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MOVIMENTO 5 STELLE: GIUSTE COLLOCAZIONI PER SBAGLIATE PRASSI

di Luca Rodilosso

Da qualche tempo, nella sinistra anticapitalista e quindi nei fatti in tutti quei segmenti di mondo comunista (buona parte del pdci e prc, collettivi vari tra cui rete dei comunisti, militant, altri partiti tra cui il csp) ci si interroga a che gioco stia giocando il Movimento 5 Stelle, soprattutto nell’ambito della propria posizione sulle guerre (imperialiste) in medio oriente e in est europa, e nei rapporti con l’Europa stessa.

Ci sono state aperture molto positive – nell’ottica antimperialista – anche se caotiche, irregolari e discontinue, da parte di diversi esponenti del mondo politico a 5 stelle, ultimo ma non unico il caso di Di Battista rispetto alla retorica degli “interventi umanitari armati”. Molta società civile, tra cui la sempre presente Emergency di Gino Strada, combatte da anni con l’idea distorta dell’intervento armato per tutelare la democrazia, questa o quella fazione che si vedono da trent’anni e più in lotta con rifornimenti alternati di armi e di aiuti – a seconda dei casi e della loro condizione.

Eppure queste prese di posizione, pur importanti, denotano l’insufficienza e l’incompletezza nell’analisi e nella strategia di quello che nel mondo realmente accade, da parte di un “campo politico” alternativo che in Italia – diatribe di avanspettacolo a parte – fatica ad emergere.

In effetti c’è da chiedersi come mai il Movimento 5 Stelle, nato su una forte ondata di antipolitica e antipartitismo, prendendosi peraltro l’endorsement, a inizio 2013, perfino dell’ambasciatore americano in Italia – suscitando fastidio nel Pd e nell’allora Pdl – stia permettendo – perché assumere una posizione, per un movimento leaderistico, su temi così complessi è faccenda altrettanto complessa – a molti suoi esponenti di prendere posizioni di rottura con lo storico equilibrio euro-atlantico.

Non ci devono stupire le rotture interne al quadro dell’alleanza atlantica – basti pensare a De Gaulle, a Craxi che negò agli americani la base di Sigonella, ma esse provenivano da linee politiche che avevano un quadro preciso nella collocazione storica e soprattutto avevano una visione nazionale su diversi temi, più o meno condivisibile.

Qua si sta parlando invece di un calderone politico, emerso – o per i più maligni “creato”- da un lato per evitare che prendessero piede nella politica partitica italiana quei segnali di cambiamento sociale emersi con la vittoria dei  4  referendum del 2012 su nucleare, giustizia e acqua pubblica, e dall’altro proprio per usare la rabbia sociale derivante da questo mancato cambiamento NEI PARTITI, e non CONTRO, al fine di “ingabbiare” un consenso pericoloso per il sistema capitalistico in un canale controllabile – ecco quindi la forte centralizzazione e la tendenziale inconcludenza del Movimento di Grillo.

Come tutte le creature create o cresciute da un”padrone” però, anche un movimento politico può  o potrebbe cambiare rotta, perdere la sua funzione originaria e diventare potenzialmente, per il sistema che lo ha creato, un problema anziché una risorsa.

In senso negativo e degenerativo, questa trasformazione, in contesti ben più critici dell’Italia, si è avuta nell’attuale ondata di estremismo islamico organizzato e armato, del quale l’ISIS è la punta di “diamante”, finanziato originariamente a causa degli interessi intrecciati di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita nell’abbattere tutte le esperienze della borghesia araba laica e post nasseriana (Iraq, Siria, Libia); più in là nel tempo un caso simile di “creatura ribellatasi al creatore” si ebbe già con i Talebani afghani, prima amici nel combattere l’Unione Sovietica, poi divenuti mano a mano nemici.

E’ chiaro oramai che i partiti italiani più grandi sono ridotti a un coacervo di interessi lobbistici più o meno personali: il PD è, con Renzi, sensibile alla tutela dei mercati finanziari, interventista nelle guerre “umanitarie” dell’occidente e generalmente liberal sull’ambito civile, ma con pericolosi rigurgiti catto-oratoriani di alcuni suoi ministri; Forza Italia è sempre la persona di Silvio Berlusconi, coi suoi interessi e le sue contraddizioni – che a volte la fanno risultare leggermente più disallineata di Renzi rispetto all’establishment atlantico ma che nel profondo condivide l’impostazione di carattere presidenzialistico-autoritaria che tende allo snaturamento della Costituzione antifascista; altri partiti sono gradazioni più “destre” o “sinistre” dei partiti predetti, eccetto la Lega che mantiene salda la sua visione vandeana e reazionaria – ostile da destra alla finanza internazionale – nelle sue enclavi del Nord Italia.

In tutto questo panorama, lo spazio per la vittoria del M5S non c’è, e lo dimostra chiaramente il risultato delle elezioni europee di quest’anno, di come il renzismo abbia sistematizzato e rimesso nei binari di compatibilità di sistema ogni spinta al rinnovamento. A meno che non si guardi al campo anticapitalista e non si apra un discorso con le culture politiche genuine che da quel campo provengono – e quindi non con i fascisti, che sono semplicemente una finta negazione del capitalismo, un pò come l’estremismo islamico per certi versi – l’M5S sarà portato a un lento, magari alterno ma ineluttabile, declino.

articolo m5s-comunistiMa il dramma non è per l’M5S in sé, è per il vero cambiamento, quello che chi è comunista e per una società socialista ha sempre cercato: l’M5S in Italia sta coprendo lo spazio politico di una sinistra radicale: nei fatti, spazio che dovrebbe appartenerci e che ci siamo lasciati prendere.

Come mai, proprio in questi giorni, con in atto una pericolosissima escalation mondiale in Ucraina, dove gli stati Uniti, la NATO e una supina Unione Europea hanno dato un notevole contributo ai presupposti della sua nascita, Beppe Grillo e L’M5S si mettono a replicare alle dichiarazioni “provinciali” di Renzi sui 1000 giorni con altrettanto provincialismo e con un tocco di pernicioso razzismo rispetto al problema della salute dei poliziotti a contatto coi migranti? Con questo non si vuole dire che anche questo tipo di problemi non ci sia, e non si negano le difficoltà di lavoratori poco tutelati di fronte a tragedie come quelle dei disperati del mare, ma perché Grillo e il suo Movimento, proprio in questi giorni, in queste ore, fanno trapelare poco o nulla delle loro posizioni riguardo a una tragedia collettiva che è la guerra che si sta espandendo dovunque in oriente, e si perdono in queste polemiche, dando adito a Repubblica, al PD, di accusare l’M5S di razzismo?

Perché, nei fatti, l’M5S è ancora pesantemente condizionato da un diktat, chiarissimo e lucidissimo: fomentare conflitto e rabbia in Italia, partendo da presupposti giusti ma rendendoli indigesti all’opinione pubblica con azioni scientificamente ragionate. Fare cerchiobottismo tra un ribellismo anarchico e una rivisitazione pseudoleghista per non portare le loro proposte politiche alla SINTESI, percorso fondamentale che non solo i partiti comunisti, ma qualsiasi partito rivoluzionario nel mondo ha saputo fare, è parte integrante della loro strategia.

Ma questo non deve farci desistere, perché nel Movimento, in chi vota il Movimento, ci sono molti, tanti voti che sono per il cambiamento, per la giustizia sociale vera: voti di operai, di lavoratori, di precari e di giovani. Dobbiamo lottare da comunisti negli interstizi del popolo pentastellato, allacciare contatti con loro esponenti a tutti i livelli, cercando con generosità di far capire che non è in gioco la nostra o la loro parrocchia, ma la salvezza dell’Italia e dell’Europa come elemento di democrazia sociale. In tutto questo, l’Unione Europea e tutte le forze politiche che sono disposte a sostenerla acriticamente, si stanno dimostrando, destre e finte sinistre, pericolose per i popoli d’Europa.

L’austerità è uno dei problemi, ma il secondo, non meno importante forse anche più brutale e letale, è la guerra, lo stato di militarizzazione permanente, che sta uccidendo lentamente le nostre democrazie e provocando l’aggressività delle potenze asiatiche. Al posto di cercare cooperazione e sviluppo con Russia e Cina, e anche con l’Iran, abbiamo fatto di tutto per minacciarli, destabilizzarli, contenerli. Mentre il Sud America ha intessuto rapporti con i nascenti BRICS, cercando la via multilateralista, l’Europa si è arroccata su se stessa e sulle sue vecchie visioni del mondo.

Queste reazioni di queste settimane, non solo della Russia, ma anche della Cina rispetto alle esercitazioni in Corea del Sud e a Taiwan, sono l’inevitabile conseguenza della follia di questi vent’anni di unipolarismo, e di tutte le guerre umanitarie che l’occidente ha fatto per esportare democrazia. E’ ora di finirla con le ambiguità, le parole “destra” e “ sinistra” subiranno profondi sconvolgimenti e mutamenti, e solo se si riprenderà a studiare e a lottare per il socialismo, quello vero, non quello dei “socialisti” europei, forse, si riuscirà ad evitare la barbarie.

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LE VIE DEL CONTROLLO DELLE IDEE… sono infinite

di Maurizio Mozzoni – da http://generazioneavversa.blogspot.it
A volte penso all’idea che, fino a qualche anno fa avevo del concetto di dittatura.
Ero giovane e fesso, indubbiamente, ma la prima cosa che mi veniva in mente quando pensavo ai paesi totalitari era il controllo dei media e dei servizi.
Nella mia testa il controllo di cui sopra era ovviamente violento, preso con la forza.
Ci voleva, per metterlo in atto un vero e proprio colpo di stato.
Una cosa alla Grecia dei Colonnelli.
Invece no. Da un po’ di tempo continuo a pensare: “guarda come sono stato cretino” e per certi versi: “Guarda come sono stato implicitamente complice”
Ora siamo arrivati alla resa dei conti e penso che la maggior parte di noi nemmeno se ne sia accorta.
In Italia da 4 mesi non accade quasi più nulla.
La maggior parte delle persone che conosco e che fino a qualche tempo fa mi chiedevano di chiarire dei passaggi politici, di commentare provvedimenti, di fare analisi, ora come ora sono disinteressate; forse sarebbe più corretto dire che non sanno più a che cosa interessarsi.
Siamo finalmente (per loro) arrivati dal rifiuto al totale disinteresse per la politica che ci governa, a una frattura netta tra il mondo del Noi e quello del Loro, senza nemmeno più la voglia di contestarli.
Tutto questo grazie ai media di regime, perché per la prima volta tutti i padroni sono contenti e non hanno più intenzione di aizzare le la loro parte contro il nemico, contro l’altro.
Qualche residuo c’è sempre e i pesci abboccano.
Spiace dirlo ma negli ultimi tempi la gente anche solo un po’ intelligente dovrebbe aver capito che quello che sta accadendo al M5S altro non è che un linciaggio mediatico a reti unificate, e invece non sta capendo nulla.
Non mi aspetto che lo capisca l’elettore grillino medio, quello alla fine è il prodotto più avanzato del peggior modo di fare giornalismo di cui abbiamo sempre parlato.
Non parlo del militante, parlo dell’elettore, parlo di quella gigantesca fetta di italiani che sono corsi in massa nelle piazza durate il tour elettorale di Grillo per ridere un po’ col comico, che lo hanno votato come avrebbero votato il personaggio del Grande Fratello, salvo poi disinteressarsi di tutto il processo e tornare a voltargli le spalle alle elezioni successive. Lo “Tsunami tour” non è permanente, la gogna mediatici sì.
Per i giornali abituati a fare a pezzi Berlusconi da una vita, fare a pezzi Grillo e i suoi è stato semplicissimo, nessuna analisi politica, nessuna disamina della situazione, gossip della peggior specie e basta.
Scommettiamo che se mi aggiro per piazza Montecitorio con un registratore e dico di essere di Repubblica prima o poi un paio di imbecilli del PD che dicono che Letta e uno stronzo li trovo? Scommettiamo che se faccio due passi dalle parti di Palazzo Madama e dico di essere del Corriere  un paio si Senatori scaldasedie del PdL che non sanno nemmeno perché sono arrivati a Roma e dicono cialtronerie li pesco?
Lo abbiamo sempre fatto d’altra parte, le Iene ci hanno fatto una fortuna su queste scemate del senatore che non sapeva la data dell’unità d’Italia e la capitale dell’Afghanistan.
Di punto in bianco però ci siamo dimenticati di tutto questo e ci siamo lanciati sul linciaggio del grillino. L’importante era far fare loro brutta figura, l’importante era montare il caso.
Tanto loro erano così inesperti e così fragili politicamente che pure per il più mediocre dei giornalisti sarebbe stato come sparare sulla croce rossa.
I lettori di queste pagine sanno che non sono mai stato tenero con i grillini, non mi piace la loro idea di politica, la trovo vuota, inefficace e perlopiù figlia di una totale mancanza di conoscenza politica e di ragionamento.
La trovo una sorta di politica alla Savonarola ma senza alcuna ideologia di fondo da propugnare.
Assodato questo, trovo disgustoso che si voglia ridurre un movimento al silenzio perché i padroni dei giornali hanno deciso che debba essere eliminato a mezzo stampa con la calunnia e la derisione, facendo fare a dei cittadini che ci hanno creduto e che ci credono ancora la figura dei dementi.
Altro “nemico” che bisogna fare immediatamente fuori, visto che continua a non voler imparare  la regola prima della politica in Italia (comanda solo chi DEVE COMANDARE) è quel Mafioso di Antonio Ingroia.
In effetti a leggere i titoloni sui giornali che riguardano l’ormai ex magistrato, uno che non sa di che si parla potrebbe pensare che Ingroia sia un delinquente colto con le mani nel sacco.
In realtà se così fosse il nostro sarebbe stato accolto a braccia aperte nel gotha di Palazzo Chigi, non è accaduto semmai per opposte ragioni.
Non ho mai assistito, nemmeno quando a governare in Italia c’era il governo di mafia di B. & Co. a un bombardamento mediatico contra personam, a un fuoco di fila di menzogne, mezze verità, analisi che non stavano né in cielo né in terra contro un singolo individuo (nemmeno contro il movimento da lui fondato, proprio contro la persona, trattato davvero in modo indegno da giornalisti che dovrebbero vergognarsi).
Contro Ingroia la “macchina del fango” ha toccato livelli paradossali, forse perché è stato, nella sua vita di magistrato l’unico a voler mettere le mani su un dossier, quello della trattativa stato mafia, che prometteva di disvelare troppo (e troppo in fretta) della risaputa collusione del nostro paese con il controstato mafioso.
Lo abbiamo scritto e lo continuiamo a dire: in Italia le mafie non sono organizzazioni criminali, i mafiosi non sono semplici criminali, la mafia è un parastato che agisce, vive e si coordina con lo stato centrale che le tollera e che fa poco o nulla per cercare di fermare questa situazione.
In Italia la lotta alle mafie si risolve nell’ecatombe di magistrati, poliziotti onesti, carabinieri onesti; di brave persone siano essi preti, sindaci, giornalisti.
Ma la mafia è sempre lì, cambia targa, cambia assi ma è sempre lì.
Se la Cosa Nostra in Sicilia è meno forte di prima non lo si deve agli sforzi dello stato, lo si deve alla capacità della ‘Ndrangheta di essere meno permeabile e maggiormente fluida.
Carlo Alberto Dalla Chiesa diceva che essere plenipotenziario per la lotta alla mafia in Sicilia si riduceva nell’essere seduto in una stanza vuota con un telefono che non suonava mai.
Non è molto cambiato.
Ingroia si presentò alle elezioni con un movimento nato tardi e troppo raffazzonato per essere un vero problema per la politica che conta, si sapeva che nella migliore delle ipotesi sarebbe arrivato ad un 5%, ma non era questo il problema, bisognava fare fuori il magistrato, il simbolo di una certa non sudditanza alla politica, prima che avesse potuto far danni al sistema.
Bisogna fare capire immediatamente che il cattivo è lui e per questo bisogna calunniare, tanto non sporgerà mai denuncia.
Bisogna coprirlo di ridicolo prima e dopo (la querelle sulla valle d’Aosta e gli stambecchi è un bell’esempio), bisogna dire che avrebbe fatto il male dell’Italia se fosse arrivato al parlamento.
Nel frattempo Angelino Alfano fa i complimenti a Letta, Brunetta si complimenta con il PD la Lega fa finta di fare la voce grossa ma è già pronta a risaltare sul carro, Sel aspetta di essere di nuovo coccolata perché alla fine l’unica cosa che interessa a certa gente è prendere un paio di sottosegretariati e magari un ministero.
Ma questo è quasi del tutto scomparso, la gente nemmeno si accorge più dei paradossi… nessuno gli mostra più alcun paradosso non si capisce di cosa dovrebbero accorgersi e si va avanti felici verso le prossime elezioni, dove, se tutto va bene, quasi tutti i buoi dispersi della sinistra saranno tornati sotto al Pd (ché ormai hanno imparato la lezione, l’Italia è il paese dove se vuoi vivere devi leccare le scarpe al padrone), fuori dai giochi della destra e della sinistra non ci sarà più nulla e tutti ma proprio tutti, faranno il gioco del padrone di sempre: le banche che sono tornate a giocare il loro ruolo di sempre.
Ovviamente qui sulla terra, nell’altro mondo, si sta sempre peggio, le fabbriche chiudono, i soldi non bastano e i diritti sono una parola del passato, ma non importa a nessuno, primi fra tutti a noi.