deciso in un amen di chiudere uno stabilimento a Campi Bisenzio, che occupava 422 lavoratori e lavoratrici più l’indotto. Come diceva la ridicola “presa d’atto” firmata e glorificata da CGIL, CISL, UIL, Confindustria, Confapi, Alleanza Cooperative Italiane e Governo? “Raccomandiamo a tutti di comportarsi bene”.Il fondo d’investimento estero proprietario della G.K.N., come i padroni belgi della Bekaert, tutte “brave e buone persone”, si sono comportati benissimo, naturalmente secondo la loro logica, quella del massimo profitto: mungi i finanziamenti pubblici finché puoi e dopo chiudi lo stabilimento e scappa con i soldi dei lavoratori che hai licenziato (i finanziamenti pubblici li pagano in gran parte proprio i lavoratori dipendenti con le tasse).

A loro non interessa nulla delle condizioni di chi lavora e, visto che considerano le leggi e le regole dei fastidiosi “lacci e laccioli”, figuriamoci delle “raccomandazioni”.Alle lavoratrici e ai lavoratori, ai sindacalisti che sono in prima linea, va tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà.Non si può rimanere indifferenti a quanto sta succedendo nel nostro Paese.Come sempre sono i lavoratori e le lavoratrici che lottano per difendere il lavoro e l’attività produttiva della nazione. L’Italia si regge sulle loro spalle. I padroni, al solito, scappano con i soldi.La concertazione e quella malsana idea secondo la quale “siamo tutti sulla stessa barca” portano a queste situazioni, a questi disastri.Si cominci da subito a contrastare la marea dei licenziamenti organizzando uno sciopero generale che abbia come obiettivi quelli di non perdere nessun posto di lavoro e di far pagare ai padroni la crisi che loro stessi, e non solo la pandemia, hanno causato.

Occorre invertire la tendenza degli ultimi trent’anni, che hanno visto l’approvazione di leggi e l’adozione di provvedimenti, sia a livello italiano che da parte della UE, che hanno favorito profitti, rendite e delocalizzazioni, permettendo a industriali e speculatori di fare quel che vogliono, precarizzando sistematicamente il rapporto di lavoro. Senza di ciò l’impegno (o presunto tale) degli enti locali e governativo per salvare i posti di lavoro sarà una presa in giro.Occorre attuare la Costituzione nazionalizzando le aziende abbandonate dagli industriali e programmando democraticamente l’economia secondo l’interesse della collettività.

Il primo dramma è che larga parte del Sindacato confederale ancora questo non l’ha capito (o fa finta di non capirlo). Il secondo dramma è l’assenza di un Partito che sia di riferimento per i lavoratori e gli sfruttati. Il rinato Partito Comunista Italiano, in mezzo a mille difficoltà, si propone di superare questo vuoto. E le tragedie sociali di questi giorni dimostrano quanto sia necessaria la sua presenza.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Comitato Regionale della Toscana – Federazione Fiorentina

Black Lives Matter sostiene Cuba contro l’embargo imposto dagli Stati Uniti

Mercoledì è uscito sulle pagine del movimento statunitense contro il razzismo Black Lives Matter il seguente comunicato (tradotto qui dallə sottoscrittə)
“Black Lives Matter condanna il trattamento disumano verso i/le Cubani/e da parte del governo federale degli Stati Uniti, e lo esorta a revocare immediatamente l’embargo economico.
Questa politica crudele e disumana, istituita con l’esplicito intento di destabilizzare il paese e minare il diritto dei cubani di scegliere il proprio governo, è il cuore dell’attuale crisi cubana. Dal 1962, gli Stati Uniti hanno imposto dolore e sofferenza alla popolazione cubana tagliando cibo, medicine e forniture, costando alla piccola isola circa ‘130 bilioni di dollari’.
Senza questo denaro è più difficile per Cuba acquistare le attrezzature mediche per sviluppare i propri vaccini covid-19 e gli strumenti per la produzione di cibo. Questo viene attuato a dispetto della storia e del grande impegno medico del Paese che invia medici/he e infermieri/e nei disastri in giro per il mondo.
La popolazione cubana viene “punita” dal governo statunitense perché il Paese ha mantenuto il suo impegno alla sovranità e all’autodeterminazione.
I leaders degli Stati Uniti hanno tentato di distruggere questa Rivoluzione per decenni. Invece che amicizia, rispetto, e buona volontà, il governo statunitense ha inflitto solo sofferenza per il Paese di 11 milioni di persone- di cui 4 milioni sono nere e meticce.
Cuba ha storicamente dimostrato solidarietà con le persone oppresse di discendenza africana, dal proteggere i rivoluzionari neri come Assata Shakur garantendole asilo, al supportare le lotte di liberazione nera in Angola, Mozambico, Guinea Bissau e Sud Africa.
Ora noi sollecitiamo il presidente Biden di porre fine all’embargo, a riguardo aveva accennato Obama nel 2016.
Questo embargo è una vergognosa violazione dei diritti umani cui bisogna porre fine.”

Quando vogliono imporci morali da schiavi travestendole da etica

In un articolo uscito nella sezione regionale di un noto quotidiano è stato definito “hotel etico” un hotel riminese per il fatto di riconoscere ai propri dipendenti uno stipendio equo, straordinari pagati e i giorni di riposo… ma questo dovrebbe essere una notizia o dovrebbe essere la norma?? No perché paga equa, straordinari pagati e giorni di riposo dovrebbero essere i diritti basilari, non un’eccezione tanto da essere definita etica…
E qui si innesta il fatto dell’ideologia ora dominante, quella lavorista, quella schiavista, secondo la quale una persona dovrebbe ringraziare perché le si dà un lavoro, cioè perché le si prende del tempo e delle energie per poi erogargle uno stipendio minimo rispetto al tempo e alle energie toltegli.
Poi quando alle persone che lavorano vengono dati i diritti minimi sindacali, quelli per il cui ottenimento gli sfruttati hanno lottato per decenni, se ne parla addirittura come se chi “concede” tali diritti fosse un benefattore, quando essi sono il minimo sindacale, e oggi non sono più erogati a causa dell’avanzata del moloch neoliberista dall’epoca Tatcher-Regan che ha convinto la maggiorparte che con meno diritti lavorativi sarebbe stato più facile per chiunque diventare milionario con l’impegno e il duro lavoro (purtroppo la realtà ha mostrato ben altro, ha mostrato che ad arricchirsi sono stati i già ricchi).
La tecnologia sta avanzando a ritmi vertiginosi, e ormai sta delegando sempre più il lavoro alle macchine, il lavoro potrebbe pian piano sparire; molti sostengono che la soluzione potrebbe essere inventare nuovi lavori, ma non capisco perché condannare le persone ad una perdita di tempo ed energie se non utile, solo perché per etica uno stipendio dovrebbe derivare solo da tempo ed energie donate agli interessi di un terzo, il datore di lavoro alias il padrone; quindi per questo vedo semmai più utile l’istituzione di un reddito di base, per il quale invito a firmare questa iniziativa (https://eci.ec.europa.eu/014/public/#/screen/home);
se qualcuno si chiedesse, istituito il reddito di base e raggiunta la piena automazione, cosa farebbero gli individui beh, la mancanza di fantasia di costui non è un problema mio, ma ogni individuo potrebbe seguire le proprie passioni, informarsi per nutrire le sue curiosità, fare libera ricerca ecc… liberi non solo dal lavoro ma anche dal vincolo capitalista arte, sport, ricerca, cinema, letteratura, cultura ecc… ne gioverebbero.
Quindi, tornando alla notizia dell’hotel, è ora di smetterla di chiamare il minimo sindacale eccezione o etico, semmai chiamiamo sfruttamento la mancanza di esso, e la presenza del minimo sindacale chiamiamola sfruttamento con diritti minimi; è inaccettabile che un quadro come la Gioconda, una semplice tela pitturata, valga 50 miliardi di euro, mentre la vita di una persona (UNA PERSONA IN CARNE ED OSSA, UNA VITA REALE, UNICA E IRRIPETIBILE, NON UNA TELA DIPINTA O UNA PIETRA SCOLPITA), ammesso che dia ore del suo tempo e molte delle sue forze all’interesse di un terzo, valga pochi euro all’ora; per questo chiedere un reddito di base non è chiedere un lusso, chiedere diritti sul lavoro non è chiedere un lusso; sono semmai il non concedere un reddito di base, il non dare diritti ai propri dipendenti, il sottopagarli, ad essere barbarie.
Questo sul linguagio con cui definire il minimo di diritti sindacali e lo sfruttamento può sembrare un discorso astratto e poco concreto, ma non lo è:
il capitalismo non va vinto solo politicamente, ma anche culturalmente; finché vigerà l’idea che un individuo non sia un valore in sé ma in base a quanto produce e a quanto tempo dona agli interessi di terzi la cultura capitalista sarà sempre quella egemone, quando invece si arriverà a capire che ogni individuo, in quanto essere vivente unico e irripetibile, è titolare di diritti tra cui quello di avere una vita gioiosa e soddisfacente da viversi pienamente e non solo nelle poche ore libere ̶d̶a̶l̶ ̶l̶a̶v̶o̶r̶o̶ dallo sfruttamento, allora comincerà ad incirnarsi quella fetida mentalità capitalista purtroppo insinuatasi velenosamente anche tra noi comunisti.

SVATICANARE L’ITALIA!!

Ieri una nota del Vaticano all’ambasciata italiana presente nel piccolo regno teocratico ha comunicato che il DDL Zan, al momento fermo, violerebbe il concordato tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano.
Non è la prima volta che il Potala d’occidente sventola presunte violazioni al concordato per porsi contro leggi progressiste in Italia, già lo fece infatti opponendosi al divorzio, che poi meno male è diventato possibile.
Senza entrare in merito al DDL Zan che non è argomento di questo articolo è il caso di capire cosa sia questo concordato che i porporati stano sventolando;
Il concordato fu firmato, assieme alla convenzione finanziaria, nei Patti Lateranensi l’11 febbraio 1929 tra l’allora Regno d’Italia, all’epoca sottoposto alla dittatura fascista, e lo Stato Vaticano, nel tentativo di Mussolini di avere l’appoggio della maggioranza dei cattolici, cosa che in parte gli riuscirà dato che il pontefice dell’epoca, Pio XI, due giorni dopo il Concordato, il 13 febbraio, nella sua allocuzione vogliamo anzitutto, definì il dittatore italiano « l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare».
Questo concordato prevedeva tra le altre cose che il cattolicesimo fosse definito religione ufficiale dell’Italia e che il suo insegnamento fosse obbligatorio nelle scuole.
Praticamente la laicità dello Stato andava a farsi benedire, e il tutto per le mire di consenso di un dittatore e le mire di potere politico da parte di un’istituzione che dovrebbe essere religiosa e spirituale (e che invece molto spesso mette bocca in questioni che hanno ben poco di spirituale ma che riguardano l’uso che le persone fanno dei propri genitali).
Il 18 febbraio 1984 tale concordato venne modificato nell’Accordo di Villa Madama, dall’allora governo Craxi;
secondo il nuovo accordo il cattolicesimo non era più religione ufficiale dell’Italia che quindi da allora sarebbe ufficialmente laica (e già questo basterebbe per rispondere al clero vaticano di pensare agli affaracci propri, già sarebbe tanto se definissero in modo chiaro chi o cosa sia il Dio in cui dicono di credere e di cui dicono di essere i rappresentanti in terra); nella scuola l’insegnamento della religione cattolica venne reso facoltativo, lasciando però solo quello della religione cattolica, non offrendo un insegnamento religioso per le altre religioni oppure, come sarebbe più corretto, fornendo un insegnamento laico, e non cattolico, con insegnanti scelti dallo Stato, e non dalla curia vescovile, della storia delle religioni e della spiritualità umane.
Insomma a dispetto della proclamata laicità la piovra vaticana infila comunque il suo tentacolo nella scuola laica, tanto che in alcune scuole troneggiano nelle aule dei macabri crocefissi (oggettivamente uno strumento di tortura con appeso sopra un cadavere è macabro), in barba a studenti e insegnanti non credenti o aventi religioni diverse da quella cattolica.


Purtroppo i tentativi della corte vaticana di infilare i suoi tentacoli nelle leggi dello Stato italiano non si limitano all’ambito dell’istruzione; ancora attualmente in Italia c’è una legge contro la blasfemia per cui una semplice bestemmia potrebbe portare a dover pagare una multa salata (alla faccia della libertà di parola, la stessa che loro rivendicano contro il DDL Zan); inoltre ogni volta che in Italia viene tentata una legge progressista la voce dei porporati esce dagli antri vaticani per opporsi, e all’unisono con esse le voci di vari politici della destra reazionaria a ricordarci che il cattolicesimo farebbe parte della tradizione italiana (anche l’anticlericalismo di Garibaldi, anche l’antifascismo della Resistenza italiana, anche le orge e i baccanali nelle antiche feste pagane… come la mettiamo??).
Qui ne approfitto per ricordare una cosa: ogni volta che dagli antri del vaticano la voce dei porporati o del loro capo di turno, il papa, dice qualcosa vagamente di buon senso, invito le persone di sinistra ad evitare di usare tra le motivazioni in sostegno a tale principio “il papa ha detto” “una nota del vaticano” ecc…, visto che poi saranno le stesse motivazioni (“il papa dice…” “una nota del vaticano…”) che useranno i reazionari quando la corte vaticana tornerà a tuonare contro il progresso e la civiltà.
Se le battaglie che portiamo avanti sono giuste non abbiamo bisogno della benedizione del monarca vaticano per sostenerle; questo non significa che io ce l’abbia con i cattolici, anzi, conosco moltissimi cattolici credenti e praticanti che però scindono benissimo la fede religiosa e l’azione politica, questo significa che io ce l’ho col tentativo della corte vaticana e di alcuni cattolici di voler imporre la loro morale religiosa nell’ordinamento laico dello Stato. No, no, no e poi no, lo Stato deve essere laico e lo dovrebbe essere ancora più coraggiosamente, per questo ho usato come titolo dell’articolo lo slogan futurista SVATICANARE L’ITALIA!!, perché ritengo che debba essere ora e debba essere chiaro che lo Stato italiano sia laico e che si liberi dal sottostare al giudizio moralistico dello stato Vaticano, il Vaticano è un’altro Stato, affaracci suoi, lo Stato italiano deve pensare ai suoi cittadini, tutti i suoi cittadini, siano essi cattolici, atei, ebrei, musulmani, brahmani o vattelapesca…