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DOPO LA GBU-43 DI TRUMP: NO ALLE BOMBE DEL DOTTOR STRANAMORE! RICOSTRUIRE IL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA

Segreteria Nazionale PCI

Il dottor Stranamore ha sganciato la bomba. Donald Trump, il presidente del più potente Stato imperialista – gli Usa – che in questi anni ha versato il sangue di centinaia di migliaia di civili inermi, oggi dà dell’animale ad Assad mentre in poche settimane bombarda lo Yemen e la Siria; minaccia non tanto velatamente Mosca e Pechino; rafforza la presenza navale militare USA nei Mari del Sud della Cina; stanzia altri milioni di dollari per trasformare le squadre nazi-fasciste a Kiev in uno strutturato esercito filo americano di repressione e conquista dell’Ucraina; prosegue le politiche “golpiste” già messe in campo da Obama in America Latina; invia la propria “armada” navale nei mari della Corea del Nord. Ed ora – per terrorizzare i nemici e l’intero mondo – giunge a far esplodere in Afghanistan una bomba GBU-43 di 11 mila tonnellate di esplosivo, seconda sola alle bombe atomiche. Siamo già all’orrore. Ci chiediamo: quanti morti, quanta distruzione in Afghanistan dalla GBU-43? Lo sapremo mai? Lo riveleranno mai i media occidentali asserviti ai voleri imperialisti?

Trump alza i toni. Qualcosa di profondo è accaduto  perché – oggi – una nuova guerra mondiale non sia solo una minaccia evocata “follemente” da un presidente Stranamore, ma un verosimile progetto di una parte considerevole e oggi dominante dell’establishment USA e della NATO mondializzata.

Il punto è che gli USA, sul piano dell’egemonia economica mondiale, avvertono il proprio indebolimento e il proprio declino; il punto è che non sanno come reagire, ad esempio, al titanico progetto cinese di sviluppo economico – che per realizzarsi non può che essere pacifico ed emanatore di pace mondiale – delle “Nuove Vie della Seta” che dai Mari del Sud della Cina si dispiegano per il mondo. Il punto è che gli USA rispondono alla loro crisi di egemonia inviando nuove navi di guerra in quei Mari del Sud e in Corea del Nord, aprendo il fuoco e la minaccia di guerra sul piano  planetario.

Davvero, la crisi è profonda e la guerra mondiale una concreta possibilità.

Mai come ora il primo obiettivo è la lotta contro la guerra, la mobilitazione di massa per la costruzione della pace.

La realtà delle cose si impone sopra ogni eventuale e residua ipocrisia; non vi possono essere più dubbi, da parte di nessuno: il primo nemico della pace nel mondo, il primo nemico dei popoli è l’imperialismo USA. Da qui occorre partire, anche nel nostro Paese, per ricostruire un’alleanza vasta e militante tra comunisti, forze della sinistra, democratiche, sindacali, intellettuali, religiose, al fine di rimettere in campo un movimento di massa contro la guerra che il terrorizzante urlo imperialista nel mondo richiede.

Per il PCI questa è l’ora, non rinviabile.

Legittimi dubbi

La Costituzione dice che giustamente l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie Internazionali. Poi abbiamo visto come hanno rispettato questo articolo con la Serbia, l’Afghanistan e l’Iraq. Paragoni con i russi in Siria sono inutili: lì è lo stesso governo sovrano di Assad che ha chiesto l’intervento dopo che per 4 anni abbiamo fornito armi ai ribelli islamisti. Ad ogni buon conto, essendo antimperialista ma non per forza pacifista (mi sento pacifico quello si) l’isis deve essere distrutto. Ma chi vuol veramente farlo? Siamo sicuri che dopo 14 anni di prese per il culo e di complicità sottobanco degli americani col terrorismo internazionale il nostro intervento sotto la Nato in medio oriente sia veramente per distruggere l’isis?

 Luca Rodilosso – redazione ilcomunista.it

Non contestiamo Greta e Vanessa come persone. Contestiamo da comunisti le loro idee (sbagliate) sulla Siria

Non abbiamo certezza sulle modalità della trattativa per il rilascio delle due ragazze in Siria.
Non è nemmeno una questione personale con le due ragazze.

Ma ci sta semplicemente sullo stomaco che una massa di pecoroni di sinistra continui a esaltare una cooperazione non professionale, che per la natura POLITICA del viaggio si prefiggeva di cooperare “umanitariamente” con i guerriglieri di “liberazione” per abbattere un governo legittimo di un paese, sul quale dovremmo approfondire la discussione STORICA, accusato da dubbie fonti di genocidio, fonti peraltro smentite dalla stessa commissione ONU presieduta dalla dott.ssa Carla Dal Ponte.

E’ quella natura politica che, da comunisti e da persone di sinistra, non digeriamo e non tolleriamo.
Pensiamo anzi che, salvo il contesto autoritario che in tutto il medio oriente trova fertile applicazione, QUEL governo, a gestione partitica egemonica del Baath (Rinascita) guidato da Bashar Al Assad, abbia garantito per decenni la CONVIVENZA di cristiani ortodossi, copti, islamici sciiti, alawiti (dei quali Assad è parte), ebrei arabi di Siria e islamici sunniti.

E con chi erano schierate le ragazze cooperanti? A chi avevano dato appoggio?
Mettiamo che Al Nusra – che pure è ben infiltrata nella “resistenza”, o altri elementi jihadisti non erano in contatto con il gruppo di siriani che ospitava le due cooperanti.
La “resistenza” del “libero esercito siriano”, con riferimento politico nell’osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra (guardacaso), è composta da tutti quegli elementi sunniti che lamentano, essendo la maggioranza della popolazione, la mancanza di potere nel paese. Richieste che sarebbero potute essere accettabili (e bisognerebbe andarsi a rileggere la proposta di modifica costituzionale proposta da Assad stesso nei mesi della “rivolta” piuttosto che i piani russo-cinesi di mediazione tra le parti) se non che la piattaforma sostanziale che riuniva i gruppi sunniti nell’FSA prevedeva poche menzioni sul pluralismo religioso del paese e sulla natura laica della Siria.

Cosa dicevano, gli anni precedenti, tutti questi benpensanti di sinistra? Hanno mai espresso solidarietà ai cristiani di Siria che si sono visti chiese e conventi bruciati? Hanno mai preso in considerazione che già pochi mesi dopo la rivolta, elementi laici hanno lasciato immediatamente i gruppi di opposizione per le infiltrazioni dell’estremismo di matrice sunnita?

“Compagni e compagne” dirittoumanisti, amici della democrazia e contro le dittature, ma seriamente, ci siete o ci fate?

Dispacci di agenzie sulla situazione siriana

29 agosto 2013 – “E anche da Mosca arrivano le prime mosse sul possibile nuovo campo d’operazioni. Il governo russo rafforzerà infatti la sua squadriglia navale nel Mediterraneo, inviando nei prossimi giorni una nave anti sommergibile della flotta del Nord e l’incrociatore lanciamissile Moskva della flotta del Mar Nero: lo ha riferito una fonte della Stato maggiore russo, citato dall’agenzia Interfax.” www.corriere.it

“ROMA – Usciremo “vincitori” da questo “storico scontro”: lo ha detto il presidente Bashar al Assad, citato stamani dal quotidiano libanese al Akhbar vicino al movimento sciita Hezbollah, che combatte in Siria a fianco delle forze lealiste. “Dall’inizio della crisi sapete bene che aspettiamo il momento in cui il nostro vero nemico sporga la testa in casa nostra…”, ha detto il presidente siriano ai suoi comandanti, secondo la ricostruzione di al Akhbar. “So che il vostro morale è alto e che siete pronti a contenere ogni aggressione e a proteggere la patria. Vi chiedo però di passare questo morale ai vostri sottoposti e ai cittadini siriani. Perché questo è uno scontro storico dal quale ne usciremo vincitori”, ha concluso Assad.” www.ansa.it

28 agosto 2013 – “IL CAIRO – Secondo alcuni siti di informazione il Generale egiziao Al-Sisi avrebbe ordinato di chiudere al traffico militare americano il Canale di Suez.
Si tratterebbe di una seria presa di posizione che farebbe traballare gli equilibri nel Mediterraneo. Sembra che il capo della giunta militare che ai primi di luglio ha rimosso dal potere l’ex presidente Mohammed Morsi e il suo governo della Fratellanza Musulmana, il Generale Al-Sisi, avrebbe annunciato di voler chiudere il canale di Suez in caso di guerra degli Stati Uniti alla Siria. Al-Sisi avrebbe ordinato di bloccare la strada ad alcuni incrociatori americani e ai tender di rifornimento per le unità navali di Washington già presenti nel Mediterraneo. Si tratterebbe, qualora venisse confermato, di un gesto di importanza strategica e diplomatica notevole, e mostra quanto pericoloso sia il gioco cui stanno giocando Obama e i suoi alleati in Medio Oriente.”
http://italian.irib.it/

Intervista a Bashar Al Assad del giornale Izvestja – traduzione sommaria

BUONA LETTURA – http://izvestia.ru/news/556036

La prima domanda che gli fanno è su quterroristaante porzioni di territorio rimangono in mano ad i ribelli. Lui risponde che non è questione di porzione di territorio, ma di infiltrazione di questi assassini che si spostano di villaggio in villaggio o di città in città uccidendo la gente comune. Attribuisce il continuare della guerra al continuo ed incessante afflusso di mercenari dall’estero. Ma conferma che non ci sono posti dove le forze armate Siriane non entrino per distruggere il nemico.

I media occidentali spesso sostengono che i ribelli occupano dal 40 al 70% circa di territorio.
Lui: “non esiste esercito che abbia un controllo totale di tutto il territorio. Ripeto che il problema è il continuo afflusso di mercenari. Ma noi ripuliamo tutto luogo per luogo, il processo richiede tempo ed è il prezzo che stiamo pagando.”

Chi sono questi terroristi? Gruppi indipendenti di radicali o facenti parte di gruppi organizzati riconosciuti come quelli che destabilizzano il Medio Oriente ed ora anche la Siria? 

Lui: ambedue, ma li accomunano 1. l’ideologia e 2. il fatto che attingono alle risorse dalle medesime fonti.
La loro ideologia è il radicalismo, che non accetta altra religione che non sia quella professata da loro. Con i loro “guru”, ad esempio Al-Zawahiri. Ma ogni gruppo ha i suoi leader. Le fonti che li finanziano sono stati interi, avevo già menzionato ad esempio l’Arabia Saudita… nonostante le loro divisioni, i loro mentori sono in grado di dir loro: andate a fare la Jihad in Siria e questi eseguono.
L’Arabia Saudita svolge ambedue i ruoli: da un lato li indirizza attraverso le sue visioni wahabite, dall’altro li sostiene anche finanziariamente.

Sostenete che i gruppi terroristici sono collegati ad Israele, come e’ possibile?
Lui: “come si spiega che gli israeliani aprono il fuoco sui nostri soldati?
Soprattutto è lo stesso Israele che sostiene che nei suoi ospedali si trovano decine di terroristi in cura. Se questi gruppi odiano tanto Israele, come mai non hanno mai combattuto contro Israele ed invece sono pronti e lo fanno in Siria ed Egitto?
Cerchiamo di ricordarci come sono nati questi gruppi: sono terroristi che inizialmente erano sostenuti da USA ed occidente, finanziati dai sauditi dall’inizio degli anni ’80 in modo da combattere contro Russia ed Afghanistan. Come potrebbero combattere contro Israele, se sono stati creati dagli occidentali?

La nostra intervista verrà tradotta in molte lingue, molti leader la leggeranno, cosa vorreste dire loro?
Lui: “fra i capi di stato attuali ci sono molti “politicanti” e pochi leader. Il problema è che non conoscono la storia e non hanno imparato da questa. Ed alcuni si dimenticano anche la storia recente.
Hanno imparato le lezioni degli anni ’50? Hanno visto almeno i documenti dei loro predecessori che hanno perso le guerre a partire dal Vietnam ad oggi? Non gli è chiaro che hanno portato solo a distruzione ed instabilità nel vicino oriente ed in altre zone del mondo?
Proprio a questi politici vorrei spiegare che il terrorismo non e’ un asso nella manica, da tirar fuori nel momento del bisogno e poi rimettere a posto.
Il terrorismo è come uno SCORPIONE punge in qualsiasi momento perciò non si può esser pro-terroristi in Siria e combattere contro di loro in Mali.
Non si può sostenerli in Cecenia e combatterli in Afghanistan
Specifico che non si parla di tutti i leader, ma di capi di stato di alcuni paesi occidentali. Per loro basterebbe smetterla di entrare negli affari degli altri paesi, creando dei regimi marionetta, ed invece ascoltare le opinioni del proprio popolo: FORSE ALLORA LA POLITICA OCCIDENTALE SI AVVICINEREBBE DI PIU’ ALLA REALTA’. Se insistete che mi rivolga al mondo, direi:
assadA QUELLI CHE SOGNANO DI DI TRASFORMARE LA SIRIA IN UNA MARIONETTA OCCIDENTALE, QUESTO NON AVVERRA’; SIAMO UNO STATO INDIPENDENTE E COMBATTEREMO CONTRO IL TERRORISMO, COSTRUIREMO I NOSTRI RAPPORTI INDIPENDENTEMENTE CON QUEI PAESI CHE VORREMO NOI PER IL BENE DEL POPOLO
SIRIANO.

Mercoledì il governo Siriano è stato accusato di utilizzare armi chimiche. Immediatamente le accuse sono state riprese dai leader occidentali. Cosa rispondete? Lascerete gli ispettori ONU indagare su ciò?
— Le dichiarazioni fatte dagli occidentali sono contro il buonsenso e sono menefreghismo nei confronti delle opinioni dei propri popoli. E’ un nonsense: inizialmente accusano e solo dopo raccolgono prove. E di questo si occupano gli Stati Uniti. Mercoledì ci hanno accusati e solo dopo due giorni gli USA hanno dichiarato che raccoglieranno le prove. Ed in che modo poi hanno intenzione di raccoglierle a distanza? Ci accusano che l’esercito ha utilizzato armi chimiche in una zona che a detta loro si trova sotto controllo dei ribelli. In realtà la zona non ha una linea di fronte ben marcata fra esercito regolare e ribelli. Come potrebbe allora uno stato utilizzare armi chimiche o comunque armi di distruzione di massa dove sono concentrate le proprie truppe? E’ contro la più elementare logica. Per questo le accuse sono unicamente politiche e le motivazioni di fondo sono le numerose uccisioni di terroristi da parte dell’esercito.
Per quanto riguarda le indagini sui crimini di guerra in Siria, siamo stati i primi che hanno richiesto l’arrivo di una commissione. Quando i terroristi hanno lanciato un razzo con un gas tossico ad Aleppo abbiamo richiesto l’intervento di una commissione di esperti internazionali. Questa posizione è stata concordata con la Russia affinché USA, Francia e Gran Bretagna si convincessero che non siamo noi, ma i nostri nemici ad utilizzare le armi chimiche. Che si convincessero sulla base di fatti concreti e non accuse verbali.
Durante le ultime settimane abbiamo discusso con l’ONU relativamente ai lavori della commissione e finalmente gli specialisti sono arrivati da noi (dopo poche ore dall’intervista e’ stato dichiarato che governo Siriano e commissione ONU si sono messi d’accordo sull’ordine delle azioni da intraprendere sul posto dove si reputa siano state utilizzate le armi chimiche – ndr Izvestija). I risultati del loro operare saranno presentati all’ONU.
MA SIETE A CONOSCENZA CHE I RISULTATI POSSONO ESSERE INTERPRETATI A VANTAGGIO DI CERTI PAESI. PERCIO’ CI ASPETTIAMO CHE LA RUSSIA NON CONSENTA DI INTERPRETARE I DOCUMENTI A VANTAGGIO DEGLI INTERESSI DEGLI USA O IN GENERALE DEI PAESI OCCIDENTALI.

Sulla base di dichiarazioni statunitensi e di altri paesi occidentali degli ultimi giorni, gli americani non escludono un intervento armato in Siria. Darete motivo agli USA di trovare un pretesto?
– La questione è stata sollevata più volte. Dall’inizio della crisi, USA, Francia e Gran Bretagna hanno proposto un intervento, ma per loro sfortuna non sono andati a buon fine e le cose hanno preso una piega diversa. Hanno provato a convincere Russia e Cina a cambiare la propria posizione all’ONU, ma non ci son riusciti. E non sono neppure riusciti a convincere i propri popoli e tutto il mondo che la loro politica praticata nel vicino oriente è intelligente ed utile. Inoltre la situazione qui è diversa da quella in Tunisia ed Egitto.
Un medesimo scenario, applicabile a tutti, di “primavera araba” non è più credibile. Possono intraprendere una qualsiasi guerra, ma non possono sapere quando durerà e su quanto territorio si espanderà. Sono coscienti che il loro scenario è uscito fuori dal controllo.
Un’altro impedimento all’intervento armato è la consapevolezza da parte dei terzi che ciò che sta accadendo in Siria ora non è una rivoluzione popolare con richiesta di riforme. E’ terrorismo. In questa situazione i leader occidentali non possono dire ai propri cittadini: “andiamo in Siria per sostenere il terrorismo”.

Signor Presidente, se gli USA decidessero comunque di attaccare la Siria, cosa dovrebbero aspettarsi?
– Li aspetterebbe l’insuccesso, come per le altre guerre a partire dal Vietnam. L’america ha partecipato a molte guerre, ma non è mai riuscita ad ottenere gli obiettivi politici prefissati all’inizio di queste. Non è riuscita a convincere il suo popolo multietnico nella correttezza di queste aggressioni e neppure ad innestare la propria ideologia negli altri stati. Sì, i grandi paesi possono fare le guerra, ma possono anche vincerla?

Mantenete rapporti con il presidente russo Putin? Vi sentite al telefono e se sì, di cosa discutete?
—Abbiamo rapporti da molto prima che iniziasse la crisi in Siria. Ogni tanto ci sentiamo, ma non è possibile parlare al telefono di questioni cosi gravi come la situazione Siriana. Perciò queste vengono discusse dai nostri rappresentanti durante le visite qui o a Mosca.

Pianificate di visitare la Russia a breve o invitare Putin?
E’ possibile ma ritengo che ora gli sforzi debbano essere diretti a risolvere la crisi Siriana. Quando la situazione sara’ migliore, certamente visiterò Putin o lo inviteroò a Damasco.

Continuando il tema è a conoscenza che relativamente alla Siria, la Russia si oppone alla politica USA e Unione Europea. Cosa succederà se cederà alle pressioni? Vi immaginate un tale scenario?
Ad oggi non si possono vedere i rapporti russo-americani solo sulla base della situazione siriana. Le differenze di vedute non sussistono solo sul fatto che con la caduta dell’URSS agli USA è sembrato che la Russia fosse distrutta per sempre. Ma alla fine degli anni ’90 con l’arrivo di Putin il paese ha iniziato a riprendere forza e a far valere le proprie posizioni. В Il risultato è una nuova Guerra fredda per l’influenza politica.
gli USA si sono schierati su più fronti per provare a bloccare gli interessi russi nel mondo.
L’obiettivo degli USA e’ di avvilire il ruolo della Russia sull’arena internazionale e lo fanno anche attraverso la questione Siriana.
Potete porvi la domanda: perché la Russia sostiene la Siria. Ed e’ molto importante spiegarlo. La Russia oggi non difende il presidente Bashar Assad o il governo, cosi’ come il popolo siriano può scegliersi un altro presidente o governo. La Russia difende i principi che persegue, da almeno 100 anni: i principi di indipendenza e non intervento nelle questioni interne degli altri paesi. La stessa Russia ha sofferto di ciò più volte. Inoltre la Russi protegge i suoi interessi nella zona e questo è un suo diritto. I suoi interessi non si limitano al porto di Tartus, ad esempio. I suoi interessi sono più profondi: i colpi dei terroristi in Siria minano tutto il vicino oriente. La destabilizzazione si ripercuoterebbe anche sulla Russia. Il governo del vostro paese, a differenza di molti altri governi occidentali ne è consapevole.
Per quanto riguarda la situazione culturale e sociale, non dobbiamo dimenticarci che ci sono migliaia di famiglie russo-siriane che creano un ponte fra i due stati. Se la Russia avesse provato a mettersi d’accordo lo avrebbe fatto un paio di anni fa, non ora che il disegno e’ diventato chiaro e trasparente ormai per tutti. Colui che non ha contrattato allora non lo farà neppure adesso.

Sono in atto trattative con la Russia relativamente a forniture di combustibile, prodotti, armi? E degli S-300, vi sono arrivati?
Certo nessun paese vi confermerà questo tipo di informazioni, è parte dei segreti di stato e militari. Ma posso confermare che tutti i contratti stipulati con la Russia sono in esecuzione, indipendentemente dalla crisi, dalla pressione di USA, paesi occidentali o del golfo e che stiamo ricevendo dalla Russia tutto ciò che e’ necessario alla protezione della Siria e del popolo Siriano.

Che tipo di aiuto vi attendete dalla Russia? Economico o militare? La Siria non ha intenzione di chiedere un credito alla Russia?
Quando la sicurezza è indebolita, così va anche per la situazione economica , e le forniture militari russe porteranno anche ad un miglioramento di quella economica. Il sostegno russo al nostro diritto di mantenere la nostra indipendenza ci ha aiutato fin dall’inizio. Altri paesi contro il popolo Siriano hanno fatti grandi danni al tessuto economico interno, in particolare attraverso l’embargo, grazie al quale ora siamo in sofferenza. La Russia si è comportata in maniera totalmente diversa.
Il sostegno politico russo e la correttezza nell’adempiere ai contratti di carattere militare nonostante le pressioni americane, hanno dato linfa alla situazione economica del paese.
Un qualsiasi credito aperto da parte di un paese amico sarà vantaggioso per entrambe le parti: per I russi si tratterà di nuovi mercati e nuove prospettive per le proprie aziende, per la Siria di attirare mezzi per sviluppare la propria economia
E ciò senza parlare degli accordi con diverse aziende russe per quanto riguarda diverse tipologie di prodotti.
ancora una volta confermo che la posizione politica della Russia ed il suo sostegno alla Siria si riflettono in modo positivo sulla stabilità e benessere dei cittadini Siriani.

Può specificarci i dettagli degli accordi : se si tratta di combustibile o alimentari?
Le sanzioni economiche oggi bloccano I rifornimenti di ambedue ed anche dei medicinali. Sono prodotti fondamentali, necessari per la vita. Chiaramente ciò che fa oggi il governo siriano attraverso la firma degli accordi con la Russia e con gli altri paesi amici permette di migliorare il rifornimento di questi prodotti.

Tornando alla questione Siriana : ripetutamente avete fatto amnistie, Quali sono I risultati? C’e’ qualcuno dei ribelli che ora combatte fra le file delle forze regolari?
E’ vero che l’amnistia porta a risultati positivi. Soprattutto quando il disegno di ciò che succede in Siria è diventato chiaro a tutti.
Tanti ribelli hanno lasciato le armi e sono tornati alla loro vita normale . Tanti sono al fianco delle forze governative ora. Questi gruppi si dividono in 2 parti : la prima è stata ingannata dai media, l’altra è stata obbligata ad aggiungersi ai ribelli in quanto minacciata dai terroristi. Perciò crediamo sempre di dover lasciare le porte aperte per coloro che hanno deciso di lasciare la strada sulla quale andavano contro alla propria patria. Anche se molti in Siria sono contrari all’amnistia, questa ha comunque ridotto la tensione sociale.

Presidente, chi chiamerebbe alleato e chi nemico? I rapporti della Siria con alcuni paesi nell’ultimo periodo stanno disintegrandosi: Qatar, Turchia, Arabia Saudita, di chi è la colpa?
I paesi dell’arena internazionale accanto a noi sono Russia e Cina, a livello locale – l’Iran. Ma posso dire che nel mondo è in atto un cambiamento positivo: alcuni stati che prima erano radicalmente contro di noi, ora stanno cambiando la loro posizione, altri stanno ripristinando i loro rapporti con la Siria, altri ancora ci sostengono apertamente.
Ci sono stati che hanno sostenuto apertamente e direttamente I terroristi in Siria: Qatar e Arabia Saudita.
Il Qatar è sponsor dei terroristi, mentre la Turchia li allena ed apre corridoi per loro. L’Arabia Saudita ha sostituito il Qatar come sponsor. L’Arabia Saudita è uno stato che ha solo soldi e coloro che hanno soldi non sono in grado di creare una società civilizzata e sostenere la pace. Se l’Arabia Saudita ha il ruolo di sponsor principale allora la Turchia si trova in ben altra posizione. Mi rammarico che si possa dirigere uno stato come la Turchia con un semplice un pugno di dollari. Purtroppo è un paese enorme con una posizione strategica ed una società progressista che viene utilizzato da uno stato del golfo. E di tutto ciò deve rispondere il primo ministro turco. Qui la colpa non è del Popolo Turco, con il quale condividiamo molti usi ed eredità storica.

Cosa c’e’ dietro alle vedute comuni russe e siriane? Solo interessi geopolitici o affinità di due popoli che devono confrontarsi con la minaccia del terrorismo?
– Abbiamo molti punti in comune, il primo è che la Russia ha vissuto l’occupazione durante la seconda guerra mondiale e la Siria, a sua volta, e’ stata occupata più volte. In secondo luogo, la Russia, come la Siria ha sofferto innumerevoli tentativi di ingerenza nelle proprie questioni interne. Terzo: il terrorismo. Noi in Siria ci rendiamo conto cosa significa la morte di gente pacifica per mano dei terroristi nel Caucaso settentrionale , ricordiamo degli ostaggi a Beslan ed al Nord Ost a Mosca. In questo modo anche i russi capiscono con cosa abbiamo a che fare qui in Siria, in quanto loro stessi hanno avuto a che fare con il terrorismo. Perciò, quando un occidentale di spicco viene a raccontare che c’e il terrorista “cattivo” , ma che ci sono anche terroristi “moderati”, i russi sanno che non è vero.
Ancora una cosa ci accomuna: le famiglie che abbiamo in comune, come menzionato prima. Se non avessimo in comune affinità culturali, sociali e mentali, non avremmo tante famiglie in comune che collegano i nostri due paesi. Aggiungo a quanto detto che ci sono interessi geopolitici dei quali ho già parlato. L’instabilità nella Siria e nella regione influirà anche sulla Russia. Che capisce perfettamente ciò che l’Europa e l’occidente invece non capisce: la minaccia del terrorismo che non ha confini. E’ sbagliato pensare che la posizione di un paese così “grande” come la Russia si costruisca solo su uno o un paio di principi.

Cosa vi aspettate dalla conferenza «Ginevra/Жен-2»?

siria

La missione è di preparare il terreno per la regolamentazione politica in Siria. Ma non possiamo iniziare il dialogo politico fino a che non smetterà il supporto proveniente dall’estero ai terroristi . Ciò che ci aspettiamo da Ginevra è una pressione su quei paesi che sostengono il terrorismo in Siria. Devono smettere il contrabbando di armi e l’invio di mercenari terroristi verso il nostro paese. Quando verrà fatto questo passo sarà molto più semplice lavorare per organizzare il dialogo politico fra tutte le parti per stabilire il futuro del nostro Stato, le leggi e la Costituzione.