Mattarella e il coraggio della rottura

mattarellaSentendo il discorso di insediamento nel ruolo di Presidente della Repubblica pronunciato oggi, si può dire che sono belle parole quelle di Mattarella. Sono le belle parole di ciò che è giusto che sia, di ciò che nessuno mette in discussione a meno che non ci sia particolare sadismo. La Costituzione è una grande conquista. Ma tutte le più belle cose vivono solo un giorno, come le rose; oggi stiamo vivendo delle rose in naftalina. Non ci stiamo accorgendo che la Costituzione è tradita ogni giorno, dalla retorica di guerra e di pace, dalla retorica dell’Unione economica monetaria.

A Milano si dice “piutòst che nient, l’è mej piutòst”.

Facciamo che’l piùtost per una volta se lo ciuccino gli altri. Per una volta diciamo che serviamo a qualcosa, che il ruolo del conflitto rimane comunque necessario per un sistema, che il sistema stesso ha bisogno di sfide esterne ad esso persino per migliorarsi e mettersi in discussione, per quanto bello possa apparire nelle sue sacre istituzioni.
Perché se no, compagni, la logica è sempre quella: non esistono terre di mezzo, si entra nel PD, e Renzi ha sempre e comunque ragione. E non si esiste più.

ll capolavoro di potere che Renzi ha elaborato con l’elezione di Mattarella ha pochi eguali nella storia di questa seconda Repubblica. Rimane ancora più evidente, quindi, l’inconsistenza della sinistra Pd e di Sel quali attori che possono indirizzare il conflitto sociale. E mi chiedo perché dentro pcdi e prc si insista a considerare percorsi di unità che non hanno alcun senso con questi soggetti, che vagheggiano ancora di un possibile ritorno al centro sinistra che la Storia ha già sepolto. I 5 stelle, ben sapendo che sono infiltrati da ogni dove e strumenti anch’essi di questo equilibrio ciclico del capitalismo, rimangono gli unici a dare un respiro non testimoniale al conflitto col potere. Ed è lì che dobbiamo calcare e incalzare, se non irrompere in quella area di consenso e riprendere la posizione che ci spetta, togliendola a demagoghi orientati tendenzialmente a destra come Grillo e Casaleggio, smettendola una buona volta di perdere tempo.

E’ dura da ammettere, ma l’esistenza politica a cui non si rinuncia, e che si difende con i denti, in certi passaggi storici va ricostruita, e passa per il coraggio della rottura.

Luca Rodilosso – redazione ilcomunista.it

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