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Un nuovo spettro si aggira per l’Europa: il patriottismo di sinistra (finalmente)

A seguito di numerosi dibattiti emersi nella “sociosfera” tra diversi utenti, proponiamo senza apporre ulteriori commenti una breve rassegna di notizie, più o meno recenti, e comunicati ufficiali, che riguardano l’emergere in Europa, come risposta ai populismi di destra, di prese di posizione che rilevano la necessità di un marcato populismo patriottico di sinistra, in grado di assorbire e rendere propositiva la spinta delle classi lavoratrici del continente europeo.

  • noueNota di presentazione su PCI e Unione Europea: “Domenica 8 gennaio scorso il Comitato Centrale del PCI ha approvato l’allegata relazione “Il Partito Comunista Italiano e la questione europea”, frutto della discussione avvenuta in un apposito ristretto gruppo di lavoro e già approvata dalla Segreteria nazionale. Con tale atto il nostro Partito ha inteso assumere un chiaro orientamento su un tema da sempre delicato ma che oggi ha acquisito il carattere dell’emergenza, condizionando l’intero spettro dell’attività politica (si pensi anche solo alle tematiche del lavoro)e imponendosi come tema dirimente sulla scena politica nazionale.” continua qui
  • BRITAIN-POLITICS-NHS-LABOURIl Labour ha cambiato idea su Brexit?: “Diversi quotidiani britannici hanno pubblicato oggi alcune anticipazioni del discorso che Jeremy Corbyn, segretario del partito Laburista, farà nel pomeriggio a Peterborough. Secondo quanto scrivono, Corbyn userà il suo primo discorso del 2017 per chiarire la posizione del partito su Brexit, ovvero la decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea, e per dire che il Regno Unito potrà essere un paese migliore al di fuori dell’UE e che trarrà benefici dal poter controllare meglio la sua economia e le regole sull’immigrazione.” continua qui
  • brexit-referendum-ballotI comunisti portoghesi commentano la vittoria dei sostenitori della Brexit: “Dichiarazione di João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese – da http://www.pcp.pt – Traduzione di Marx21.itLa vittoria dell’uscita dall’Unione Europea nel referendum svoltosi nel Regno Unito rappresenta un evento di enorme grandezza politica per il popolo del Regno Unito come pure per i popoli d’Europa. Rappresenta un cambiamento di fondo nel processo di integrazione capitalista in Europa e una nuova occasione di lotta per coloro che da decenni si battono contro l’Unione Europea del grande capitale e delle grandi potenze, e per un’Europa dei lavoratori e dei popoli.” continua qui
  • disintegrazionemonetaria-e1425050287339Con Syriza e Podemos, la sinistra europea riscopre la patria: “Sinistra e patriottismo non sono sempre andati d’accordo, specie in Europa. Qualcosa sta cambiando, con tonalità diverse. Syriza è il frutto di una travagliata e progressiva ricomposizione della complessa storia delle sinistra greca. Alla base di tale ristrutturazione vi è un’accoppiata singolare: sovranità nazionale e interesse popolare. Podemos in Spagna ha un’origine del tutto diversa ma condivide con il partito greco la stessa intuizione: ridare sovranità al popolo. Per entrambi un nuovo modo di essere patriottici.” continua qui

La Serbia: avvelenata e occupata dalla NATO, asservita e immiserita dal FMI e dalla UE

di Enrico Vigna

da http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=738:la-serbia-avvelenata-e-occupata-dalla-nato-asservita-e-immiserita-dal-fmi-e-dalla-ue&catid=2:non-categorizzato

settembre 2015

Prendendo spunto dall’eccezionale reportage dalla Serbia della giornalista russa Daria Aslamova, tradotto e proposto dal Forum Belgrado Italia, dove emerge in modo preciso la situazione della Serbia dei nostri giorni, colgo l’occasione per offrire un ulteriore sguardo sulla situazione. Un paese uranizzato e occupato dalla NATO, comprato e asservito dai “Bankster” del FMI e della UE. Una terra avvelenata per i prossimi 100 anni e forse più; un popolo con una grande e fiera storia, immiserito e umiliato.

La Serbia uranizzata

L’uranio impoverito, questo “innominabile” ma inesorabile killer, a partire dal 1999, anno dei bombardamenti NATO della Jugoslavia, fa strage tra la popolazione serba e kosovara, anche albanese: sì, perché non bada alla nazionalità. Le munizioni sparse dagli aerei dell’Alleanza continuano a seminare morte e lo faranno ancora per molto tempo. In questi anni l’insorgenza del cancro in Serbia è aumentata fino a cinque volte. I casi più diffusi sono tumori del polmone e tumori degli organi riproduttivi. Anche i soldati della Nato sono stati colpiti, soprattutto italiani e portoghesi. In 78 giorni di aggressione le forze NATO hanno bombardato 112 volte il territorio dell’ex Repubblica Federale di Jugoslavia con l’uranio impoverito isotopo U238. Sono state contaminate 91 località, di cui 1 in Montenegro, 9 nel sud della Serbia centrale e addirittura 81 sul territorio del Kosovo e Methoija. Nel 2000 la NATO ammise l’utilizzo di armi contenenti uranio impoverito durante la missione “Angelo Misericordioso” concepita per “portare la pace” in Kosovo.

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MOVIMENTO 5 STELLE: GIUSTE COLLOCAZIONI PER SBAGLIATE PRASSI

di Luca Rodilosso

Da qualche tempo, nella sinistra anticapitalista e quindi nei fatti in tutti quei segmenti di mondo comunista (buona parte del pdci e prc, collettivi vari tra cui rete dei comunisti, militant, altri partiti tra cui il csp) ci si interroga a che gioco stia giocando il Movimento 5 Stelle, soprattutto nell’ambito della propria posizione sulle guerre (imperialiste) in medio oriente e in est europa, e nei rapporti con l’Europa stessa.

Ci sono state aperture molto positive – nell’ottica antimperialista – anche se caotiche, irregolari e discontinue, da parte di diversi esponenti del mondo politico a 5 stelle, ultimo ma non unico il caso di Di Battista rispetto alla retorica degli “interventi umanitari armati”. Molta società civile, tra cui la sempre presente Emergency di Gino Strada, combatte da anni con l’idea distorta dell’intervento armato per tutelare la democrazia, questa o quella fazione che si vedono da trent’anni e più in lotta con rifornimenti alternati di armi e di aiuti – a seconda dei casi e della loro condizione.

Eppure queste prese di posizione, pur importanti, denotano l’insufficienza e l’incompletezza nell’analisi e nella strategia di quello che nel mondo realmente accade, da parte di un “campo politico” alternativo che in Italia – diatribe di avanspettacolo a parte – fatica ad emergere.

In effetti c’è da chiedersi come mai il Movimento 5 Stelle, nato su una forte ondata di antipolitica e antipartitismo, prendendosi peraltro l’endorsement, a inizio 2013, perfino dell’ambasciatore americano in Italia – suscitando fastidio nel Pd e nell’allora Pdl – stia permettendo – perché assumere una posizione, per un movimento leaderistico, su temi così complessi è faccenda altrettanto complessa – a molti suoi esponenti di prendere posizioni di rottura con lo storico equilibrio euro-atlantico.

Non ci devono stupire le rotture interne al quadro dell’alleanza atlantica – basti pensare a De Gaulle, a Craxi che negò agli americani la base di Sigonella, ma esse provenivano da linee politiche che avevano un quadro preciso nella collocazione storica e soprattutto avevano una visione nazionale su diversi temi, più o meno condivisibile.

Qua si sta parlando invece di un calderone politico, emerso – o per i più maligni “creato”- da un lato per evitare che prendessero piede nella politica partitica italiana quei segnali di cambiamento sociale emersi con la vittoria dei  4  referendum del 2012 su nucleare, giustizia e acqua pubblica, e dall’altro proprio per usare la rabbia sociale derivante da questo mancato cambiamento NEI PARTITI, e non CONTRO, al fine di “ingabbiare” un consenso pericoloso per il sistema capitalistico in un canale controllabile – ecco quindi la forte centralizzazione e la tendenziale inconcludenza del Movimento di Grillo.

Come tutte le creature create o cresciute da un”padrone” però, anche un movimento politico può  o potrebbe cambiare rotta, perdere la sua funzione originaria e diventare potenzialmente, per il sistema che lo ha creato, un problema anziché una risorsa.

In senso negativo e degenerativo, questa trasformazione, in contesti ben più critici dell’Italia, si è avuta nell’attuale ondata di estremismo islamico organizzato e armato, del quale l’ISIS è la punta di “diamante”, finanziato originariamente a causa degli interessi intrecciati di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita nell’abbattere tutte le esperienze della borghesia araba laica e post nasseriana (Iraq, Siria, Libia); più in là nel tempo un caso simile di “creatura ribellatasi al creatore” si ebbe già con i Talebani afghani, prima amici nel combattere l’Unione Sovietica, poi divenuti mano a mano nemici.

E’ chiaro oramai che i partiti italiani più grandi sono ridotti a un coacervo di interessi lobbistici più o meno personali: il PD è, con Renzi, sensibile alla tutela dei mercati finanziari, interventista nelle guerre “umanitarie” dell’occidente e generalmente liberal sull’ambito civile, ma con pericolosi rigurgiti catto-oratoriani di alcuni suoi ministri; Forza Italia è sempre la persona di Silvio Berlusconi, coi suoi interessi e le sue contraddizioni – che a volte la fanno risultare leggermente più disallineata di Renzi rispetto all’establishment atlantico ma che nel profondo condivide l’impostazione di carattere presidenzialistico-autoritaria che tende allo snaturamento della Costituzione antifascista; altri partiti sono gradazioni più “destre” o “sinistre” dei partiti predetti, eccetto la Lega che mantiene salda la sua visione vandeana e reazionaria – ostile da destra alla finanza internazionale – nelle sue enclavi del Nord Italia.

In tutto questo panorama, lo spazio per la vittoria del M5S non c’è, e lo dimostra chiaramente il risultato delle elezioni europee di quest’anno, di come il renzismo abbia sistematizzato e rimesso nei binari di compatibilità di sistema ogni spinta al rinnovamento. A meno che non si guardi al campo anticapitalista e non si apra un discorso con le culture politiche genuine che da quel campo provengono – e quindi non con i fascisti, che sono semplicemente una finta negazione del capitalismo, un pò come l’estremismo islamico per certi versi – l’M5S sarà portato a un lento, magari alterno ma ineluttabile, declino.

articolo m5s-comunistiMa il dramma non è per l’M5S in sé, è per il vero cambiamento, quello che chi è comunista e per una società socialista ha sempre cercato: l’M5S in Italia sta coprendo lo spazio politico di una sinistra radicale: nei fatti, spazio che dovrebbe appartenerci e che ci siamo lasciati prendere.

Come mai, proprio in questi giorni, con in atto una pericolosissima escalation mondiale in Ucraina, dove gli stati Uniti, la NATO e una supina Unione Europea hanno dato un notevole contributo ai presupposti della sua nascita, Beppe Grillo e L’M5S si mettono a replicare alle dichiarazioni “provinciali” di Renzi sui 1000 giorni con altrettanto provincialismo e con un tocco di pernicioso razzismo rispetto al problema della salute dei poliziotti a contatto coi migranti? Con questo non si vuole dire che anche questo tipo di problemi non ci sia, e non si negano le difficoltà di lavoratori poco tutelati di fronte a tragedie come quelle dei disperati del mare, ma perché Grillo e il suo Movimento, proprio in questi giorni, in queste ore, fanno trapelare poco o nulla delle loro posizioni riguardo a una tragedia collettiva che è la guerra che si sta espandendo dovunque in oriente, e si perdono in queste polemiche, dando adito a Repubblica, al PD, di accusare l’M5S di razzismo?

Perché, nei fatti, l’M5S è ancora pesantemente condizionato da un diktat, chiarissimo e lucidissimo: fomentare conflitto e rabbia in Italia, partendo da presupposti giusti ma rendendoli indigesti all’opinione pubblica con azioni scientificamente ragionate. Fare cerchiobottismo tra un ribellismo anarchico e una rivisitazione pseudoleghista per non portare le loro proposte politiche alla SINTESI, percorso fondamentale che non solo i partiti comunisti, ma qualsiasi partito rivoluzionario nel mondo ha saputo fare, è parte integrante della loro strategia.

Ma questo non deve farci desistere, perché nel Movimento, in chi vota il Movimento, ci sono molti, tanti voti che sono per il cambiamento, per la giustizia sociale vera: voti di operai, di lavoratori, di precari e di giovani. Dobbiamo lottare da comunisti negli interstizi del popolo pentastellato, allacciare contatti con loro esponenti a tutti i livelli, cercando con generosità di far capire che non è in gioco la nostra o la loro parrocchia, ma la salvezza dell’Italia e dell’Europa come elemento di democrazia sociale. In tutto questo, l’Unione Europea e tutte le forze politiche che sono disposte a sostenerla acriticamente, si stanno dimostrando, destre e finte sinistre, pericolose per i popoli d’Europa.

L’austerità è uno dei problemi, ma il secondo, non meno importante forse anche più brutale e letale, è la guerra, lo stato di militarizzazione permanente, che sta uccidendo lentamente le nostre democrazie e provocando l’aggressività delle potenze asiatiche. Al posto di cercare cooperazione e sviluppo con Russia e Cina, e anche con l’Iran, abbiamo fatto di tutto per minacciarli, destabilizzarli, contenerli. Mentre il Sud America ha intessuto rapporti con i nascenti BRICS, cercando la via multilateralista, l’Europa si è arroccata su se stessa e sulle sue vecchie visioni del mondo.

Queste reazioni di queste settimane, non solo della Russia, ma anche della Cina rispetto alle esercitazioni in Corea del Sud e a Taiwan, sono l’inevitabile conseguenza della follia di questi vent’anni di unipolarismo, e di tutte le guerre umanitarie che l’occidente ha fatto per esportare democrazia. E’ ora di finirla con le ambiguità, le parole “destra” e “ sinistra” subiranno profondi sconvolgimenti e mutamenti, e solo se si riprenderà a studiare e a lottare per il socialismo, quello vero, non quello dei “socialisti” europei, forse, si riuscirà ad evitare la barbarie.

Gaza e Donbass – due lotte per la dignità di esistere

gaza e donbassdi Redazione

Questo editoriale che intendiamo porre all’attenzione dei nostri lettori, affiancato a queste immagini, è deliberatamente intenzionale. Si, noi denunciamo il fango di un’informazione morta nel suo spirito di servizio, di condivisione e di partecipazione dei cittadini. I partiti di potere, della destra liberista e della finta sinistra democratica, nascondono, omettono il pieno significato delle stragi contemporanee, perché queste stragi sono la parte oscura del nostro benessere, del nostro potere e della nostra politica occidentale. Solo Gaza, per i decenni di massacri e per la forza numerica dei paesi arabi, gode di maggiore visibilità. Il Donbass, Lugansk, la strage di Odessa, perché avvenute in Ucraina e con una Russia che inizia a rialzare la testa da dopo gli anni ’90 ma che inizia solo da pochi anni a riaffermarsi come attore internazionale,  sono aree del mondo dove avvengono bombardamenti egualmente tragici, forse con delle milizie ribelli meglio organizzate di quelle di Hamas nella striscia, ma dove la sofferenza delle popolazioni locali è pari a quella dei palestinesi oggi.

Succede che odi etnici costringono popoli ad essere oppressi da altri popoli, che paradossalmente hanno radici estremamente simili e comuni: gli Israeliani, che basano la loro identità rispetto alla storia ebraica, opprimono i palestinesi, semiti come loro, e che hanno vissuto assieme ad ebrei in Palestina per secoli. Gli ucraini, soffiando su un nazionalismo storico che trova i suoi primi fondamenti nella storia del Granducato Polacco-Lituano in chiave antirussa, odiano profondamente sia gli ucraini “bastardi”, ovvero i frutti del meticciato sovietico delle famiglie miste, sia i russofoni del Donbass, della regione di Lugansk e di Odessa,  frutto di migrazioni mai digerite pienamente dai tempi dell’impero zarista. Eppure, la Storia della Rus’, dei popoli slavi fratelli, dell’affascinante rapporto con l’Impero Bizantino nasce proprio a Kiev, sviluppandosi poi a Novgorod e quindi a Mosca.

In tutte e due le faglie storiche di conflitto, a soffiare sul fuoco, a creare divisione anziché incontro, è proprio l’occidente e la sua decadenza, il debito pubblico americano in ricerca spasmodica di continue guerre, l’incertezza complice e codarda di un Europa che anziché essere vero fattore di pace, è spesso agente provocante di continue guerre e instabilità, perché la natura del capitalismo europeo non è cambiata: anziché farsi la guerra tra loro, gli stati europei hanno concentrato le loro forze – sempre più deboli – in un “unione egoistica di necessità” e certo non di virtù. E’ per questo infatti, che le reali forze di cambiamento, che guardano al socialismo, a una trasformazione democratica della società, non possono che essere contro questa Unione Europea corrotta e corruttrice dei propri popoli, e massacratrice dei popoli intorno a sé. Partiti complici e a capo del potere europeo come PSE e PPE sono parte di questa grande corruttela, che snatura e cambia totalmente il senso delle parole “democrazia”, “popolare” e “socialista”, infangandole con gli elementi selvaggi e di sopruso dell’economia capitalistica.

Il potere europeo utilizza a suo uso e consumo i valori umanitari, anche in maniera più raffinata e subdola di come fa il potere statunitense: i nazisti e nazifascisti, o i terroristi islamici, se utili alla causa del mantenimento di certe oligarchie, sono ben accetti e anzi, sostenuti e foraggiati di armi, logistica e denaro per portare guerre e distruzione, come ad esempio in Libia, Siria e oggi ancora in Iraq.

Se i nazisti o forze fasciste emergono in casa europea invece, esse possono essere utili come spauracchio per incutere timore e paura nelle popolazioni europee, e costringere i cittadini del vecchio continente a votare le forze del potere capitalistico, di destra o di “sinistra”, per evitare “derive autoritarie”.

E’ per questo che abbiamo voluto mettere questa immagine forte, che lascia un segno. Dietro i passamontagna di un guerrigliero di Hamas, o di un ribelle delle forze popolari di Donetsk e Lugansk, ci sono persone, uomini (e donne) che hanno deciso che combattere è la loro ultima speranza di esistenza e dignità, per sé e per i loro figli e figlie, per non far si che vengano ammazzati loro e i propri cari.

Se i benpensanti, quelli di “Hamas è estremista e va isolato”, e quelli di “è causa di Putin che finanzia i ribelli del Donbass”, si rendessero conto del giacimento di gas a largo di Gaza, o dello scisto sotto le terre dell’Ucraina sudorientale, forse capirebbero che, se discriminati, oppressi, sfollati a casa loro, non ci penserebbero due volte a organizzarsi e a resistere, per loro e per le loro famiglie.

Comunisti, sinistra ed europa. I risultati del sondaggio in rete.

Cominciamo col dire che in più di 800 avete risposto al sondaggio, e per questo vi ringrazio. Il sondaggio vuole tastare le opinioni dei compagni e delle compagne su questioni importanti e delicate come l’unità dei comunisti, della sinistra e la posizione sull’europa e le elezioni europee. Ecco i risultati:

Il 47% di chi ha riposto al sondaggio ha tra i 18 e i 29 anni, e questo è un dato confortante, il 25% ha tra i 30 e i 44 anni, il 20% tra i 45 e i 59, solo 6% sopra i 60 e all’ultimo posto ci sono gli ander 18, solo il 2%.

Il 41% è iscritto a Rifondazione Comunista, il 28% al PdCI, il 27% a nessuna organizzazione e il restante 4% ad altre (SEL, PCL, PD, M5S, CSP).

Alla prima domanda, sullo scioglimento del PRC e del PDCI per la costruzione di un nuovo partito comunista, le risposte sono molto incoraggianti. Ben il 52% risponde che bisogna costruire un nuovo partito comunista e che non riguardi solo lo scioglimento di PdCI e PRC ma tutti i partiti comunisti italiani. Il 20% afferma che bisogna farlo perché divisi sono inutili e insufficienti. Quindi ben il 72% vuole lo scioglimento del pdci e prc e non solo per la costruzione un nuovo partito comunista. Il 13% di voi preferisce una federazione che mantenga l’identità di ogni partito e solo il 7% pensa che i partiti siano troppo diversi e quindi non vuole un nuovo partito.

Sull’unificazione della sinistra in un unico fronte avete risposto così: il 41% pensa che sia l’unico modo per far tornare grande la sinistra, il 37% vuole però che sia chiarita la politica delle alleanze, il 6% pensa che bisogna valutare caso per caso mantenedo l’autonomia dei soggetti politici e il 10% è contrario al fronte unico della sinistra perché i soggetti politici sono troppo eterogenei. Il 78% vuole una sinistra unita ma una parte consistente di essi vuole che la politica delle alleanze siano chiarite fin da subito. Solo il 16% è contrario a questa proposta.

Riguardo le alleanze con il centro sinistra, le risposte che avete dato determinano una divisione in tre poli. Difatti il 30% di voi dice mai con il centro sinistra, il 31% vuole che sia valutato caso per caso alle elezioni locali e un netto no all’alleanza a livello nazionale, il 32% che sia valutato caso per caso sia nelle elezioni locali che nazionali. Solo il 4% dice di andare sempre e comunque con il centro sinistra.

Passando all’europa, sul tema principale che la sinistra e i comunisti devono portare avanti le risposte sono state abbastanza nette: ben il 64% vuole che il tema principale debba essere la disobbedienza e la ritrattazione dei trattati europei (fiscal compact, mes etc.) e del ruolo della BCE, solo il 17% vuole l’uscita dall’euro e dall’europa ed il 12% pensa che si debba dire no all’austerity tedesca e che sia ridimensionato il ruolo della Germania.

Come si devono presentare i comunisti e la sinistra alle prossime elezioni europee? Avete risposto così: il 38% vuole una lista unica dei comunisti che indichi il gue come gruppo d’appartenenza e tsipras come candidato alla commissione europea. Il 34 % vuole una lista unica della sinistra che includa SEL e società civile ma solo se viene indicato il GUE come gruppo d’appartenenza e il sostegno a Tsipras. il 13% vuole una lista unica della sinistra con SEL e società civile ma senza indicare l’appartenenza al GUE e senza dover per forza sostenere Tsipras, e il 5% vuole la stessa cosa ma senza la società civile.

Come vedete, il sondaggio ci da delle risposte chiare su certi temi e risposte divise su altri. La stragrande maggioranza vuole lo scioglimento del PRC e del PdCI e degli altri partiti comunisti e la costruzione un unico partito comunista. In pochi, pochissimi, non la vogliono. Idem per la riunificazione della sinistra in un unico fronte, ma comunque c’è la chiara volonta di mettere subito in chiaro la politica delle alleanze. Le alleanze sono, ahimè, un punto dolente che più divide la sinistra e i comunisti. Praticamente non vien escluso nulla, nè il no a prescindere al centro sinistra né la vlutazione caso per caso, sia nel locale che a livello nazionale. In europa viene bocciata la linea per l’uscita dall’euro e dall’ue e si preferisce la via della disobbedienza ai trattati europei e la loro ritrattazione, incluso il ruolo della BCE. E questo è un bel segnale che ci distingue dagli altri, nessuna contaminazione populista. Anche per le elezioni europee i segnali sono buoni anche se c’è ancora divisione tra chi vuole anche SEL e chi vuole una lista dei soli comunisti, ma su Tsipras e sul GUE le idee sono chiarissime, imprescindibili.

Grazie compagni e compagne per avermi aiutato in questo sondaggio, che questi dati siano utilizzati e che i dirigenti della sinistra e dei comunisti sappiano cosa voglioni i compagni e le compagne che lavorano tutti i giorni sul territorio e non solo. Certo, non è un sondaggio definitivo e non è la verità assoluta, ma penso che sia già qualcosa. Adesso la parola a voi e alle vostre considerazioni.

Nicolò Monti

L’Ucraina, la TAV e i popoli d’Europa

Di fronte a due potentati, uno già esistente (la NATO) e uno nato da poco (il Patto di Shangai, intesa militare di Russia Cina Kazakhstan Bielorussia e altre repubbliche asiatiche) il ruolo dell’Europa, se avessimo veramente a cuore i popoli che vi abitano, sarebbe quello di svincolarsi dalla NATO e imporsi come blocco neutrale mediano.
A quel punto le tensioni in Ucraina tra i sostenitori dell’entrata nell’UE e i filorussi diminuirebbero, e la ferrovia la Lisbona Kiev, con la TAV connessa, non sarebbe così fondamentale.

Cosa c’entra la ferrovia Lisbona-Kiev, si dirà.

C’entra eccome. Basta dare uno sguardo a questa mappa:

germania-cinaEssa rappresenta i collegamenti ferroviari, da poco attivati, tra la Germania e la Cina. Questi collegamenti ferroviari guardacaso passano sopra l’Ucraina, evitandola, ma transitano, oltre che nel territorio polacco, in quello della Bielorussia di Lukashenko, fondamentale alleata della Russia nella frontiera dell’est Europa. Il corridoio Lisbona-Kiev (della quale la Torino-Lione, e quindi la TAV, sono la tratta che riguarda l’Italia e che, passando per la valle Padana garantirebbe la più facile costruzione della ferrovia anziché transitare per le Alpi francesi, svizzere e austriache) sarebbe una valida alternativa nei traffici che Gran Bretagna, Francia e Italia intratterrebbero coll’est Europa, garantendosi un corridoio alternativo persino rispetto alla Germania, che pur essendo parte dell’UE e della NATO sta, per proprio conto, costruendo una rete di relazioni bilaterali molto estesa e sviluppata con Russia e Cina. Inoltre nel caso di trasporto logistico militare, il corridoio ferroviario fino a Kiev sarebbe un cuneo più profondo e più vicino, anche militarmente, alla sovranità di Mosca.

Però dentro l’UE la realtà è più complessa. Questa Unione Europea ha una vocazione fortemente atlantica, ma paradossalmente l’unica potenza che sta interpretando una leggera neutralità con la Russia è la Germania, mentre Francia, Inghilterra, Italia, sono schiacciate su Washington, e così tutti i loro partiti di governo.
Ecco perché la lotta contro la TAV può essere anche lotta per un’Europa diversa, di pace.
Ecco perché riteniamo che l’attuale governo ucraino, che in quanto a equilibrio è molto più affidabile dell’estrema destra liberista della Tymoshenko, sia per il momento la soluzione meno peggiore.
Ecco perché il PD, accettando queste direttrici politiche, in quanto partito maggiormente atlantista, non può meritare la fiducia di chi ha a cuore la Pace, che è il maggiore degli interessi reali del popolo italiano. A meno che il popolo italiano non voglia fondare il suo benessere sulla distruzione di tutto ciò che si trova a oriente.
La Rai e La7 (ricordiamoci la Telecom che si è pappata la compagnia telefonica serba col centrosinistra al governo) sono già dedite nell’operazione linciaggio mediatico dei “despoti” russi, cinesi e loro alleati.

In tutto ciò Berlusconi è un pericolo? Lo è stato, è stato l'”uomo nero” che ci ha costretto ad accettare, al posto suo, questo schifo, le balle dello spread, i bocconiani al governo.
C’è un solo modo per sbarazzarsi dell’uomo nero e di chi ci costringe al meno peggio: non averne più paura. Votare, organizzarsi per il bene comune, senza farsi vincolare nella guerra tra lobbies.

Luca Rodilosso – ilcomunista.it