LIBERI

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Finalmente liberi!
Se dobbiamo, da comunisti e non da appartenenti a questo o quel partito politico, tirare le somme di quanto è accaduto nelle ultime settimane solo questo è il motto più chiaro ed evidente.
Chi scrive e molti compagni con me non vedevano l’ora che si consumasse questa ultima farsa.
Basta mascheramenti e tatticismi, diciamolo una volta per tutte, dovevamo morire per risorgere, dovevamo essere messi definitivamente alla porta, dovevamo essere messi di fronte all’evidenza dei fatti.
Come in tutti gli psicodrammi, come in tutti i casi clinici da manuale di psicologia, l’evidenza di un fatto resta mascherata al paziente finché un fatto traumatico non lo mette di fronte all’ineluttabile, e in Italia l’ineluttabile è, appunto, che la sinistra non vuole i comunisti.
Che, in una specie di romanzo kafkiano, la sinistra cerca disperatamente di darsi un abito senza le idee della sua forza costitutiva fondamentale.
Ovviamente le ragioni di tutto questo sono molteplici: da una parte c’è un tessuto sociale intellettualoide e radical chic che sta a sinistra perché dirsi di sinistra, in certi circoli borghesi è decisamente più cool che dirsi di destra (e poi, diciamolo, quelli di sinistra si vestono meglio e ascoltano musica migliore) e dall’altra parte c’è un calcolo elettorialista che in un certo senso troppi condividono… Meglio non essere né carne né pesce ma col culo ben saldo in un qualunque parlamento borghese che comunisti e fuori dal parlamento che poi c’è il rischio che a posto di parlare dei lavoratori si sia costretti ad andare a lavorare e, come si sa, lavorare stanca.
L’esclusione della lista Tsipras ci ha messo chiaramente di fronte a tutto questo. Ed era dannatamente ora.
Ora abbiamo le mani libere per poter dire tutto quello che avremmo voluto ma non abbiamo potuto dire. Ora ci si sciolga la lingua.
Diciamo chiaramente che non ha senso fare i burattini in chissà quale coalizione se siamo costretti a scendere a patti su tutto e non ci portiamo a casa mai nulla. Diciamolo, e con chiarezza, che la gente fa bene a non riconoscerci e a mandarci al diavolo perché a forza di compromessi siamo stati i peggiori bugiardi della seconda repubblica, perché gli altri, a destra e al centro, quello che volevano se lo sono portati a casa, noi abbiamo contribuito a farli vincere ma non abbiamo portato al popolo niente.

Diciamolo, e con chiarezza: con non esiste il capitalismo borghese buono e con l’imperialismo non si può scendere a compromessi, chiunque sia l’imperialista di turno è un nemico, un nemico del popolo.
E diciamo anche, soprattutto, che la lista Tsipras e, purtroppo e malgrado le buone intenzioni della maggior parte di militanti e componenti, un trucco del PD per arginare il proprio smottamento a sinistra.
L’esperimento renziano, questa specie di blerismo fuori tempo massimo, provocherà una perdita di voti a sinistra e il vero pericolo è che la gente vada a votare Grillo o qualche lista comunista vera, allora ecco il giocattolo intellettual borghese che nasce con la benedizione di repubblica e che si pone come traguardo due burattini a Bruxelles (uno dei due potrebbe essere Curzio Maltese, che non mi sembra proprio un radicale di sinistra), senza idee e senza ideali ma buona per votare le prossime porcherie del PD nel futuro parlamento italiano.
Insomma l’ennesima bugia che propiniamo a chi ci elegge e che alla fine diventerà il solito boomerang.
Finalmente siamo liberi da tutto questo.
Siamo liberi dal compromesso. Non sarà tatticamente vincente (e anche qui staremo a vedere quanto non lo sarà) ma io, da comunista, mi sento molto meglio, e non mi capitava da un bel po’.

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