Milioni di Omran, e il nostro nome non c’è.

aleppo bambini-2Il mio nome non c’è, non c’è Omran il bambino trasportato sull’ambulanza, non è Aylan l’altro bambino morto su una spiaggia: se il mio nome ha da essere, o è quello di tutti o di nessuno, perché i bambini morti nelle guerre in silenzio sono milioni. E il silenzio è il principale insulto che continua a caratterizzare noi occidente e opinione pubblica. Ma è un silenzio assordante, perché urliamo si, ma a caso, o contro gli obiettivi sbagliati, quelli che vogliono farci credere.

Per dovere di verità, quindi, su questa ennesima scossa all’opinione pubblica, su questo ennesimo bambino sfruttato due volte, occorre porre alcuni chiarimenti.

L’Aleppo Media Center, quello che ha lanciato il video del povero bimbo sull’ambulanza alle agenzie stampa internazionali, è stato il servizio logistico mediatico di Al Nusra fino all’altro ieri. Estremisti islamici, alleati dell’ISIS, sostenuti fino ancora ad oggi dai servizi segreti turchi, sauditi, qatarioti, americani, francesi, con la complicità di tutta l’Unione Europea.

Ora questi gruppi di ribelli usano tutto, pietismo compreso, per implorare una no fly zone mascherata da tregua. E bene ha fatto Mosca a dichiarare una sospensione di qualche giorno dai bombardamenti, dolorosi ma che si inseriscono in un quadro dove il legittimo governo Siriano, votato e rivotato dalla maggioranza dei siriani di tutte le fedi, rinsaldato da un referendum costituzionale anch’esso con un’affluenza appena sotto il 60% (non scontata in un periodo di guerra) è l’unica forza che può mantenere una certa stabilità nel paese martoriato. Non è una guerra civile di due parti eguali, perché da una parte vi è una forma di governo, laica, che rispetta tutte le fedi, dai sunniti agli alawiti ai cristiani, sostenuta da tutte queste confessioni e dai sunniti più laici e moderati. Dall’altra vi sono ideologie estremiste fuoriuscite dal sunnismo storico, afferenti a dottrine wahabite o salafite, sponsorizzate da potenze straniere, e che non prevedono la convivenza con le altre fedi professate dal popolo siriano.

Quindi, di fronte all’ennesima proposta effettiva di tregua a fini esclusivamente umanitari, perché questi ribelli ma in realtà vigliacchi, estremisti di ogni paese, oramai abbandonati da ogni siriano di buon senso, non lasciano andare via i civili dai quartieri di Aleppo in mano loro? L’ennesima sospensione, o tregua umanitaria, è stata proposta. Potrebbero farlo come altre decine di volte nelle quali hanno avuto possibilità.

Ma poi si porranno altri problemi, e sono questi i problemi che portano ai silenzi e agli accordi mancati: gli aiuti umanitari chi li gestirà? Come potranno questi ribelli rifornirsi ancora di armi sottobanco dai Sauditi e dai Turchi? Come potranno tornare a farsi perdonare da mamma CIA dopo queste loro marachelle?

La differenza con altre situazioni di guerra, per esempio con la Striscia di Gaza, è questa: i civili nella striscia di Gaza sotto le bombe di Israele sono vittime di una potenza occupante, e non troverebbero cittadinanza alcuna in territorio israeliano se dovessero fuggire. Ad Aleppo è il governo del paese che sta riprendendo il controllo del proprio territorio storicamente dato, e che ha offerto la possibilità, purtroppo ostacolata dai ribelli, ai civili di fuggire nelle porzioni di territorio sotto il suo controllo.

I tempi più sono drammatici più portano all’apatia o all’isteria. E’ difficile tenere la barra ferma e concentrata su un’analisi effettiva di ciò che è la soluzione meno drammatica, ma il nostro tipo di informazione esiste anche per questo.

Mi tocca quindi concludere, assumendomene il fardello di ciò che rimane scritto, con una frase dura ma necessaria per svelare il meccanismo alla base del nostro complesso mediatico ipocrita e doppiogiochista: è o non è il tenere in ostaggio altri civili, magari altri bimbi, un’operazione che potrebbe tornare utile per esibire un prossimo tragico video? Un video che serva, come in ogni guerra, a incolpare la parte avversa per una guerra civile fomentata molto anche dall’esterno.

Luca Rodilosso – ilcomunista.it

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