Category Archives: Internazionale

Presidio in solidarietà del PC Polacco – 3-12-2018

La federazione milanese del Partito Comunista Italiano e il regionale lombardo, assieme al Partito della Rifondazione Comunista, hanno organizzato un presidio davanti al consolato polacco a Milano per protestare contro la persecuzione giudiziaria che sta avvenendo in Polonia nei confronti del locale Partito Comunista. Vietare la libertà di associazione e di esposizione dei simboli del partito, è una condizione inaccettabile per un paese membro dell’Unione Europea, Unione che si fa vanto di decantati principi di libertà, che deve la sua liberazione dal nazismo e dal fascismo in gran parte all’Armata Rossa – e solo in minima parte all’impegno militare dell’alleanza atlantica, come invece vorrebbero farci credere in questi decenni i maggiori media mainstream.

La discussione sulla singola storia dei singoli paesi dell’ex blocco sovietico non può essere giustificativa di una condanna puramente ideologica nei confronti dell’idealità comunista, idealità in nome della quale decine di migliaia di partigiani, anche in Europa occidentale, hanno dato la propria vita, a differenza di molte élite liberali e borghesi, combattendo regimi fascisti anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, si pensi a Spagna, Portogallo e Grecia.

Una delegazione del PCI e del PRC è stata ricevuta dal console della Repubblica di Polonia in mattinata.

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Sulle elezioni in Brasile

Le notizie di questa fase storica sono un susseguirsi di involuzioni e cambiamenti non sempre positivi. In tutte le epoche di passaggio emergono mostri collettivi che come esseri umani produciambolsonarohaddado per una sorta di riflesso automatico di difesa nelle nostre coscienze, quasi che di fronte a sconvolgimenti sociali e nella produzione reagissimo non cogliendo le opportunità positive, ma rifugiandoci – per parafrasare Baumann – nel grembo materno.

Così dopo anni di sviluppo sociale e di riforme con visione socialista, con i loro errori e problemi, il Brasile sceglie il ritorno all’ordine dell’oppressione archetipica della Madre Patria, a suon di preghiere a Dio e mano pesante militare, al machismo succube di un figlio mai emancipato e mai cresciuto. Che è un po’ la richiesta profonda che emerge nelle società occidentali da questa crisi interna al capitalismo.

Una leggera nota di speranza è dettata dal freno alla vittoria di Bolsonaro, che prendendo i voti al primo turno avrebbe dovuto mettere il turbo e vincere 70 a 30. Haddad, con i suoi limiti, ha risalito la china raggiungendo invece il 45 al ballottaggio. La Resistenza si fa anche con le sfumature, nonostante insulti e intimidazioni. Lo sfogo della rabbia da forza sul breve periodo, noi resiliamo come canne di bambù – cercando di imparare al meglio dalla saggezza cinese.

Di sicuro fare resistenza-resilienza in compagnia di chi ha fallito a fare il liberale globalista in questi 30 anni non ci è utile e non ne abbiamo ne voglia ne intenzione. Scalfari su Repubblica denuncia la svendita dell’Europa alla Russia, così anche Martina e lo stato maggiore del Pd. Va bene svegliarsi una due tre volte, ma qua siamo proprio agli antipodi. I campi politici futuri è nelle cose che devono essere multilateralisti, e non più a sola guida statunitense. Peraltro neanche si parla di uscire dalla Nato, i comunisti sarebbero ben più radicali della lega e del m5s. Quindi, di che stiamo parlando?
È la totale incapacità di interpretare un nuovo mondo e saperci navigare dentro, che ha portato l’emarginazione politica. E che su basi diverse da quelle delle destre, rompendo l’asfissiante equivoco pd=comunisti, ci tocca reimparare.

Redazione

Elezioni Iraq – Maggio 2018 – Vince nuova Coalizione Sciiti-Comunisti

ELEZIONI IRAQ – MAGGIO 2018
NUOVA COALIZIONE SCIITI-COMUNISTI PRIMA FORZA DEL PAESE

iraq1L’asse musulmani Sciiti-Comunisti è una novità politica recente in Iraq, che con la coalizione “Sairoun” (In cammino insieme), che riunisce le milizie sciite di Al Sadr e il Partito Comunista Iracheno, ottiene la maggioranza relativa dei seggi in queste elezioni di maggio 2018.
Risvolto interessante se si pensa che qualche settimana fa in Libano Hezbollah (il partito di Dio) che mantiene buoni rapporti con le sinistre libanesi ha vinto le elezioni.
Si sta ristabilendo per il medio oriente un nuovo modello politico binomico “sciiti-laici progressisti e comunisti” che, a fronte della resistenza del regime siriano di Bashar al Assad ai terroristi, sta dando – con diverse varianti a seconda dei paesi di riferimento – segnali di estrema vitalità.

Con buona pace dell’Unione europea, dei Fratelli Musulmani, di Israele, Arabia e Stati Uniti.

 

fonte: Nena News

Un accordo per la Siria, nonostante tutto

Luca Rodilosso – redazione

La Siria è un inferno. Vero.
Nessuna delle parti in causa va più per il sottile. Vero.
Occorrerebbe un accordo, oggi apparentemente impossibile, tra Russia Iran Sauditi e Usa, per far tacere le armi.

Su una cosa continuo a non capire, e lo faccio per provare a dare credito al demonio occidentale:
-come mai le sostanze chimiche dilagano quando su uno scenario di guerra sta per “vincere” il regime?
– come mai non si spiega mai chi sono questi elmetti bianchi che effettuano i salvataggi (ormai comprovato che sono gli stessi islamisti)?
– come mai quando l’esercito siriano trova depositi di armi chimiche inesplose in mano ai ribelli, non si dice nulla?

I white helmets sembrano un po’ come quel testimone che casualmente si trova sempre sul luogo del delitto avvisando per primo la polizia.

Ora, sull’inferno in terra nessuno può essere più moralmente nel giusto. È un lavoro improbo e triste quello di provare a analizzare i fatti in questo contesto. Ma bisogna provarci, per uscire dall’ambiguità da noi tanto criticata.

I bombardamenti convenzionali li sta facendo il regime siriano (termine improprio “regime” ma per comodità lo chiameremo così).
Non è bello ne entusiasmante. Anche se antimperialisti, dovremmo rimanere umani e capire che per quante ragioni possa avere uno stato a difendersi ci sono dei civili che divengono ostaggi in una situazione di guerriglia. Se no Israele a questo punto avrebbe ragione dei bombardamenti su Gaza (pur con le differenze dovute tra Siria e Israele).

Sulle armi chimiche personalmente ho sempre avanzato questa ipotesi: esistono depositi sparsi di cui le città siriane sono minate. Con la ritirata del regime nel 2012 parte di questi depositi è caduta in mano a diverse bande armate jihadiste anche straniere, che li hanno usati o spostati in base alle esigenze del momento. La parte rimasta in mano al regime è stata effetivamente distrutta in base agli accordi internazionali. Una parte invece è stata importata dall’Arabia Saudita con benevolenza americana e francese. I bombardamenti convenzionali russo siriani sulle zone ribelli, non essendo particolarmente chirurgici, fanno detonare queste armi depositate, volutamente o per caso temporaneo messe lì dai ribelli.

Nessuna delle parti retrocederà, il mondo è cambiato e l’occidente non vincerà su Assad. Ecco perché rimane solo la diplomazia.
Nonostante tutto.
Occorrerebbe un accordo, oggi apparentemente impossibile, tra Russia Iran Sauditi e Usa, per far tacere le armi.

La lezione inglese

di Marco Frigione – redazione ilcomunista.it

Che notte che è stata quella di giovedì 8 giugno! I conservatori inglesi hanno perso la maggioranza assoluta nella camera dei comuni, a favore di una non scontata affermazione del Labour di Jeremy Corbyn. Conosciamo le differenze strutturali fra il nostro sistema e quello inglese, e non cederemo ad un certo provincialismo della sinistra italiana, accusata, spesso a ragione, di cercare ad ogni tornata elettorale estera un papa straniero che ad indicarci la smarrita via al socialismo, salvo poi rimanerne scottata. E tuttavia non possiamo non trarre una utile considerazione da queste elezioni: non è più vero che per vincere bisogna strizzare l’occhio al centro, all’elettorato “moderato”. Oggi a sinistra (vedasi anche la “France Insoumise” di JeVoto Gb: Corbyn, 'è giorno della nostra democrazia'an Luc Melenchon) vincono piattaforme percepite come autentiche, capaci di interpretare i problemi della classe lavoratrice, di denunciarne le cause e di offrirne soluzioni che non temano di mettere in discussione gli assiomi del liberismo e della globalizzazione sfrenata. Piattaforme insomma che non temano di essere etichettate come “populiste”, forti del proprio essere autenticamente popolari. Osserviamo con attenzione i tentativi di rassamblement della nostra Sinistra. Auspichiamo che la lezione inglese venga colta e che vengano evitati i soliti carrozzoni elettorali inneggianti al centro sinistra, con improbabili leadership di “anime belle” che niente hanno a che fare con la solida tradizione socialista del nostro paese. Siamo certi che ne scaturirebbe una ennesima sconfitta, un’ennesima occasione perduta per il popolo italiano.