Presidio in memoria di Zakharcenko – 4-9-2018

Le riprese della TV del “Ilcomunista.it” al presidio in memoria del Presidente del Donbass Zakharcenko assassinato in un attentato presumibilmente dai servizi segreti ucraini.

 

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Profili fake e bufale fasciopentaleghiste

Se ne parla ormai spesso, su giornali, web e tv, del problema delle “fake news”, e di relativi profili social “inventati”, che le diffondono.

Un pò meno approfondita è la ricerca sul fatto che questi profili sono gestiti da appositi programmi, o “bot” per meglio dire, che in massa commentano le notizie con certe frasi ad effetto, se ad esempio si inserisce la parola chiave “stupro” e “immigrato”, programmi di elaborazione automatica gestiscono decine se non centinaia di questi profili (che spesso sono quelli che segnalano – allo scopo di farle chiudere – pagine come quelle dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre, dei Sentinelli di Milano, dell’ANPI di Brescia). Questi profili fake “coordinati” imperversano su facebook, per esempio, e inquinano il dibattito in maniera tale che in certi gruppi è oramai impossibile discutere seriamente anche solo nel minimo rispetto delle opinioni. Si caratterizzano spesso per errori grammaticali e per foto finte, magari di star e cantanti famosi o di attori o modelle/i anonimi in anonimi casting fotografici, o ancora prendono foto di gente a caso – letteralmente – magari di qualche “cugino di campagna” (fa molto rurale populista).

La dimostrazione pratica ve la diamo con un piccolo esperimento con il quale ci siamo divertiti: abbiamo scelto come “teatro” dell’operazione il gruppo “Oltre”, fondato da simpatizzanti grillini torinesi e di Nichelino (in provincia di Torino) che mostra l’effige di Pertini e di Gandhi. Sotto questo sincretismo pannellian-social-populista (affascinante) alcuni profilo come “Giulio Maturo” o “Alessio Elpi” assieme a molti altri – che qua nominiamo solo per dovere di cronaca, non interessandoci minimamente se la loro esistenza sia reale o finta – hanno iniziato a “invadere” questo gruppo, nato con intenti a carattere “anticasta” e “antipolitici” di ispirazione civica, di notizie di cronaca, spesso nera, sull’immigrazione, sui migranti che delinquono, sulla mancata integrazione, oltre alle solite enfatizzazioni contro il Pd (che per inciso, nemmeno a noi interessa difendere, pur criticandolo civilmente).

Abbiamo scoperto con piacere che è nata una pagina satirica chiamata “Alessandro Di Battista fan page”, che pubblica post sgrammaticati e spesso irrealistici a favore di Di Maio, Salvini e Conte. Ne abbiamo pubblicato uno sul gruppo “Oltre”, dedicandolo al “Capitone” Salvini:

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Da notare anche la poesiola che contorna il post, ispirandosi alla nota canzone del “Capitano Uncino” di Dj Facchinetti.

E noterete come “il movimento dell’ascella mentre si bolle in padella” ha raggiunto il buon numero di 18 like (destinato a salire). Tenete presente che questo è un gruppo dove se pubblichi post comunisti, di sinistra, o semplicemente antifascisti o antirazzisti, si viene coperti di insulti (sul modello automatico dei bot, come vi spiegavamo prima, poi è chiaro che i fake si mischiano sempre ai pirla reali).

Ora analizziamo i profili che hanno messo “mi piace”, prendendone una fotografia di alcuni:

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Se si va a vedere nei vari profili, tipo Gerard Mottini o Vito Aiello, sono tutti, e diciamo TUTTI,  profili che condividono video e post fiancheggianti l’attuale governo Lega-5 Stelle. Qualcuno sponsorizza delle felpe, qualcun’altro mette foto di corse di cavalli e di fantini.

Magari i due nominati in questo articolo sono persone reali, non lo possiamo sapere. Proveremo a comprare qualche felpa o ad andare all’ippodromo.

Ma a noi interessa andare a fondo alla questione, e per farlo abbiamo scelto una avvenente bionda di Salerno, tale “Debora Esposito”.

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Anche lei devota grillina con simpatie salviniane.

Ora facciamo una ricerca su google per la sua foto del profilo:

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Si vede che è una fan così sfegatata della cantautrice e attrice britannica Joss Stone da usarla come foto al posto della sua.

Bella Salerno eh Joss?

Detto questo, ci chiediamo: ma chi ve lo fa fare di inondarci di merda tutti i giorni, 24 ore su 24? E tu Putin, ci stavi anche simpatico. E lo diciamo seriamente. Però forse era più bella una battaglia politica fatta con ideali di sviluppo umano, che almeno la Russia per quello lottava nel novecento. Portava una Valentina Tereshkova nello spazio, non una finta bionda di Salerno a condividere cazzate su facebook.

Redazione ilcomunista.it

“Ma noi venivamo a lavorare…”

Ciao terroni,
come va?
Mi ricordo di voi, eravate quelli che arrivavano con il treno e la valigia di cartone, scendevate a Torino o a Asti e vi piazzavate davanti al municipio: «Vogliamo una casa».
Eh, bravi. La fate facile. Altro che 35 euro al giorno.
Parlavate di «diritti», ma i doveri?
«Ma noi venivamo a lavorare».
Cazzate.
Non avevate voglia di far niente. Il terrone, piccolo, scuro e con i baffetti, non aveva voglia di fare un cazzo. Se proprio entrava in fabbrica, nel tempo libero andava al bar a giocare a carte. Il piemontese, nel tempo libero dalla fabbrica, andava nei campi, nelle vigne: il terrone niente.
D’altronde, si sa, ad Alba, negli anni in cui ero ragazzino, i primi ’80, si sapeva che Ferrero e Miroglio, le due aziende più grandi, erano state costrette ad assumere meridionali, controvoglia, perché i piemontesi erano finiti.
Stavate in via Maestra, a gruppetti, a fare non si sa cosa, noi dovevamo abbassare lo sguardo perché altrimenti arrivava il «Che cazzo hai da guardare?» ed erano botte. Vi chiamavate Di Gangi, Cotilli, Esposito, Caruso, Rizzo, Di Gianbartolomei, Romeo. Venivate dalle popolari, picchiavate, sia nei cessi delle medie che alle feste di paese.
Noi, se dovevamo insultare qualcuno, lo chiamavamo «tarrone». Nemmeno terrone, ma con la a, perché in piemontese si dice «tarùn». Gazzetta d’Alba nel 1963 intitolava «Voteranno anche 200 meridionali», alle politiche imminenti, questi oggetti sconosciuti, questi esseri che chi lo sa cosa vogliono, e chissà che cosa votano.
In ogni compagnia c’era il terrone buono, ognuno di noi aveva uno zio acquisito (si specificava: «Acquisito, eh!»), venuto su perché militare, o una zia acquisita perché lo zio di sangue era avanti con gli anni e prendeva moglie giù, per non rimanere zitello. Quelle volte era un distastro.
«Ma chiel lì a l’è ‘n napuli», quello lì è meridionale, si specificava con stupore, quando si aveva notizia di qualcuno che s’era innamorato e sposava un terrone.
«Ma noi vogliamo bene a tutti», se proprio si voleva giustificare il nipote, o il figlio, se proprio si era di buon cuore, si diceva, senza rendersi conto di quanto in realtà vi disprezzavamo: perché, di grazia, si deve puntualizzare di «voler bene a tutti», che cos’hanno di male quelli nati a Trani o a Potenza, per il solo fatto di essere nati a Trani o a Potenza?
Spacciavate. Sì, terroni, spacciavate. Si leggeva la cronaca e se c’era un reato era sicuro che il colpevole si chiamava Di Gangi, Caruso, Rizzo, Di Gianbartolomei, Pasquale o Rocco o Salvatore di nome.
«Eh, son tutti di loro», commentavamo.
Perché quelli buoni, dicevamo, non venivano su. Su, al nord, veniva la feccia. Il gran palermitano nobile, o il gran leguleio napoletano, quelli mica venivano, quelli rimanevano giù. Mica scemi. Qui venivano i delinquenti.
Qualcuno, timido, provava a dire: «Eh, ma laggiù c’è la mafia», e tutti gli altri ribattevano: «Appunto. Invece di stare laggiù a combattere la mafia, preferiscono venire qui a non fare un cazzo».
Oppure a fare quei lavori che noi schifavamo: i secondini, i carabinieri, l’impiegato pubblico, il bibliotecario, quelli non sono lavori, sono remunerazioni in cambio di qualche ora passata in qualche posto. Lavorare è un’altra cosa: è nel privato che si lavora, nel pubblico non si fa un cazzo, e noi del nord andavamo nel privato, mica nel pubblico.
«Non si affitta a meridionali» perché voi terroni dicevate di essere in due e poi eravate in sette, c’erano Ciro, Salvatore, Cosimo, Calogero, Mimì, Totò e insomma affittavi a uno e ne trovavi dieci.
Ognuno di noi aveva il terrone buono, dicevo, l’amico – proprio come il ne*ro eletto in Senato per la Lega, o l’altro buono che la comunità del mantovano ha deciso di adottare: quello è terrone ma è mio amico. Le nostre nonne dicevano: «È della Bassa, MA è una brava persona».
Insomma ci facevate schifo, come gruppo, di tanto in tanto qualcuno di voi, come quando addomestichi un animale, ci era magari simpatico.
Oh, mica è passato troppo tempo.
Vent’anni fa ci furono i gazebo per l’indipendenza della macro-regione del Nord, si dibatteva se un marchigiano era un terrone e andava fatto affondare nei debiti della sanità, o salvato nella gloriosa Padania. Un laziale, mi dispiace amici laziali che ce l’avete con i napoletani e li chiamate terroni, era un terrone.
Vi schifavamo.
Poi è cambiato qualcosa: sono arrivati i negri, e allora abbiamo trovato qualcosa da schifare ancora di più.
Ci pensavo stasera, terroni: i negri sono riusciti là dove non è riuscito Cavour: a fare gli italiani. Insomma, fatta l’Italia – diceva Camillo Benso, conte di Cavour – rimaneva da fare gli italiani. Eccoli, eccoci: ci siamo scoperti fratelli così, dandogli al negro.
Però io sono del nord, e mi ricordo, terroni, che ci facevate proprio schifo. Forse non ve l’abbiamo detto abbastanza, non siamo stati efficaci, perché aveste saputo con quanto disprezzo siete stati nostro malgrado accolti, forse oggi non votereste Salvini, avreste timore soltanto a nominarlo, il ministro dell’Interno. Invece mi pare che lo votiate senza problemi.
Secondo me, terroni, dovreste vergognarvi a votare Salvini.
Almeno quanto noi del nord, certo, dovremmo vergognarci anche soltanto per averle pensate, certe cose. Quelli sono conti nostri che continuiamo a fare, o almeno: che qualcuno nel privato fa. Ma voi, terroni, Salvini proprio no.
Comunque, contenti voi.
È un pensiero così, ascoltando in metro un uomo dal forte accento del Sud dire che tutti i negri spacciano, che dovrebbero essere ammazzati.
Buona serata, napuli.

(Marco Giacosa)

Elezioni Iraq – Maggio 2018 – Vince nuova Coalizione Sciiti-Comunisti

ELEZIONI IRAQ – MAGGIO 2018
NUOVA COALIZIONE SCIITI-COMUNISTI PRIMA FORZA DEL PAESE

iraq1L’asse musulmani Sciiti-Comunisti è una novità politica recente in Iraq, che con la coalizione “Sairoun” (In cammino insieme), che riunisce le milizie sciite di Al Sadr e il Partito Comunista Iracheno, ottiene la maggioranza relativa dei seggi in queste elezioni di maggio 2018.
Risvolto interessante se si pensa che qualche settimana fa in Libano Hezbollah (il partito di Dio) che mantiene buoni rapporti con le sinistre libanesi ha vinto le elezioni.
Si sta ristabilendo per il medio oriente un nuovo modello politico binomico “sciiti-laici progressisti e comunisti” che, a fronte della resistenza del regime siriano di Bashar al Assad ai terroristi, sta dando – con diverse varianti a seconda dei paesi di riferimento – segnali di estrema vitalità.

Con buona pace dell’Unione europea, dei Fratelli Musulmani, di Israele, Arabia e Stati Uniti.

 

fonte: Nena News

Un accordo per la Siria, nonostante tutto

Luca Rodilosso – redazione

La Siria è un inferno. Vero.
Nessuna delle parti in causa va più per il sottile. Vero.
Occorrerebbe un accordo, oggi apparentemente impossibile, tra Russia Iran Sauditi e Usa, per far tacere le armi.

Su una cosa continuo a non capire, e lo faccio per provare a dare credito al demonio occidentale:
-come mai le sostanze chimiche dilagano quando su uno scenario di guerra sta per “vincere” il regime?
– come mai non si spiega mai chi sono questi elmetti bianchi che effettuano i salvataggi (ormai comprovato che sono gli stessi islamisti)?
– come mai quando l’esercito siriano trova depositi di armi chimiche inesplose in mano ai ribelli, non si dice nulla?

I white helmets sembrano un po’ come quel testimone che casualmente si trova sempre sul luogo del delitto avvisando per primo la polizia.

Ora, sull’inferno in terra nessuno può essere più moralmente nel giusto. È un lavoro improbo e triste quello di provare a analizzare i fatti in questo contesto. Ma bisogna provarci, per uscire dall’ambiguità da noi tanto criticata.

I bombardamenti convenzionali li sta facendo il regime siriano (termine improprio “regime” ma per comodità lo chiameremo così).
Non è bello ne entusiasmante. Anche se antimperialisti, dovremmo rimanere umani e capire che per quante ragioni possa avere uno stato a difendersi ci sono dei civili che divengono ostaggi in una situazione di guerriglia. Se no Israele a questo punto avrebbe ragione dei bombardamenti su Gaza (pur con le differenze dovute tra Siria e Israele).

Sulle armi chimiche personalmente ho sempre avanzato questa ipotesi: esistono depositi sparsi di cui le città siriane sono minate. Con la ritirata del regime nel 2012 parte di questi depositi è caduta in mano a diverse bande armate jihadiste anche straniere, che li hanno usati o spostati in base alle esigenze del momento. La parte rimasta in mano al regime è stata effetivamente distrutta in base agli accordi internazionali. Una parte invece è stata importata dall’Arabia Saudita con benevolenza americana e francese. I bombardamenti convenzionali russo siriani sulle zone ribelli, non essendo particolarmente chirurgici, fanno detonare queste armi depositate, volutamente o per caso temporaneo messe lì dai ribelli.

Nessuna delle parti retrocederà, il mondo è cambiato e l’occidente non vincerà su Assad. Ecco perché rimane solo la diplomazia.
Nonostante tutto.
Occorrerebbe un accordo, oggi apparentemente impossibile, tra Russia Iran Sauditi e Usa, per far tacere le armi.

Quando il “fascismo” è dentro di noi

da www.ridottiallosso.it – 6 marzo 2018

Si, lo so, è un titolo volutamente forte e provocatorio.

Ma non posso fare a meno di porlo in mezzo al marasma telematico, dal momento che, anche a seguito di queste maleodoranti elezioni del 4 marzo 2018, che hanno visto il trionfo dei 5 stelle e della Lega, si è scatenata nell’ormai microcosmico mondo dei comunisti e nella fattispecie del PCI, un assalto alla diligenza/dirigenza che sarebbe degno dei tempi delle purghe. Ovviamente il tutto ridotto in farsa.

Ma su certe miserie umane, e miseri soggetti che postano miseri commenti – a volte degni della peggiore intimidazione mafiosa – è meglio ad un certo punto sorvolare.

Non si può sorvolare tuttavia il dato politico di una parte della sinistra “comunista,” oramai preda di un settarismo bieco e feroce verso chiunque osi mettere in minimo dubbio il dogma che per reazione ai mutamenti profondi di questa società e di questi tempi la setta specifica si è costruita su misura delle esigenze del “capo” di riferimento. Ed è così che la lista “Potere al Popolo”, che personalmente ritengo abbia fatto una campagna elettorale anche tutto sommato di una certa incisività e comunicatività, sconta le colpe degli errori passati dei vari ceti dirigenti del Prc e del fu Pdci (ora PCI), partito al quale appartengo. E le sconta ingiustamente, perché tale aggregazione in se è nata e si è conformata ai ritmi della politica in soli 3 mesi, in una tornata elettorale devastante, segnata da un razzismo dilagante, dallo sdoganamento delle formazioni neofasciste nell’arena politica italiana e dal decadimento del renzismo e del centrosinistra tutto – con un senso comune spostato sempre più a destra che non ha fatto alcun distinguo tra quello che è stato il PD e quello che sono stati i partiti della sinistra comunista in questi anni (ovvero completamente irrilevanti).

Infatti fare paragoni con Rivoluzione Civile di Ingroia o con la Sinistra Arcobaleno è un esercizio retorico totalmente fuorviante e strumentale a chi vuole solo seminare divisione nel già debole mondo comunista italiano, per meri calcoli di bottega, chissà con quale guadagno poi. Il fondo lo si è toccato non con la bevuta ironica dei compagni di Potere al Popolo in diretta al Tg La7 di Mentana domenica 4 marzo, ma con l’esultanza di “aver portato la falce e martello sulle schede pur avendo preso lo 0,3%”. E’ chiaro che quando sono questi i termini di una forza politica, o dei suoi emulatori dentro altre forze politiche, emerge con nitidezza la gravità della crisi non solo economica ma anche psico-sociale nella quale le persone stanno finendo. Ed è qui che mi riallaccio al titolo di questa mia breve analisi: “Quando il fascismo è dentro di noi”.

Perché? Perché non è vero che non esiste un pericolo fascista. Correre a dire che si è sbagliato a fare la mobilitazione delle ultime settimane contro i neofascisti solo perché le loro forze esplicite hanno preso assieme circa l’1,2% è fare lo stesso gioco che fa Feltri o Sallusti (non a caso utilizzano gli stessi termini di analisi). Il fascismo dilaga come senso comune nella società, ingigantisce il voto della Lega a livello di massa e inquina il dibattito democratico coinvolgendo figure provenienti dal mondo democratico – fortunatamente non più in Parlamento – come il Ministro dell’Interno uscente Marco Minniti. Giusto ieri è stato ucciso un senegalese a Firenze, per futili motivi, con un colpo di pistola, da un italiano che si voleva suicidare (e poi non si è suicidato). Il senegalese lavorava regolarmente. Che cos’è questo se non un clima d’odio che dilaga nel paese?

Tornando al microcosmo comunista, qua lo dico e lo ribadisco: Potere al Popolo, per quanto piccola formazione, deludente esito ecc… ha il DOVERE MORALE di continuare ad esistere, e sarò con essa a prescindere, per diverse ragioni: per la serietà di non continuare a cambiare sigla dopo 10 anni di continui cambiamenti di nomi, per il senso necessario che una forza politica oggi deve dare in teremini di comunicazione e coinvolgimento diretto, e su questo punto vi è la nota dolente della cultura comunista non aggiornata e non al passo con il vivere sociale.

Nota dolente perché una certa visione “strutturale” della società, e con essa la forma partito come monolite intangibile, con le moderne tecnologie e il cambiamento della tecnica è venuta meno nel senso comune della popolazione. Questo non vuoldire rinunciare ai valori di umanesimo, libertà, emancipazione sociale, alla lotta di classe, ma occorre come il pane un veicolo comunicativo che sia DIVERSO dal totem feticista al quale si è ridotta la falce e martello in questi ultimi anni. Vi fu una polemica contro Vendola a suo tempo, e lì difesi il simbolo storico contro la deriva opportunistica di una certa sinistra liberal (sappiamo come è andata a finire la storia). Ma non possiamo pretendere, dopo un decennio di insussistenza politica, di ricominciare a fare gli indiani con le piume per rivendicare le riserve che ci hanno rubato. Risulteremmo ridicoli. L’ultima occasione per rilanciare QUELLA FORMA SIMBOLICA in Italia fu il 2009 con la Federazione della Sinistra. I vari egoismi reciproci hanno distrutto quell’ultima occasione, e fatto perdere quell’ultimo treno.

Oggi, dare la colpa delle proprie frustrazioni e sensi di impotenza a Potere al Popolo è solo un penoso ripiego. Al quale in prima persona ribadisco e sottolineo che non prenderò parte in alcun modo, e auspico vivamente che lo faccia anche il mio partito, il PCI. Se il germe di quel “fascismo interiore” dovesse contagiare la maggioranza anche del mio partito, cosa che non mi auguro assolutamente, perché è come se distruggessero la mia casa, so che Potere al Popolo sarebbe comunque la valle dove potrò in ogni caso continuare a vivere.

Luca Rodilosso