Category Archives: Prima pagina

Il PCI con Potere al Popolo

pap pci

www.ilpci.it

Advertisements

IL POTERE DEI MEDIA E LA TEORIA DELL’AGENDA SETTING

IMG_1514563994388

Nonostante sia noto il grado di concentrazione del settore delle telecomunicazioni, è lecito da parte del lettore mettere in discussione il seguente assunto: non è possibile affermare che le persone credano ciecamente e acriticamente a tutto ciò che viene espresso dai media. Noi tutti ascoltiamo, leggiamo e vediamo i fatti riportati per poi sviluppare un proprio pensiero al riguardo, frutto dell’interazione con amici, familiari, colleghi di lavoro, o dell’approfondimento attraverso altre fonti. Non è qui possibile svolgere una disanima sul dibattito intellettuale, in particolare del secondo Novecento, sul potere effettivo dei media di influenzare i cittadini. Riteniamo tuttavia che la teoria che in ambito sociologico viene chiamata “agenda setting” abbia una valenza immensa, che ogni giorno può essere verificata e constatata empiricamente. Per chiarirne il contenuto, ci aiutiamo con una scheda tecnica sul tema.

“La teoria dell’agenda setting [d’ora in avanti a.s., ndr], avanzata nel 1972 da Maxwell McCombs e Donald Shaw, sostiene che i mass media predispongono per il pubblico un certo “ordine del giorno” degli argomenti cui prestare attenzione. A lungo gli studiosi hanno dibattuto su quanto i media possano comunicare alle persone cosa è importante e cosa deve essere preso in considerazione. Già nel 1922 Walter Lippmann, nell’ormai famoso “Public Opinion”, sottolineava come il pubblico dei media di fatto non si trovi dinanzi agli eventi reali, ma a pseudo-eventi, in pratica “alle immagini che ci facciamo nella nostra mente”. Sin dalla selezione e rappresentazione quotidiana delle notizie, i media modellano la realtà sociale. Essi sono in grado di strutturare i nostri pensieri e di portarci a un mutamento cognitivo. Ordinano e organizzano il mondo per noi, inducendoci a prestare attenzione a certi eventi piuttosto che ad altri. Possono anche non riuscire a dirci cosa o come pensare, ma riescono sicuramente a dirci intorno a quali temi pensare qualcosa. Questa è la funzione di a.s. svolta dai media, in particolare da quelli informativi. […] La ricerca ha dimostrato che le persone più portate a lasciarsi influenzare dai media sono quelle che hanno un maggiore bisogno di orientamento. La questione che inevitabilmente emerge a questo punto è la seguente: chi è veramente in grado di condizionare l’agenda dei media? […] Negli ultimi anni, anche Shaw e McCombs hanno ammesso che i media hanno il potere di influenzare il modo in cui pensiamo, soprattutto attraverso il processo di priming e framing. Nel primo caso, si tratta di quel “processo psicologico nel quale l’enfasi attribuita dai media è in grado non solo di aumentare l’importanza di una data questione, ma anche di “innescare” nel pubblico il ricordo delle informazioni precedentemente acquisite su quella questione”; poiché tutti i membri del pubblico, e non solo quelli che hanno più bisogno di orientamento, sono soggetti a questo processo, esso si rivela particolarmentedinamico ed efficace. Con il processo di framing (inquadramento, focalizzazione), invece, alcuni eventi vengono messi in primo piano, mentre altri passano inosservati”.

Fermiamoci qua. Chiaramente gli autori non collegano questa tematica alla questione dell’imperialismo e mantengono un discorso astratto e neutrale in cui considerano diverse variabili che siano capaci di condizionare i media. Le principali sono riassumibili da parte loro come quelle del mercato, delle esigenze del pubblico, dei temi posti all’attenzione pubblica da parte del ceto politico. Da comunisti, noi riteniamo che questi condizionamenti reciproci possano valere in una condizione di corretto funzionamento di un sistema quanto meno democratico liberale e concorrenziale. Tali condizioni non sembrano però sussistere nel momento in cui, come abbiamo appena mostrato, la quasi totalità dei mass-media risultano controllati da una manciata di multinazionali. Né tantomeno possono valere in una condizione di crisi sociale, politica, economica e culturale acuta, che colpisce costantemente una quota importante della popolazione dei Paesi capitalistici. In un contesto imperialista il potere dei media reazionari diventa quindi determinante nella capacità di condizionare quotidianamente milioni, se non miliardi di persone, attraverso un’azione egemonica di lungo corso che Gramsci chiamerebbe “rivoluzione passiva”. Ci troviamo insomma nel pieno dell’arena della lotta di classe culturale, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

[Fonte: “A cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. In Difesa del Socialismo Reale e del Marxismo-Leninismo”. Cap. 23, paragrafo 3.5 – “IL POTERE DEI MEDIA E LA TEORIA DELL’AGENDA SETTING”. Il volume è scaricabile gratuitamente su http://intellettualecollettivo.it/]

Due referendum inutili e nocivi, mobilitiamoci per farli fallire!

I due presidenti di regione di Lombardia e del Veneto hanno indetto due referendum che non possono avere e non avranno nessuna conseguenza concreta, qualunque sia l’esito della votazione, dato che , a differenza dei normali referendum, non possono modificare nulla di quanto viene messo al voto ed inoltre data la genericità del quesito non possono neppure esprimere un chiaro mandato politico.
In compenso per questi due referendum verranno spesi decine e decine di milioni di euro dei bilanci delle due regioni che avrebbero potuto essere spesi per dare una migliore risposta ai bisogni ed alle emergenze sociali sia del Veneto che della Lombardia.
Servono invece alla Lega cui appartengono sia Maroni che Zaia per rilanciare la sua
immagine politica in vista delle prossime elezioni, sperperando, quindi, per scopi di partito i soldi dei cittadini lombardi e veneti.
Basterebbe osservare che in tutti gli anni del loro mandato questi “governatori” non hanno mai veramente affrontato questo tema con i vari governi che si sono succeduti ma lo rispolverano ora per cercare di aumentare il consenso personale e del loro partito.

22_settembre_definitiva

Si dovrebbe, prima di parlare di ulteriori poteri o risorse alle regioni, fare un bilancio di come queste abbiano gestito i poteri e le risorse che fino ad ora sono state loro assegnati.
La regione Lombardia prima con Formigoni e poi con Maroni è stata più volte travolta da scandali in particolare nel settore della sanità, e se guardiamo a livello nazionale vediamo che proprio il livello istituzionale regionale è stato quello che ha evidenziato il maggior numero di scandali e ruberie. In Veneto, le questioni della pedemontana, del Mose o degli ospedali costruiti in “collaborazione” tra pubblico e privato e successivamente ceduti a fondi di investimenti stranieri (solo per fare qualche esempio) sono emblematiche dell’abitudine di trattare la cosa pubblica in maniera privatistica e costosa per la collettività. Fatti come questi evidenziano la pericolosità di dare, sulla questione dell’autonomia, un mandato in bianco ai presidenti delle regioni.
Che quindi lo spostamento di pote

ri e risorse alle regioni sia il miglior modo per gestirle ed amministrarle è tutto da dimostrare. Inoltre in molte regioni, ed in particolare in Lombardia il decentramento di poteri e risorse si è fermato al livello regionale facendo diventare la regione una sorta di piccolo stato accentratore che non ha, a sua volta, decentrato verso le allora provincie ed i comuni, in modo da avvicinare i luoghi di decisione e di gestione ai cittadini permettendo una reale partecipazione.
Infine dietro a questi referendum rimane, anche se in questo caso si tenta di celarla, la concezione di destra della Lega che vorrebbe capovolgere quei principi di solidarietà e di ridistribuzione delle risorse che sono alla base della nostra  Costituzione, ed il diritto di ogni cittadino italiano di godere degli stessi diritti e servizi sociali in ogni parte del paese, l’idea di una frattura del paese che non porterebbe ad una “indipendenza” ma alla subordinazione economica e politica del nord Italia alla Germania.

In questo quadro il modo migliore per combattere e sconfiggere questi referendum inutili, costosi e nocivi è quello di attuare una forte campagna elettorale per una astensione attiva dei cittadini, infatti recarsi comunque a votare per esprimere un “no” rischia di diventare una legittimazione del referendum, una sorta di riconoscimento dello stesso che, involontariamente, potrebbe valorizzare un’eventuale vittoria del “si”.
Una seria ed ampia campagna per l’astensione non è un modo per “estraniarsi dalla
partita” o di restare alla finestra. Permette di smascherare la posizione del M5S e di gran parte del PD (PD veneto e sindaci PD della Lombardia) che si sono espressi per il si, mettendo in luce non solo i contenuti reali delle loro linee politiche ma anche la grande dose di opportunismo di queste forze politiche che evidenziano, con questa scelta, la loro sudditanza ai contenuti ed ai valori della destra.

Partito Comunista Italiano
Federazione regionale della Lombardia, il segretario Vladimiro Merlin               Federazione regionale del Veneto, il segretario Giorgio Langella

 

La lezione inglese

di Marco Frigione – redazione ilcomunista.it

Che notte che è stata quella di giovedì 8 giugno! I conservatori inglesi hanno perso la maggioranza assoluta nella camera dei comuni, a favore di una non scontata affermazione del Labour di Jeremy Corbyn. Conosciamo le differenze strutturali fra il nostro sistema e quello inglese, e non cederemo ad un certo provincialismo della sinistra italiana, accusata, spesso a ragione, di cercare ad ogni tornata elettorale estera un papa straniero che ad indicarci la smarrita via al socialismo, salvo poi rimanerne scottata. E tuttavia non possiamo non trarre una utile considerazione da queste elezioni: non è più vero che per vincere bisogna strizzare l’occhio al centro, all’elettorato “moderato”. Oggi a sinistra (vedasi anche la “France Insoumise” di JeVoto Gb: Corbyn, 'è giorno della nostra democrazia'an Luc Melenchon) vincono piattaforme percepite come autentiche, capaci di interpretare i problemi della classe lavoratrice, di denunciarne le cause e di offrirne soluzioni che non temano di mettere in discussione gli assiomi del liberismo e della globalizzazione sfrenata. Piattaforme insomma che non temano di essere etichettate come “populiste”, forti del proprio essere autenticamente popolari. Osserviamo con attenzione i tentativi di rassamblement della nostra Sinistra. Auspichiamo che la lezione inglese venga colta e che vengano evitati i soliti carrozzoni elettorali inneggianti al centro sinistra, con improbabili leadership di “anime belle” che niente hanno a che fare con la solida tradizione socialista del nostro paese. Siamo certi che ne scaturirebbe una ennesima sconfitta, un’ennesima occasione perduta per il popolo italiano.

 

DOPO LA GBU-43 DI TRUMP: NO ALLE BOMBE DEL DOTTOR STRANAMORE! RICOSTRUIRE IL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA

Segreteria Nazionale PCI

Il dottor Stranamore ha sganciato la bomba. Donald Trump, il presidente del più potente Stato imperialista – gli Usa – che in questi anni ha versato il sangue di centinaia di migliaia di civili inermi, oggi dà dell’animale ad Assad mentre in poche settimane bombarda lo Yemen e la Siria; minaccia non tanto velatamente Mosca e Pechino; rafforza la presenza navale militare USA nei Mari del Sud della Cina; stanzia altri milioni di dollari per trasformare le squadre nazi-fasciste a Kiev in uno strutturato esercito filo americano di repressione e conquista dell’Ucraina; prosegue le politiche “golpiste” già messe in campo da Obama in America Latina; invia la propria “armada” navale nei mari della Corea del Nord. Ed ora – per terrorizzare i nemici e l’intero mondo – giunge a far esplodere in Afghanistan una bomba GBU-43 di 11 mila tonnellate di esplosivo, seconda sola alle bombe atomiche. Siamo già all’orrore. Ci chiediamo: quanti morti, quanta distruzione in Afghanistan dalla GBU-43? Lo sapremo mai? Lo riveleranno mai i media occidentali asserviti ai voleri imperialisti?

Trump alza i toni. Qualcosa di profondo è accaduto  perché – oggi – una nuova guerra mondiale non sia solo una minaccia evocata “follemente” da un presidente Stranamore, ma un verosimile progetto di una parte considerevole e oggi dominante dell’establishment USA e della NATO mondializzata.

Il punto è che gli USA, sul piano dell’egemonia economica mondiale, avvertono il proprio indebolimento e il proprio declino; il punto è che non sanno come reagire, ad esempio, al titanico progetto cinese di sviluppo economico – che per realizzarsi non può che essere pacifico ed emanatore di pace mondiale – delle “Nuove Vie della Seta” che dai Mari del Sud della Cina si dispiegano per il mondo. Il punto è che gli USA rispondono alla loro crisi di egemonia inviando nuove navi di guerra in quei Mari del Sud e in Corea del Nord, aprendo il fuoco e la minaccia di guerra sul piano  planetario.

Davvero, la crisi è profonda e la guerra mondiale una concreta possibilità.

Mai come ora il primo obiettivo è la lotta contro la guerra, la mobilitazione di massa per la costruzione della pace.

La realtà delle cose si impone sopra ogni eventuale e residua ipocrisia; non vi possono essere più dubbi, da parte di nessuno: il primo nemico della pace nel mondo, il primo nemico dei popoli è l’imperialismo USA. Da qui occorre partire, anche nel nostro Paese, per ricostruire un’alleanza vasta e militante tra comunisti, forze della sinistra, democratiche, sindacali, intellettuali, religiose, al fine di rimettere in campo un movimento di massa contro la guerra che il terrorizzante urlo imperialista nel mondo richiede.

Per il PCI questa è l’ora, non rinviabile.