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Sulle elezioni in Brasile

Le notizie di questa fase storica sono un susseguirsi di involuzioni e cambiamenti non sempre positivi. In tutte le epoche di passaggio emergono mostri collettivi che come esseri umani produciambolsonarohaddado per una sorta di riflesso automatico di difesa nelle nostre coscienze, quasi che di fronte a sconvolgimenti sociali e nella produzione reagissimo non cogliendo le opportunità positive, ma rifugiandoci – per parafrasare Baumann – nel grembo materno.

Così dopo anni di sviluppo sociale e di riforme con visione socialista, con i loro errori e problemi, il Brasile sceglie il ritorno all’ordine dell’oppressione archetipica della Madre Patria, a suon di preghiere a Dio e mano pesante militare, al machismo succube di un figlio mai emancipato e mai cresciuto. Che è un po’ la richiesta profonda che emerge nelle società occidentali da questa crisi interna al capitalismo.

Una leggera nota di speranza è dettata dal freno alla vittoria di Bolsonaro, che prendendo i voti al primo turno avrebbe dovuto mettere il turbo e vincere 70 a 30. Haddad, con i suoi limiti, ha risalito la china raggiungendo invece il 45 al ballottaggio. La Resistenza si fa anche con le sfumature, nonostante insulti e intimidazioni. Lo sfogo della rabbia da forza sul breve periodo, noi resiliamo come canne di bambù – cercando di imparare al meglio dalla saggezza cinese.

Di sicuro fare resistenza-resilienza in compagnia di chi ha fallito a fare il liberale globalista in questi 30 anni non ci è utile e non ne abbiamo ne voglia ne intenzione. Scalfari su Repubblica denuncia la svendita dell’Europa alla Russia, così anche Martina e lo stato maggiore del Pd. Va bene svegliarsi una due tre volte, ma qua siamo proprio agli antipodi. I campi politici futuri è nelle cose che devono essere multilateralisti, e non più a sola guida statunitense. Peraltro neanche si parla di uscire dalla Nato, i comunisti sarebbero ben più radicali della lega e del m5s. Quindi, di che stiamo parlando?
È la totale incapacità di interpretare un nuovo mondo e saperci navigare dentro, che ha portato l’emarginazione politica. E che su basi diverse da quelle delle destre, rompendo l’asfissiante equivoco pd=comunisti, ci tocca reimparare.

Redazione

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Elezioni Iraq – Maggio 2018 – Vince nuova Coalizione Sciiti-Comunisti

ELEZIONI IRAQ – MAGGIO 2018
NUOVA COALIZIONE SCIITI-COMUNISTI PRIMA FORZA DEL PAESE

iraq1L’asse musulmani Sciiti-Comunisti è una novità politica recente in Iraq, che con la coalizione “Sairoun” (In cammino insieme), che riunisce le milizie sciite di Al Sadr e il Partito Comunista Iracheno, ottiene la maggioranza relativa dei seggi in queste elezioni di maggio 2018.
Risvolto interessante se si pensa che qualche settimana fa in Libano Hezbollah (il partito di Dio) che mantiene buoni rapporti con le sinistre libanesi ha vinto le elezioni.
Si sta ristabilendo per il medio oriente un nuovo modello politico binomico “sciiti-laici progressisti e comunisti” che, a fronte della resistenza del regime siriano di Bashar al Assad ai terroristi, sta dando – con diverse varianti a seconda dei paesi di riferimento – segnali di estrema vitalità.

Con buona pace dell’Unione europea, dei Fratelli Musulmani, di Israele, Arabia e Stati Uniti.

 

fonte: Nena News

La lezione inglese

di Marco Frigione – redazione ilcomunista.it

Che notte che è stata quella di giovedì 8 giugno! I conservatori inglesi hanno perso la maggioranza assoluta nella camera dei comuni, a favore di una non scontata affermazione del Labour di Jeremy Corbyn. Conosciamo le differenze strutturali fra il nostro sistema e quello inglese, e non cederemo ad un certo provincialismo della sinistra italiana, accusata, spesso a ragione, di cercare ad ogni tornata elettorale estera un papa straniero che ad indicarci la smarrita via al socialismo, salvo poi rimanerne scottata. E tuttavia non possiamo non trarre una utile considerazione da queste elezioni: non è più vero che per vincere bisogna strizzare l’occhio al centro, all’elettorato “moderato”. Oggi a sinistra (vedasi anche la “France Insoumise” di JeVoto Gb: Corbyn, 'è giorno della nostra democrazia'an Luc Melenchon) vincono piattaforme percepite come autentiche, capaci di interpretare i problemi della classe lavoratrice, di denunciarne le cause e di offrirne soluzioni che non temano di mettere in discussione gli assiomi del liberismo e della globalizzazione sfrenata. Piattaforme insomma che non temano di essere etichettate come “populiste”, forti del proprio essere autenticamente popolari. Osserviamo con attenzione i tentativi di rassamblement della nostra Sinistra. Auspichiamo che la lezione inglese venga colta e che vengano evitati i soliti carrozzoni elettorali inneggianti al centro sinistra, con improbabili leadership di “anime belle” che niente hanno a che fare con la solida tradizione socialista del nostro paese. Siamo certi che ne scaturirebbe una ennesima sconfitta, un’ennesima occasione perduta per il popolo italiano.

 

Comunisti, sinistra ed europa. I risultati del sondaggio in rete.

Cominciamo col dire che in più di 800 avete risposto al sondaggio, e per questo vi ringrazio. Il sondaggio vuole tastare le opinioni dei compagni e delle compagne su questioni importanti e delicate come l’unità dei comunisti, della sinistra e la posizione sull’europa e le elezioni europee. Ecco i risultati:

Il 47% di chi ha riposto al sondaggio ha tra i 18 e i 29 anni, e questo è un dato confortante, il 25% ha tra i 30 e i 44 anni, il 20% tra i 45 e i 59, solo 6% sopra i 60 e all’ultimo posto ci sono gli ander 18, solo il 2%.

Il 41% è iscritto a Rifondazione Comunista, il 28% al PdCI, il 27% a nessuna organizzazione e il restante 4% ad altre (SEL, PCL, PD, M5S, CSP).

Alla prima domanda, sullo scioglimento del PRC e del PDCI per la costruzione di un nuovo partito comunista, le risposte sono molto incoraggianti. Ben il 52% risponde che bisogna costruire un nuovo partito comunista e che non riguardi solo lo scioglimento di PdCI e PRC ma tutti i partiti comunisti italiani. Il 20% afferma che bisogna farlo perché divisi sono inutili e insufficienti. Quindi ben il 72% vuole lo scioglimento del pdci e prc e non solo per la costruzione un nuovo partito comunista. Il 13% di voi preferisce una federazione che mantenga l’identità di ogni partito e solo il 7% pensa che i partiti siano troppo diversi e quindi non vuole un nuovo partito.

Sull’unificazione della sinistra in un unico fronte avete risposto così: il 41% pensa che sia l’unico modo per far tornare grande la sinistra, il 37% vuole però che sia chiarita la politica delle alleanze, il 6% pensa che bisogna valutare caso per caso mantenedo l’autonomia dei soggetti politici e il 10% è contrario al fronte unico della sinistra perché i soggetti politici sono troppo eterogenei. Il 78% vuole una sinistra unita ma una parte consistente di essi vuole che la politica delle alleanze siano chiarite fin da subito. Solo il 16% è contrario a questa proposta.

Riguardo le alleanze con il centro sinistra, le risposte che avete dato determinano una divisione in tre poli. Difatti il 30% di voi dice mai con il centro sinistra, il 31% vuole che sia valutato caso per caso alle elezioni locali e un netto no all’alleanza a livello nazionale, il 32% che sia valutato caso per caso sia nelle elezioni locali che nazionali. Solo il 4% dice di andare sempre e comunque con il centro sinistra.

Passando all’europa, sul tema principale che la sinistra e i comunisti devono portare avanti le risposte sono state abbastanza nette: ben il 64% vuole che il tema principale debba essere la disobbedienza e la ritrattazione dei trattati europei (fiscal compact, mes etc.) e del ruolo della BCE, solo il 17% vuole l’uscita dall’euro e dall’europa ed il 12% pensa che si debba dire no all’austerity tedesca e che sia ridimensionato il ruolo della Germania.

Come si devono presentare i comunisti e la sinistra alle prossime elezioni europee? Avete risposto così: il 38% vuole una lista unica dei comunisti che indichi il gue come gruppo d’appartenenza e tsipras come candidato alla commissione europea. Il 34 % vuole una lista unica della sinistra che includa SEL e società civile ma solo se viene indicato il GUE come gruppo d’appartenenza e il sostegno a Tsipras. il 13% vuole una lista unica della sinistra con SEL e società civile ma senza indicare l’appartenenza al GUE e senza dover per forza sostenere Tsipras, e il 5% vuole la stessa cosa ma senza la società civile.

Come vedete, il sondaggio ci da delle risposte chiare su certi temi e risposte divise su altri. La stragrande maggioranza vuole lo scioglimento del PRC e del PdCI e degli altri partiti comunisti e la costruzione un unico partito comunista. In pochi, pochissimi, non la vogliono. Idem per la riunificazione della sinistra in un unico fronte, ma comunque c’è la chiara volonta di mettere subito in chiaro la politica delle alleanze. Le alleanze sono, ahimè, un punto dolente che più divide la sinistra e i comunisti. Praticamente non vien escluso nulla, nè il no a prescindere al centro sinistra né la vlutazione caso per caso, sia nel locale che a livello nazionale. In europa viene bocciata la linea per l’uscita dall’euro e dall’ue e si preferisce la via della disobbedienza ai trattati europei e la loro ritrattazione, incluso il ruolo della BCE. E questo è un bel segnale che ci distingue dagli altri, nessuna contaminazione populista. Anche per le elezioni europee i segnali sono buoni anche se c’è ancora divisione tra chi vuole anche SEL e chi vuole una lista dei soli comunisti, ma su Tsipras e sul GUE le idee sono chiarissime, imprescindibili.

Grazie compagni e compagne per avermi aiutato in questo sondaggio, che questi dati siano utilizzati e che i dirigenti della sinistra e dei comunisti sappiano cosa voglioni i compagni e le compagne che lavorano tutti i giorni sul territorio e non solo. Certo, non è un sondaggio definitivo e non è la verità assoluta, ma penso che sia già qualcosa. Adesso la parola a voi e alle vostre considerazioni.

Nicolò Monti