La Storia infinita

di Luca Rodilosso

da www.ridottiallosso.it

Dopo queste elezioni europee ci risiamo, nuovamente, e nonostante il 4% superato. Il mio partito, il Pdci, è il piccolo grande escluso, e sembra sempre più un piccolo grande amore mollato da molti: “se avesse fatto”, “se fosse stato più di qua o più di là…”. Che fare quindi? Serrare le fila? Aprire le danze? O aprire le stanze, per dirla alla Majakovskij?

Se quello che dirò piacerà o non piacerà, non è un problema. Il problema, e grave, è come è stato ridotto il nostro Partito dei Comunisti Italiani.

Siamo sempre lì, intorno a noi stessi e alle nostre beghe, ai nostri desideri possibili e impossibili, che si mischiano in maniera ormai unica e senza discontinuità coi vissuti personali, le impressioni, le paure e le gioie (poche).

Una cosa è certa e sicura, anche se persino questa è messa in dubbio da certuni: NON ESISTE rilancio, rinascita di qualsivoglia sinistra  comunista e di alternativa di sistema in questo paese se non si parte dall’idea che tutte le storie precedenti hanno fallito. E qua scatta la prima confusione: la parola “storie” viene spesso associata alla forza politica di riferimento, Prc, Pdci, alla quale nel tempo abbiamo aggiunto svariate sigle fino ad arrivare ai comunisti di Rizzo che esibiscono una violenza verbale, anche con i compagni di altre organizzazioni, che a nulla porta se non alla creazione di un’area incattivita e demagogica, con un respiro strategico rasente lo scantinato di casa mia, nel seno del piccolo movimento comunista italiano.

Continua qui

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