Manifesto

Di fronte all’ennesimo, farsesco tentativo, dentro le forze organizzate ormai residuali richiamanti la tradizione del comunismo italiano, di salvare scampoli di ceti organizzativi senza una salda prospettiva, basterebbe una sola frase per riportare un pò di serenità in una tempesta: “Il comunismo ha sempre senso.”
Casomai, pur riconoscendone la sua nobiltà e la sua funzione storica, sarebbe la parola “Sinistra” a non avere nessun tipo di futuro in questo pianeta.

Perché? In un mondo dove sono crollate le contrapposizioni ideologiche bipolari, nel pieno sviluppo del multipolarismo e dei nuovi concetti di diffusione reticolare (sia fisica che elettronica) della partecipazione, Il modello della gestione del potere e dei conflitti negli Stati Uniti e nei paesi occidentali sarà inevitabilmente il bipolarismo – laddove, per non farsi ingannare dagli sconvolgimenti europei dei grillismi e piratismi vari,  noi assistiamo a una sua ridefinizione e ricollocazione, non alla sua fine.

Proprio in questa ricollocazione sistemica, che comporta traumi pesanti alla storica rappresentanza del mondo del lavoro così come impostata nel XX secolo, le socialdemocrazie europee, storicamente le detentrici egemoniche del termine “Sinistra”, stanno pian piano confluendo nella nuova internazionale “progressista e democratica”, del capitalismo solidale, che sintetizza in sé i principi del partito leggero come i Democrats americani e le evoluzioni liberalsociali dei laburisti inglesi. Ci sono, come in ogni processo, delle resistenze, ma siamo a un punto tale di avanzamento di queste forze che non possiamo più permetterci di ragionare come quando c’era il contraltare del blocco sovietico. Le socialdemocrazie, per le borghesie occidentali, hanno esaurito la loro storica funzione di mediazione sociale. Senza il “pericolo rosso” ora è sufficiente un grillo, un pirata, un “indignado”, a esaurire le frustazioni delle vite di chi è emarginato; con una proficua interlocuzione coi democratici dello Stato di riferimento, ecco che il movimento dei lavoratori e la storica forza di impatto comunitario dei partiti social-comunisti viene definitivamente smembrata.

Chi permane nel limbo tra il ’45 e il ’91 è pregato di accorgersi che è cambiato il mondo e che siamo già sulla zattera nella tempesta. O si cambia rotta remando a forza, o il vortice ti risucchia lì. Non è più il tempo delle ambiguità. Tra di noi c’è chi ha paura dell’ignoto. Personalmente noi non ne abbiamo. Non intendiamo renderci parte di un lento declino anestetizzato, in cambio della tranquillità delle nostre vite a scapito di quella delle generazioni future.

Ilcomunista.it è qualcosa più di un blog, ed è qualcosa di diverso da un giornale on line di approfondimento.

E’ la sezione virtuale di chi è bistrattato perché non incline ad assecondare piccoli circuiti di micropotere, è il volantone-giornalino che i militanti danno nelle strade e nelle piazze, è la riflessione di una generazione resa sempre più “nerd” e sempre meno “working”, e che magari prova a capirci qualcosa di più per cambiare nel proprio contesto, seriamente, le cose. Ogni Comunista che ha bisogno di non sentirsi lasciato in disparte, figlio di un dio minore, eterno responsabile del nulla e per il nulla che hanno espresso in questi anni molte dirigenze, qua ha la sua “casa”.

E come si diceva (e si dice ancora) nella terra che fu bolscevica: “Sa rabòtu, tovàrishj! (Al lavoro, compagni!)”.

Falceemartello2013

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