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La lezione inglese

di Marco Frigione – redazione ilcomunista.it

Che notte che è stata quella di giovedì 8 giugno! I conservatori inglesi hanno perso la maggioranza assoluta nella camera dei comuni, a favore di una non scontata affermazione del Labour di Jeremy Corbyn. Conosciamo le differenze strutturali fra il nostro sistema e quello inglese, e non cederemo ad un certo provincialismo della sinistra italiana, accusata, spesso a ragione, di cercare ad ogni tornata elettorale estera un papa straniero che ad indicarci la smarrita via al socialismo, salvo poi rimanerne scottata. E tuttavia non possiamo non trarre una utile considerazione da queste elezioni: non è più vero che per vincere bisogna strizzare l’occhio al centro, all’elettorato “moderato”. Oggi a sinistra (vedasi anche la “France Insoumise” di JeVoto Gb: Corbyn, 'è giorno della nostra democrazia'an Luc Melenchon) vincono piattaforme percepite come autentiche, capaci di interpretare i problemi della classe lavoratrice, di denunciarne le cause e di offrirne soluzioni che non temano di mettere in discussione gli assiomi del liberismo e della globalizzazione sfrenata. Piattaforme insomma che non temano di essere etichettate come “populiste”, forti del proprio essere autenticamente popolari. Osserviamo con attenzione i tentativi di rassamblement della nostra Sinistra. Auspichiamo che la lezione inglese venga colta e che vengano evitati i soliti carrozzoni elettorali inneggianti al centro sinistra, con improbabili leadership di “anime belle” che niente hanno a che fare con la solida tradizione socialista del nostro paese. Siamo certi che ne scaturirebbe una ennesima sconfitta, un’ennesima occasione perduta per il popolo italiano.

 

DOPO LA GBU-43 DI TRUMP: NO ALLE BOMBE DEL DOTTOR STRANAMORE! RICOSTRUIRE IL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA

Segreteria Nazionale PCI

Il dottor Stranamore ha sganciato la bomba. Donald Trump, il presidente del più potente Stato imperialista – gli Usa – che in questi anni ha versato il sangue di centinaia di migliaia di civili inermi, oggi dà dell’animale ad Assad mentre in poche settimane bombarda lo Yemen e la Siria; minaccia non tanto velatamente Mosca e Pechino; rafforza la presenza navale militare USA nei Mari del Sud della Cina; stanzia altri milioni di dollari per trasformare le squadre nazi-fasciste a Kiev in uno strutturato esercito filo americano di repressione e conquista dell’Ucraina; prosegue le politiche “golpiste” già messe in campo da Obama in America Latina; invia la propria “armada” navale nei mari della Corea del Nord. Ed ora – per terrorizzare i nemici e l’intero mondo – giunge a far esplodere in Afghanistan una bomba GBU-43 di 11 mila tonnellate di esplosivo, seconda sola alle bombe atomiche. Siamo già all’orrore. Ci chiediamo: quanti morti, quanta distruzione in Afghanistan dalla GBU-43? Lo sapremo mai? Lo riveleranno mai i media occidentali asserviti ai voleri imperialisti?

Trump alza i toni. Qualcosa di profondo è accaduto  perché – oggi – una nuova guerra mondiale non sia solo una minaccia evocata “follemente” da un presidente Stranamore, ma un verosimile progetto di una parte considerevole e oggi dominante dell’establishment USA e della NATO mondializzata.

Il punto è che gli USA, sul piano dell’egemonia economica mondiale, avvertono il proprio indebolimento e il proprio declino; il punto è che non sanno come reagire, ad esempio, al titanico progetto cinese di sviluppo economico – che per realizzarsi non può che essere pacifico ed emanatore di pace mondiale – delle “Nuove Vie della Seta” che dai Mari del Sud della Cina si dispiegano per il mondo. Il punto è che gli USA rispondono alla loro crisi di egemonia inviando nuove navi di guerra in quei Mari del Sud e in Corea del Nord, aprendo il fuoco e la minaccia di guerra sul piano  planetario.

Davvero, la crisi è profonda e la guerra mondiale una concreta possibilità.

Mai come ora il primo obiettivo è la lotta contro la guerra, la mobilitazione di massa per la costruzione della pace.

La realtà delle cose si impone sopra ogni eventuale e residua ipocrisia; non vi possono essere più dubbi, da parte di nessuno: il primo nemico della pace nel mondo, il primo nemico dei popoli è l’imperialismo USA. Da qui occorre partire, anche nel nostro Paese, per ricostruire un’alleanza vasta e militante tra comunisti, forze della sinistra, democratiche, sindacali, intellettuali, religiose, al fine di rimettere in campo un movimento di massa contro la guerra che il terrorizzante urlo imperialista nel mondo richiede.

Per il PCI questa è l’ora, non rinviabile.

Lavoro: “Eppure il vento soffia ancora”

La Consulta ha bocciato uno dei tre referendum proposti dalla CGIL inerenti tre temi fondamentali in materia di diritto del lavoro: il referendum per il ripristino dell’art.18 della Legge 300/70 (Statuto dei lavoratori) nelle aziende dai 5 dipendenti in su (migliorativo rispetto alla vecchia soglia dei 15) dopo un acceso dibattito nella stessa Corte non è stato ammesso per “troppi elementi propositivi in contrasto con le disposizioni costituzionali sul referendum di carattere abrogativo”, mentre gli altri due referendum, uno sulla dibattuta materia dei voucher e l’altro, ritenuto meno importante ma invece e forse il più importante di tutti, quello del vincolo e della responsabilità solidale negli appalti e nei subappalti di lavoro.

Due referendum che suonano come una sfida a un Governo che, democratico solo a parole, ha fatto esattamente l’incontrario nell’attuazione dei principi costituzionali del “diritto al lavoro e a una vita dignitosa”. Una sinistra che non è tale, è sintomo solo di decadenza e usurpazione opportunistica.

Vi proponiamo una rassegna di recenti articoli e interviste sul tema.

  • ecip08f2-sc_1923351f-knfi-u43270869690219vtd-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Landini: «Il quesito sugli appalti conta anche più dei voucher. Avanti contro l’articolo 18»  Cominciamo dall’articolo 18. Circola un sospetto: che la Cgil abbia forzato di proposito il quesito per farselo bocciare ed evitare così il rischio di una sconfitta.
    «È una grandissima sciocchezza — risponde il leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini —. Lo dimostra anche il fatto che nella consulta c’è stata una discussione vivace e che la decisione di non ammettere il referendum è stata presa solo a maggioranza. Comunque per noi la questione resta una battaglia di civiltà». continua qui

 

  • Abrogare i voucher è una questione di democrazia e civiltà                                            Marta Fana, ricercatrice
    Il verdetto della corte costituzionale sui referendum sociali promossi dalla Cgil ha giudicato ammissibili i quesiti riguardanti l’abrogazione dell’istituto dei voucher e l’introduzione della clausola di responsabilità negli appalti per le imprese. Ha invece bocciato il quesito sul ripristino dell’articolo 18. Tra i due quesiti ammessi, quello che ha più fatto discutere è sicuramente il primo: i voucher. L’accanimento contro l’ipotesi di abolizione dei voucher è stato clamoroso. Tuttavia, a un profluvio di interviste a sostegno dei buoni lavoro, agli scoop sull’utilizzo da parte della Cgil, fa da contraltare un mondo del lavoro sempre più povero e precario, delegittimato della sua funzione sociale e da questo bisogna ripartire quando si discute di voucher.           continua qui

 

  • arton74459-ad266Art. 18: il Parlamento deve ripristinare l’articolo dello Statuto dei Lavoratori

Non passa il quesito referendario sull’articolo 18. Secondo la Corte il quesito non è ammissibile.

Nella valutazione della Consulta, niente hanno contato le sue sentenze precedenti, come quella numero 41 del 2003.

 La Corte ha ritenuto ammissibile nel 2003 un quesito che estendeva la tutela dell’articolo 18 ai lavoratori di tutte le imprese. E allora perché non ammettere un quesito che estende tale tutela ai soli lavoratori di imprese industriali con meno di 15 dipendenti? continua qui

 

Un nuovo spettro si aggira per l’Europa: il patriottismo di sinistra (finalmente)

A seguito di numerosi dibattiti emersi nella “sociosfera” tra diversi utenti, proponiamo senza apporre ulteriori commenti una breve rassegna di notizie, più o meno recenti, e comunicati ufficiali, che riguardano l’emergere in Europa, come risposta ai populismi di destra, di prese di posizione che rilevano la necessità di un marcato populismo patriottico di sinistra, in grado di assorbire e rendere propositiva la spinta delle classi lavoratrici del continente europeo.

  • noueNota di presentazione su PCI e Unione Europea: “Domenica 8 gennaio scorso il Comitato Centrale del PCI ha approvato l’allegata relazione “Il Partito Comunista Italiano e la questione europea”, frutto della discussione avvenuta in un apposito ristretto gruppo di lavoro e già approvata dalla Segreteria nazionale. Con tale atto il nostro Partito ha inteso assumere un chiaro orientamento su un tema da sempre delicato ma che oggi ha acquisito il carattere dell’emergenza, condizionando l’intero spettro dell’attività politica (si pensi anche solo alle tematiche del lavoro)e imponendosi come tema dirimente sulla scena politica nazionale.” continua qui
  • BRITAIN-POLITICS-NHS-LABOURIl Labour ha cambiato idea su Brexit?: “Diversi quotidiani britannici hanno pubblicato oggi alcune anticipazioni del discorso che Jeremy Corbyn, segretario del partito Laburista, farà nel pomeriggio a Peterborough. Secondo quanto scrivono, Corbyn userà il suo primo discorso del 2017 per chiarire la posizione del partito su Brexit, ovvero la decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea, e per dire che il Regno Unito potrà essere un paese migliore al di fuori dell’UE e che trarrà benefici dal poter controllare meglio la sua economia e le regole sull’immigrazione.” continua qui
  • brexit-referendum-ballotI comunisti portoghesi commentano la vittoria dei sostenitori della Brexit: “Dichiarazione di João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese – da http://www.pcp.pt – Traduzione di Marx21.itLa vittoria dell’uscita dall’Unione Europea nel referendum svoltosi nel Regno Unito rappresenta un evento di enorme grandezza politica per il popolo del Regno Unito come pure per i popoli d’Europa. Rappresenta un cambiamento di fondo nel processo di integrazione capitalista in Europa e una nuova occasione di lotta per coloro che da decenni si battono contro l’Unione Europea del grande capitale e delle grandi potenze, e per un’Europa dei lavoratori e dei popoli.” continua qui
  • disintegrazionemonetaria-e1425050287339Con Syriza e Podemos, la sinistra europea riscopre la patria: “Sinistra e patriottismo non sono sempre andati d’accordo, specie in Europa. Qualcosa sta cambiando, con tonalità diverse. Syriza è il frutto di una travagliata e progressiva ricomposizione della complessa storia delle sinistra greca. Alla base di tale ristrutturazione vi è un’accoppiata singolare: sovranità nazionale e interesse popolare. Podemos in Spagna ha un’origine del tutto diversa ma condivide con il partito greco la stessa intuizione: ridare sovranità al popolo. Per entrambi un nuovo modo di essere patriottici.” continua qui

Sensazioni per il 2017

da www.ridottiallosso.it

10 gennaio 2017

E’ da un pò che non aggiorno questo blog.

Sono passate sotto ai ponti tante, troppe cose, in questo terribile e intricato mondo.  Ma voglio ricominciare a scrivere ricordando che quest’anno ricorre il centenario della gloriosa Rivoluzione bolscevica in quel di Ottobre (calendario giuliano ai tempi dello Zar), secondo il nostro calendario il 7 novembre 1917. Una rivoluzione tra le più significative di quella materia spesso dimenticata o bistrattata che è la Storia.

Ma la Storia la si può dimenticare, la si può ignorare, ma ti presenta sempre il conto. Ti presenta il conto se ti azzardi, in un’Italia in sofferenza e con una grande disoccupazione giovanile, a promuovere ottimismo e demagogia legando le sorti di un referendum costituzionale alle sorti della politica stessa. E quindi la vittoria del NO come voto di protesta è tutta dentro questo grande equivoco,  Ti presenta il conto se ti aggrappi alla grande illusione “democratica” dove una famiglia quasi dinastica, quella dei Clinton, pensa che basti un pò di politicamente corretto, un pò di progressismo dell’ultimo minuto, per salvarti la faccia e non far vincere l’ondata populista di una destra nuova, negli Stati Uniti rappresentata da Trump, per poi cercare il colpevole nell’eterno Putin e nei russi cattivoni, che vanno bene per tutte le stagioni (quando si è in crisi di potenza ritirare fuori la guerra fredda è una grande comodità, vero Obama Nobel di pace?).

La Storia ti presenta il conto quando parli di opportunità per tutti e poi pensi di cambiare le cose facendo le scarpe a quelli del tuo partito (Renzi, ti ricordi di Enrico Letta stai sereno?) e di inondare di voucher il mercato del lavoro; ti presenta il conto quando seguendo l’arroganza di professoroni, quelli si, che dagli ambienti accademici milanesi pontificano di flessibilità sicura e l’unica cosa che hanno saputo fare in anni di studio è mettere una generazione contro un’altra, senza considerare che il problema non era LA generazione dei vecchi, ma CHI nella generazione dei vecchi ha tenuto e ottenuto tutti i posti di potere, di rendita – per poi girarli ai propri figli – quindi si può dire banalmente che è un problema DI CLASSE SOCIALE.

La Storia presenta non un conto, ma una figuraccia colossale, quando per anni e anni sostieni, nel nome di un errato antifascismo e una multiculturalità a prescindere, i peggiori estremismi islamici, che in Italia sarebbero stati volentieri combattuti e condannati, ma che siccome “fanno tendenza le primavere arabe” senza capire un accidente di come è complesso il medio oriente e di quali forze anche a livello mondiale tendono a scontrarsi, va bene così, facciamo gli alternativi e magari continuiamo pure a entusiasmarci per quella setta reazionaria e conservatrice che sono i monaci tibetani e il Dalai Lama, condannando a prescindere i cinesi che dopotutto in Tibet hanno solo dato pari dignità alle donne e abolito la servitù della gleba.

Questo terribile e intricato mondo ha bisogno di una forza politica seria, fatta da un gruppo dirigente che non sia improvvisato come quello dei 5 stelle (scrivo peraltro il giorno dopo della figuraccia del cambio di casacca fallito ai gruppi parlamentari europei a Bruxelles), che non sia suscettibile in maniera sistematica di corruzione o di opportunismo dettato dalla completa assenza di ideali, come la maggioranza del Partito Democratico.

Per questo, con la chiarezza dello studio e dell’analisi, con la volontà che ci contraddistingue, che è quella di non smettere e di non arrendersi, con l’umanità che sta nel costruire progetti collettivi, non settari o personalistici, e aperti a ogni persona nella chiarezza di una linea politica, che il nuovamente nato Partito Comunista Italiano è la risposta più completa, più costruttiva, a una situazione oggi apparentemente senza futuro.

Buon 2017, e buon centenario della Rivoluzione d’Ottobre!

Luca Rodilosso

 

Sulla nomina di Gentiloni, calma e sangue freddo

paolo_gentiloniLa designazione dell’incarico per la formazione del nuovo governo da parte del Presidente della Repubblica Mattarella a Paolo Gentiloni  non stupisce più di tanto, l’assetto di potere renziano è ancora in piedi e il PD è una struttura che ha assorbito il potere nel paese, annientato altri partiti a sinistra, ha negato il rapporto coi movimenti sociali lasciando quindi ampio spazio ai populismi di destra.
Un governo di transizione con Grasso presidente del consiglio sarebbe stato meglio, ma dato che l’azione politica non si fa con i “se” in ogni caso occorre organizzarsi al meglio per il futuro, tenendo presente che Gentiloni, iper atlantista, antisociale quanto vogliamo, è una scelta legittima in questo assetto costituzionale per il quale abbiamo votato, e specificamente per il quale la tutte le forze politiche di sinistra e non liberiste hanno votato “NO”.
Il PCI e i comunisti devono esserci con la massima vocazione alternativa al PD, per offrire al prossimo voto una sponda alla società progressista e ai lavoratori, e con estrema responsabilità data la fase che stiamo vivendo.

Ad abbaiare in questo caos già ci pensano gli altri, cerchiamo di distinguerci perché ne andrà della nostra reputazione, che deve accompagnarsi sempre alla giusta coerenza.

Luca Rodilosso – redazione ilcomunista.it