Tag Archives: sinistra

Un nuovo spettro si aggira per l’Europa: il patriottismo di sinistra (finalmente)

A seguito di numerosi dibattiti emersi nella “sociosfera” tra diversi utenti, proponiamo senza apporre ulteriori commenti una breve rassegna di notizie, più o meno recenti, e comunicati ufficiali, che riguardano l’emergere in Europa, come risposta ai populismi di destra, di prese di posizione che rilevano la necessità di un marcato populismo patriottico di sinistra, in grado di assorbire e rendere propositiva la spinta delle classi lavoratrici del continente europeo.

  • noueNota di presentazione su PCI e Unione Europea: “Domenica 8 gennaio scorso il Comitato Centrale del PCI ha approvato l’allegata relazione “Il Partito Comunista Italiano e la questione europea”, frutto della discussione avvenuta in un apposito ristretto gruppo di lavoro e già approvata dalla Segreteria nazionale. Con tale atto il nostro Partito ha inteso assumere un chiaro orientamento su un tema da sempre delicato ma che oggi ha acquisito il carattere dell’emergenza, condizionando l’intero spettro dell’attività politica (si pensi anche solo alle tematiche del lavoro)e imponendosi come tema dirimente sulla scena politica nazionale.” continua qui
  • BRITAIN-POLITICS-NHS-LABOURIl Labour ha cambiato idea su Brexit?: “Diversi quotidiani britannici hanno pubblicato oggi alcune anticipazioni del discorso che Jeremy Corbyn, segretario del partito Laburista, farà nel pomeriggio a Peterborough. Secondo quanto scrivono, Corbyn userà il suo primo discorso del 2017 per chiarire la posizione del partito su Brexit, ovvero la decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea, e per dire che il Regno Unito potrà essere un paese migliore al di fuori dell’UE e che trarrà benefici dal poter controllare meglio la sua economia e le regole sull’immigrazione.” continua qui
  • brexit-referendum-ballotI comunisti portoghesi commentano la vittoria dei sostenitori della Brexit: “Dichiarazione di João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese – da http://www.pcp.pt – Traduzione di Marx21.itLa vittoria dell’uscita dall’Unione Europea nel referendum svoltosi nel Regno Unito rappresenta un evento di enorme grandezza politica per il popolo del Regno Unito come pure per i popoli d’Europa. Rappresenta un cambiamento di fondo nel processo di integrazione capitalista in Europa e una nuova occasione di lotta per coloro che da decenni si battono contro l’Unione Europea del grande capitale e delle grandi potenze, e per un’Europa dei lavoratori e dei popoli.” continua qui
  • disintegrazionemonetaria-e1425050287339Con Syriza e Podemos, la sinistra europea riscopre la patria: “Sinistra e patriottismo non sono sempre andati d’accordo, specie in Europa. Qualcosa sta cambiando, con tonalità diverse. Syriza è il frutto di una travagliata e progressiva ricomposizione della complessa storia delle sinistra greca. Alla base di tale ristrutturazione vi è un’accoppiata singolare: sovranità nazionale e interesse popolare. Podemos in Spagna ha un’origine del tutto diversa ma condivide con il partito greco la stessa intuizione: ridare sovranità al popolo. Per entrambi un nuovo modo di essere patriottici.” continua qui
Advertisements

Mattarella e il coraggio della rottura

mattarellaSentendo il discorso di insediamento nel ruolo di Presidente della Repubblica pronunciato oggi, si può dire che sono belle parole quelle di Mattarella. Sono le belle parole di ciò che è giusto che sia, di ciò che nessuno mette in discussione a meno che non ci sia particolare sadismo. La Costituzione è una grande conquista. Ma tutte le più belle cose vivono solo un giorno, come le rose; oggi stiamo vivendo delle rose in naftalina. Non ci stiamo accorgendo che la Costituzione è tradita ogni giorno, dalla retorica di guerra e di pace, dalla retorica dell’Unione economica monetaria.

A Milano si dice “piutòst che nient, l’è mej piutòst”.

Facciamo che’l piùtost per una volta se lo ciuccino gli altri. Per una volta diciamo che serviamo a qualcosa, che il ruolo del conflitto rimane comunque necessario per un sistema, che il sistema stesso ha bisogno di sfide esterne ad esso persino per migliorarsi e mettersi in discussione, per quanto bello possa apparire nelle sue sacre istituzioni.
Perché se no, compagni, la logica è sempre quella: non esistono terre di mezzo, si entra nel PD, e Renzi ha sempre e comunque ragione. E non si esiste più.

ll capolavoro di potere che Renzi ha elaborato con l’elezione di Mattarella ha pochi eguali nella storia di questa seconda Repubblica. Rimane ancora più evidente, quindi, l’inconsistenza della sinistra Pd e di Sel quali attori che possono indirizzare il conflitto sociale. E mi chiedo perché dentro pcdi e prc si insista a considerare percorsi di unità che non hanno alcun senso con questi soggetti, che vagheggiano ancora di un possibile ritorno al centro sinistra che la Storia ha già sepolto. I 5 stelle, ben sapendo che sono infiltrati da ogni dove e strumenti anch’essi di questo equilibrio ciclico del capitalismo, rimangono gli unici a dare un respiro non testimoniale al conflitto col potere. Ed è lì che dobbiamo calcare e incalzare, se non irrompere in quella area di consenso e riprendere la posizione che ci spetta, togliendola a demagoghi orientati tendenzialmente a destra come Grillo e Casaleggio, smettendola una buona volta di perdere tempo.

E’ dura da ammettere, ma l’esistenza politica a cui non si rinuncia, e che si difende con i denti, in certi passaggi storici va ricostruita, e passa per il coraggio della rottura.

Luca Rodilosso – redazione ilcomunista.it

Solo questione di tempo

A seguito della ricorrenza del 9 novembre 1989, data del crollo del Muro di Berlino, ci sovviene questa riflessione.

E’ vero che il muro è simbolo di debolezza. Ciònondimeno il sistema di socialismo reale ha avuto la funzione necessaria di resistenza a una dottrina unica liberista che oggi imperversa.

Vogliamo tornare all’oggi? possiamo chiedere ai “democratici”, a Renzi, a tutti gli amanti dei diritti e delle libertà, cosa dicono sui muri che alzano quotidianamente con la censura in tv, con le guerre in Serbia, Afghanistan, Libia, Siria, Ucraina. Con le soglie di sbarramento durante le elezioni, con la repressione dei no tav, no muos, con l’idea di diminuire la partecipazione e il numero dei consiglieri locali mantenendo quasi intatti i veri sprechi e le vere rendite.

Potremmo chiedere a Renzi, a Gentiloni, cosa hanno fatto verso Israele e il suo muro, con un migliaio di morti a Gaza ogni tre anni, giusto per contenere la crescita demografica a suon di bombe. Cosa dicono i “democratici”, oltre a crogiolarsi o a disperarsi per le sorti di Obama, del muro più lungo del mondo ai confini Usa – Messico, del muro economico dell’embargo a Cuba, del muro delle sanzioni alla Russia.
Come vedete, le sfide che i comunisti, la sinistra reale, rossa, ribelle, ha davanti, sono innumerevoli. L’errore di un muro, nato per difesa esterna e divenuto offesa interna, non potrà fermare il cammino dell’umanità. E’ stata una grande fortuna, per tutti i notabili e le oligarchie, per la Chiesa, speculare sulla retorica di quel muro. E farete, faranno di tutto per tenere viva una memoria distorta, artificiosa, unilaterale. Ma è l’essenza del vostro pensiero che non regge. Crollerete, come è crollato metà mondo nel 1917. E’ solo questione di tempo.

Luca Rodilosso

MOVIMENTO 5 STELLE: GIUSTE COLLOCAZIONI PER SBAGLIATE PRASSI

di Luca Rodilosso

Da qualche tempo, nella sinistra anticapitalista e quindi nei fatti in tutti quei segmenti di mondo comunista (buona parte del pdci e prc, collettivi vari tra cui rete dei comunisti, militant, altri partiti tra cui il csp) ci si interroga a che gioco stia giocando il Movimento 5 Stelle, soprattutto nell’ambito della propria posizione sulle guerre (imperialiste) in medio oriente e in est europa, e nei rapporti con l’Europa stessa.

Ci sono state aperture molto positive – nell’ottica antimperialista – anche se caotiche, irregolari e discontinue, da parte di diversi esponenti del mondo politico a 5 stelle, ultimo ma non unico il caso di Di Battista rispetto alla retorica degli “interventi umanitari armati”. Molta società civile, tra cui la sempre presente Emergency di Gino Strada, combatte da anni con l’idea distorta dell’intervento armato per tutelare la democrazia, questa o quella fazione che si vedono da trent’anni e più in lotta con rifornimenti alternati di armi e di aiuti – a seconda dei casi e della loro condizione.

Eppure queste prese di posizione, pur importanti, denotano l’insufficienza e l’incompletezza nell’analisi e nella strategia di quello che nel mondo realmente accade, da parte di un “campo politico” alternativo che in Italia – diatribe di avanspettacolo a parte – fatica ad emergere.

In effetti c’è da chiedersi come mai il Movimento 5 Stelle, nato su una forte ondata di antipolitica e antipartitismo, prendendosi peraltro l’endorsement, a inizio 2013, perfino dell’ambasciatore americano in Italia – suscitando fastidio nel Pd e nell’allora Pdl – stia permettendo – perché assumere una posizione, per un movimento leaderistico, su temi così complessi è faccenda altrettanto complessa – a molti suoi esponenti di prendere posizioni di rottura con lo storico equilibrio euro-atlantico.

Non ci devono stupire le rotture interne al quadro dell’alleanza atlantica – basti pensare a De Gaulle, a Craxi che negò agli americani la base di Sigonella, ma esse provenivano da linee politiche che avevano un quadro preciso nella collocazione storica e soprattutto avevano una visione nazionale su diversi temi, più o meno condivisibile.

Qua si sta parlando invece di un calderone politico, emerso – o per i più maligni “creato”- da un lato per evitare che prendessero piede nella politica partitica italiana quei segnali di cambiamento sociale emersi con la vittoria dei  4  referendum del 2012 su nucleare, giustizia e acqua pubblica, e dall’altro proprio per usare la rabbia sociale derivante da questo mancato cambiamento NEI PARTITI, e non CONTRO, al fine di “ingabbiare” un consenso pericoloso per il sistema capitalistico in un canale controllabile – ecco quindi la forte centralizzazione e la tendenziale inconcludenza del Movimento di Grillo.

Come tutte le creature create o cresciute da un”padrone” però, anche un movimento politico può  o potrebbe cambiare rotta, perdere la sua funzione originaria e diventare potenzialmente, per il sistema che lo ha creato, un problema anziché una risorsa.

In senso negativo e degenerativo, questa trasformazione, in contesti ben più critici dell’Italia, si è avuta nell’attuale ondata di estremismo islamico organizzato e armato, del quale l’ISIS è la punta di “diamante”, finanziato originariamente a causa degli interessi intrecciati di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita nell’abbattere tutte le esperienze della borghesia araba laica e post nasseriana (Iraq, Siria, Libia); più in là nel tempo un caso simile di “creatura ribellatasi al creatore” si ebbe già con i Talebani afghani, prima amici nel combattere l’Unione Sovietica, poi divenuti mano a mano nemici.

E’ chiaro oramai che i partiti italiani più grandi sono ridotti a un coacervo di interessi lobbistici più o meno personali: il PD è, con Renzi, sensibile alla tutela dei mercati finanziari, interventista nelle guerre “umanitarie” dell’occidente e generalmente liberal sull’ambito civile, ma con pericolosi rigurgiti catto-oratoriani di alcuni suoi ministri; Forza Italia è sempre la persona di Silvio Berlusconi, coi suoi interessi e le sue contraddizioni – che a volte la fanno risultare leggermente più disallineata di Renzi rispetto all’establishment atlantico ma che nel profondo condivide l’impostazione di carattere presidenzialistico-autoritaria che tende allo snaturamento della Costituzione antifascista; altri partiti sono gradazioni più “destre” o “sinistre” dei partiti predetti, eccetto la Lega che mantiene salda la sua visione vandeana e reazionaria – ostile da destra alla finanza internazionale – nelle sue enclavi del Nord Italia.

In tutto questo panorama, lo spazio per la vittoria del M5S non c’è, e lo dimostra chiaramente il risultato delle elezioni europee di quest’anno, di come il renzismo abbia sistematizzato e rimesso nei binari di compatibilità di sistema ogni spinta al rinnovamento. A meno che non si guardi al campo anticapitalista e non si apra un discorso con le culture politiche genuine che da quel campo provengono – e quindi non con i fascisti, che sono semplicemente una finta negazione del capitalismo, un pò come l’estremismo islamico per certi versi – l’M5S sarà portato a un lento, magari alterno ma ineluttabile, declino.

articolo m5s-comunistiMa il dramma non è per l’M5S in sé, è per il vero cambiamento, quello che chi è comunista e per una società socialista ha sempre cercato: l’M5S in Italia sta coprendo lo spazio politico di una sinistra radicale: nei fatti, spazio che dovrebbe appartenerci e che ci siamo lasciati prendere.

Come mai, proprio in questi giorni, con in atto una pericolosissima escalation mondiale in Ucraina, dove gli stati Uniti, la NATO e una supina Unione Europea hanno dato un notevole contributo ai presupposti della sua nascita, Beppe Grillo e L’M5S si mettono a replicare alle dichiarazioni “provinciali” di Renzi sui 1000 giorni con altrettanto provincialismo e con un tocco di pernicioso razzismo rispetto al problema della salute dei poliziotti a contatto coi migranti? Con questo non si vuole dire che anche questo tipo di problemi non ci sia, e non si negano le difficoltà di lavoratori poco tutelati di fronte a tragedie come quelle dei disperati del mare, ma perché Grillo e il suo Movimento, proprio in questi giorni, in queste ore, fanno trapelare poco o nulla delle loro posizioni riguardo a una tragedia collettiva che è la guerra che si sta espandendo dovunque in oriente, e si perdono in queste polemiche, dando adito a Repubblica, al PD, di accusare l’M5S di razzismo?

Perché, nei fatti, l’M5S è ancora pesantemente condizionato da un diktat, chiarissimo e lucidissimo: fomentare conflitto e rabbia in Italia, partendo da presupposti giusti ma rendendoli indigesti all’opinione pubblica con azioni scientificamente ragionate. Fare cerchiobottismo tra un ribellismo anarchico e una rivisitazione pseudoleghista per non portare le loro proposte politiche alla SINTESI, percorso fondamentale che non solo i partiti comunisti, ma qualsiasi partito rivoluzionario nel mondo ha saputo fare, è parte integrante della loro strategia.

Ma questo non deve farci desistere, perché nel Movimento, in chi vota il Movimento, ci sono molti, tanti voti che sono per il cambiamento, per la giustizia sociale vera: voti di operai, di lavoratori, di precari e di giovani. Dobbiamo lottare da comunisti negli interstizi del popolo pentastellato, allacciare contatti con loro esponenti a tutti i livelli, cercando con generosità di far capire che non è in gioco la nostra o la loro parrocchia, ma la salvezza dell’Italia e dell’Europa come elemento di democrazia sociale. In tutto questo, l’Unione Europea e tutte le forze politiche che sono disposte a sostenerla acriticamente, si stanno dimostrando, destre e finte sinistre, pericolose per i popoli d’Europa.

L’austerità è uno dei problemi, ma il secondo, non meno importante forse anche più brutale e letale, è la guerra, lo stato di militarizzazione permanente, che sta uccidendo lentamente le nostre democrazie e provocando l’aggressività delle potenze asiatiche. Al posto di cercare cooperazione e sviluppo con Russia e Cina, e anche con l’Iran, abbiamo fatto di tutto per minacciarli, destabilizzarli, contenerli. Mentre il Sud America ha intessuto rapporti con i nascenti BRICS, cercando la via multilateralista, l’Europa si è arroccata su se stessa e sulle sue vecchie visioni del mondo.

Queste reazioni di queste settimane, non solo della Russia, ma anche della Cina rispetto alle esercitazioni in Corea del Sud e a Taiwan, sono l’inevitabile conseguenza della follia di questi vent’anni di unipolarismo, e di tutte le guerre umanitarie che l’occidente ha fatto per esportare democrazia. E’ ora di finirla con le ambiguità, le parole “destra” e “ sinistra” subiranno profondi sconvolgimenti e mutamenti, e solo se si riprenderà a studiare e a lottare per il socialismo, quello vero, non quello dei “socialisti” europei, forse, si riuscirà ad evitare la barbarie.

Femen e nazisti ucraini uniti nella lotta

Matteo Luca Andriola – 16 maggio 2014

da http://www.linterferenza.info

Quelle che vedete sulla foto sono le cosiddette “Femen”, un “movimento di protesta” ucraino fondato a Kiev nel 2008, noto all’opinione pubblica internazionale per il fatto di manifestare seminude contro il sessismo e il “maschilismo”. E’ risaputo e documentato che le Femen sono finanziate da George Soros, multimiliardario a capo del suo Open Society Institute.Al fianco delle Femen esistono altri fenomeni mediatici spacciati per “progressisti”, come il gruppo femminile punk russo delle “Pussy Riot”, arrivate addirittura ad infilarsi dei polli nella vagina in un supermarket moscovita, la cui leader, Nadia, è ascesa al top dell’ “underground” moscovita dopo una performance sessuale dal vivo – stiamo parlando di sesso di gruppo a scopo dimostrativo — al Museo biologico di Timiryazev, a diciotto anni, dato che l’uso del sesso e delle sue varianti sembra caratterizzare con successo certi movimenti di protesta nell’ est europeo, i quali sostengono di battersi contro «il turismo sessuale, il sessismo e altre discriminazioni di genere», ma in effetti, con i loro comportamenti provocatori, non fanno altro che alimentare il luogo comune della particolare licenziosità e dissolutezza delle donne dei paesi est europei.

Continue reading Femen e nazisti ucraini uniti nella lotta

Comunisti, sinistra ed europa. I risultati del sondaggio in rete.

Cominciamo col dire che in più di 800 avete risposto al sondaggio, e per questo vi ringrazio. Il sondaggio vuole tastare le opinioni dei compagni e delle compagne su questioni importanti e delicate come l’unità dei comunisti, della sinistra e la posizione sull’europa e le elezioni europee. Ecco i risultati:

Il 47% di chi ha riposto al sondaggio ha tra i 18 e i 29 anni, e questo è un dato confortante, il 25% ha tra i 30 e i 44 anni, il 20% tra i 45 e i 59, solo 6% sopra i 60 e all’ultimo posto ci sono gli ander 18, solo il 2%.

Il 41% è iscritto a Rifondazione Comunista, il 28% al PdCI, il 27% a nessuna organizzazione e il restante 4% ad altre (SEL, PCL, PD, M5S, CSP).

Alla prima domanda, sullo scioglimento del PRC e del PDCI per la costruzione di un nuovo partito comunista, le risposte sono molto incoraggianti. Ben il 52% risponde che bisogna costruire un nuovo partito comunista e che non riguardi solo lo scioglimento di PdCI e PRC ma tutti i partiti comunisti italiani. Il 20% afferma che bisogna farlo perché divisi sono inutili e insufficienti. Quindi ben il 72% vuole lo scioglimento del pdci e prc e non solo per la costruzione un nuovo partito comunista. Il 13% di voi preferisce una federazione che mantenga l’identità di ogni partito e solo il 7% pensa che i partiti siano troppo diversi e quindi non vuole un nuovo partito.

Sull’unificazione della sinistra in un unico fronte avete risposto così: il 41% pensa che sia l’unico modo per far tornare grande la sinistra, il 37% vuole però che sia chiarita la politica delle alleanze, il 6% pensa che bisogna valutare caso per caso mantenedo l’autonomia dei soggetti politici e il 10% è contrario al fronte unico della sinistra perché i soggetti politici sono troppo eterogenei. Il 78% vuole una sinistra unita ma una parte consistente di essi vuole che la politica delle alleanze siano chiarite fin da subito. Solo il 16% è contrario a questa proposta.

Riguardo le alleanze con il centro sinistra, le risposte che avete dato determinano una divisione in tre poli. Difatti il 30% di voi dice mai con il centro sinistra, il 31% vuole che sia valutato caso per caso alle elezioni locali e un netto no all’alleanza a livello nazionale, il 32% che sia valutato caso per caso sia nelle elezioni locali che nazionali. Solo il 4% dice di andare sempre e comunque con il centro sinistra.

Passando all’europa, sul tema principale che la sinistra e i comunisti devono portare avanti le risposte sono state abbastanza nette: ben il 64% vuole che il tema principale debba essere la disobbedienza e la ritrattazione dei trattati europei (fiscal compact, mes etc.) e del ruolo della BCE, solo il 17% vuole l’uscita dall’euro e dall’europa ed il 12% pensa che si debba dire no all’austerity tedesca e che sia ridimensionato il ruolo della Germania.

Come si devono presentare i comunisti e la sinistra alle prossime elezioni europee? Avete risposto così: il 38% vuole una lista unica dei comunisti che indichi il gue come gruppo d’appartenenza e tsipras come candidato alla commissione europea. Il 34 % vuole una lista unica della sinistra che includa SEL e società civile ma solo se viene indicato il GUE come gruppo d’appartenenza e il sostegno a Tsipras. il 13% vuole una lista unica della sinistra con SEL e società civile ma senza indicare l’appartenenza al GUE e senza dover per forza sostenere Tsipras, e il 5% vuole la stessa cosa ma senza la società civile.

Come vedete, il sondaggio ci da delle risposte chiare su certi temi e risposte divise su altri. La stragrande maggioranza vuole lo scioglimento del PRC e del PdCI e degli altri partiti comunisti e la costruzione un unico partito comunista. In pochi, pochissimi, non la vogliono. Idem per la riunificazione della sinistra in un unico fronte, ma comunque c’è la chiara volonta di mettere subito in chiaro la politica delle alleanze. Le alleanze sono, ahimè, un punto dolente che più divide la sinistra e i comunisti. Praticamente non vien escluso nulla, nè il no a prescindere al centro sinistra né la vlutazione caso per caso, sia nel locale che a livello nazionale. In europa viene bocciata la linea per l’uscita dall’euro e dall’ue e si preferisce la via della disobbedienza ai trattati europei e la loro ritrattazione, incluso il ruolo della BCE. E questo è un bel segnale che ci distingue dagli altri, nessuna contaminazione populista. Anche per le elezioni europee i segnali sono buoni anche se c’è ancora divisione tra chi vuole anche SEL e chi vuole una lista dei soli comunisti, ma su Tsipras e sul GUE le idee sono chiarissime, imprescindibili.

Grazie compagni e compagne per avermi aiutato in questo sondaggio, che questi dati siano utilizzati e che i dirigenti della sinistra e dei comunisti sappiano cosa voglioni i compagni e le compagne che lavorano tutti i giorni sul territorio e non solo. Certo, non è un sondaggio definitivo e non è la verità assoluta, ma penso che sia già qualcosa. Adesso la parola a voi e alle vostre considerazioni.

Nicolò Monti

Una riflessione su quanto avvenuto per le strade di Torino

di Daniele Cardetta, coordinatore FGCI Torino

da http://www.marx21.it

celere studenti scontriL’ultima settimana a Torino è trascorsa ad alta temperatura tra blocchi stradali dei cosiddetti forconi e le manganellate della polizia contro gli studenti. In molti a sinistra hanno fatto autocritica ridicolizzando coloro che hanno demonizzato le proteste in quanto monopolizzate dall’estrema destra, invocando maggiore attenzione per questa gente. Ma questa folla arrabbiata ha davvero qualche potenzialità rivoluzionaria?

Quanto successo a Torino nella settimana cominciata con il 9 dicembre ha occupato le prime pagine dei giornali nazionali per diversi giorni, facendo trattenere il fiato ai cittadini torinesi. Chiaramente questi tumulti, perché chiamarli diversamente riesce difficile, hanno avuto il denominatore comune della rabbia, la rabbia contro il governo, la rabbia contro la politica, la rabbia contro i sindacati, contro la rappresentanza e contro l’Europa.

Una rabbia per certi versi comprensibile, è vero, una rabbia che nessuna forza politica di sinistra ha voluto organizzare, quello è vero, preferendo quella distanza che tanti consensi ha fatto perdere fino a oggi alla sinistra. E’ vero quindi, la sinistra ha deluso consistenti porzioni delle periferie torinesi, di giovani e disoccupati esasperati da una situazione sociale ed economica che li vede ai margini, è vero e anzi proprio da questo bisognerebbe ripartire per capire quello che si è tragicamente sbagliato negli ultimi dieci anni. Tutto vero quindi, il capoluogo piemontese ha subito come pochi la crisi economica, al punto da diventare una delle prime città del Nord per disagio economico e sociale, ma da qui a considerare quanto successo il 9 dicembre come un evento potenzialmente rivoluzionario e positivo ce ne passa. Continua qui